Cosa vuol dire fare il capo di una startup se sei donna e hai meno di 30 anni

3 founders di startup si raccontano, le difficoltà, i pregiudizi, la necessità di dover sempre dimostrare qualcosa

Più facile essere giovani nel settore tech che essere una delle poche donne a lavorarci. Eppure, nel mondo, le donne under 30 che gestiscono una startup stanno diventando sempre più numerose e la loro esperienza, dicono, non è un incubo come si può pensare. Il giornale online Mashable ha chiesto a tre startupper donna dell’Australia di raccontare la loro esperienza a capo di un’azienda tecnologica. Hanno 25, 29 e 28 anni e lavorano in settori diversi, tutte e tre a capo di team internazionali e di aziende che sono in piena crescita.

Kendall Flutey, 25 anni, co-fondatrice di Banqer

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Banqer è una stratup neozelandese che offre una piattaforma online dedicata alle scuole che vogliono insegnare le basi della finanza ai bambini. Kendall Flutey è co-fondatrice e l’unica donna in un team composto da cinque persone. Ha lanciato la startup nel 2014 e ora la piattaforma è usata nelle scuole della Nuova Zelanda e in alcune dell’Australia e degli Stati Uniti.

In questi due anni non si è mai sentita discriminata per il fatto di essere una donna, racconta al giornale australiano, ma a causa della sua età: non è sempre facile entrare in una stanza piena di business man con dieci, venti anni di esperienza alle spalle, soprattutto se il settore in cui si lavora è quello dell’educazione. «Se lavorassimo solo con la tecnologia non ci sarebbe alcuna discrepanza di età, ma noi abbiamo a che fare con l’educazione, dove chi ha influenza è spesso più anziano. Più volte non mi sono sentita presa sul serio». Per evitarlo sa che deve essere il più preparata possibile sugli argomenti di sua competenza. E sa anche che si deve vestire nel modo giusto. «Se so che i miei interlocutori saranno in giacca e cravatta sarebbe irrispettoso presentarsi vestita in jeans e maglietta. Quindi adatto il mio abbigliamento» per poter giocare alla pari.

Jane Lu, 29 anni, fondatrice di Showpo

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L’età per Jane Lu, fondatrice del negozio di abbigliamento online Showpo, è sempre stata un vantaggio. «Ha reso più facili le pubbliche relazioni», racconta a Mashable, «e penso mi aiuti a capire meglio il mio target dal punto di vista demografico». Non è un caso che il suo profilo Instagram sia seguito da 146.000 follower.

La sua avventura nel mondo delle startup è cominciata nel 2010, quando si è licenziata dal precedente impiego nella finanza d’impresa per aprire una propria azienda. Al primo tentativo ha fallito, ma ha deciso di darsi una seconda possibilità. Ora gestisce Showpo a Sidney, ha un team di 14 persone e ha realizzato 10 milioni di dollari di vendite nel 2015.

L’idea di Showpo è arrivata dalle ore passate su Facebook o nei siti di shopping online mentre lavorava come dipendente: «Odiavo il mio lavoro», ammette, così «ho visto un’apertura nel mercato online dell’industria del fast fashion» e si è buttata, anche se non aveva alcuna esperienza nel campo della moda. Qualcuno per questo motivo l’ha criticata. Lei, però, non ha fatto passi indietro: «Non avere un background nella moda mi aiuta a vedere le cose dalla prospettiva del cliente» senza rischiare di fissarsi su nozioni o su esperienze che non c’entrano con la mission del negozio online.

Il successo di Showpo, secondo Jane Lu, è sicuramente dovuto al team: «Trovare e assumere le persone giuste, motivate. È molto difficile», ma essenziale.

Holly Cardew, 28 anni, fondatrice di Pixc

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Holly Cardew è la fondatrice di Pixc, un servizio che migliora le foto dei prodotti per la vendita online. Per lei essere una donna non ha mai rappresentato il vero problema, piuttosto è il suo aspetto molto giovane ad averle creato qualche difficoltà: «Ho 28 anni ma ne dimostro 22», spiega.

Cardew lavora tra Sidney e San Francisco. Ha creato Pixc dopo un’esperienza con la costruzione di un negozio online. Le aziende le inviavano contenuti da pubblicare, ma le foto erano impresentabili: qualità troppo bassa, sfondi da eliminare, luci da correggere. Da qui l’idea di Pixc, un sito che offre solo questo tipo di servizi alle aziende e trasforma foto amatoriali in scatti perfetti per la vendita. Pixc è nato nel 2013. Ora ci lavorano 16 persone e servono una clientela che proviene da 14 paesi.

Cardew ha dovuto superare parecchi ostacoli prima di arrivare a questo punto. Il fatto di non avere competenze tecniche, non essere laureata e avere meno di 30 anni le ha creato qualche difficoltà. È per questo che, dopo un periodo di accelerazione in Australia ha deciso di richiedere di far parte di un altro acceleratore negli Stati Uniti, il 500 Startups di San Francisco. «Era importante che io mi creassi un network il prima possibile, per dimostrare che anche senza una laurea o competenze tecniche ero in grado di costruire un’azienda tecnologica», racconta a Mashable. Due anni di esperienza con Pixc le hanno insegnato che l’unico modo per mettere a tacere critiche e pregiudizi è conoscere alla perfezione il tuo prodotto. «Se qualcuno ti fa una domanda devi avere una risposta. Per tutto».

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