La favola di Pizzabo è finita, Sarcuni lascia: «Non pensavo sarebbe andata così»

Il founder di Pizzabo ha lasciato il consiglio di amministrazioni, divergenze coi piani di JustEat. I sindacati si oppongono al trasferimento, che però sanno non si potrà evitare. E venerdì l'incontro risolutore

Quando l’anno scorso abbiamo celebrato una delle exit più importanti mai fatte da una startup italiana, difficilmente avremmo potuto immaginare che 12 mesi dopo l’epilogo sarebbe stato così intricato, difficile da capire. Dal lato dei founder, dimissionari, dei dipendenti, in rivolta per un trasferimento che non vogliono accettare, e da parte della community delle startup italiane che si è polarizzata sulle responsabilità dei founder, dei dipendenti e dei sindacati.

Christian Sarcuni

Le dimissioni di Sarcuni: «Per me non ha più senso restare»

I fatti. Christian Sarcuni, materano, 31 anni, ha presentato la scorsa settimana a JustEat le sue dimissioni da amministratore delegato di Webs. Webs è la società bolognese cofondata insieme al conterraneo Livio Linfranchi e che controlla Pizzabo, la startup comprata dalla holding inglese il mese scorso da Rocket Internet, che a sua volta 12 mesi prima per averla aveva sborsato nelle 51 milioni di euro, garantendosene il mercato. Il motivo delle dimissioni? «Ho cercato di costruire un piano di integrazione che prevedesse il mantenimento della sede, ma il nuovo socio ha deciso in maniera differente. A quel punto non aveva più senso per me restare» ha detto a Startupitalia.eu Sarcuni.

Sindacati: «Sospetto che JustEat nasconda tagli al personale»

Sarcuni è fuori e la palla adesso è nella metà campo dove a giocarsela sono da un lato il nuovo proprietario, JustEat, dall’altra i 34 dipendenti assunti un anno fa da Sarcuni quasi tutti rappresentati dalla Filcams Cgil di Bologna. «JustEat in realtà si è comportata in maniera corretta, ha avvertito con una lettera i dipendenti di essere il nuovo proprietario del marchio Pizzabo. Ma nella stessa lettera diceva di avere intenzione di spostare la sede da Bologna a Milano, dove ha il suo ufficio centrale. E qui ci siamo insospettiti», ha spiegato a Startupitalia.eu Emiliano Sgargi, segretario di categoria di Filcams.

«Abbiamo paura che così vogliano levarsi un po’ di esuberi. Il problema per noi nasce perché i dipendenti sono tutti giovani, hanno figli piccoli e mutui appena accesi e per loro trasferirsi è complicato». Mutui. Perché i dipendenti sono stati assunti tutti con il Jobs Act (fanno parte della prima grande sfornata di contratti del primo trimestre 2015) e l’assunzione per una società ricca e in rapida ascesa aveva tranquillizzato i dipendenti sul loro futuro.

L’ombra del licenziamento collettivo

Ma i sindacati non possono evitare il trasferimento

I sindacati fanno sapere che dei 34 dipendenti meno della metà sarebbero disposti a trasferirsi. «Il nostro sospetto è che l’azienda lo sappia bene e faccia questo spostamento per dissimulare dei licenziamenti» ha commentato Sgargi. «Sappiamo che il loro è un lavoro che si può fare tranquillamente da remoto, basta un computer e una connessione ad internet. Non capiamo perché si debba forzare la scelta».

Ad ogni modo la nuova proprietà ha il diritto di chiedere il trasferimento dei dipendenti, e i sindacati sanno che poco o nulla possono per opporsi. Se non indurre l’azienda a ripensarci sollevando i casi, le singole storie che ci sono dietro i dipendenti chiamati a Milano. Venerdì 1 aprile ci sarà un’assemblea che vedrà lavoratori e manager di JustEat riuniti a Milano per trovare una soluzione.

La Filcams prevede due possibili esiti e li spiega la sindacalista che più da vicino sta seguendo la vertenza, Anna Maria Russo: «Noi prevediamo che più di cinque dipendenti rifiuteranno il trasferimento e quindi si dovrà aprire la procedura di mobilità e il licenziamento collettivo, che consentirà agli ex dipendenti di essere iscritti alle liste di mobilità da dove altre aziende potranno accedere per poterli assumere con sgravi fiscali consistenti. L’alternativa è una risoluzione consensuale del contratto, che potrà prevedere forme diverse caso per caso». Compresi liquidazioni decise volta per volta dall’azienda? «Certo, cosa che noi non vogliamo».

JustEat può chiedere trasferimento e garantisce i 34 posti di lavoro

Sta di fatto che nessuno si può opporre alla decisione di JustEat che ha garantito tutti e 34 i contratti a tempo indeterminato ma vorrebbe abbattere i costi togliendo la sede di Pizzabo a Bologna. E’ cambiato tanto, tantissimo da febbraio 2015. «Quando ho scelto di vendere PizzaBo ai tedeschi mi era stato promesso un piano di sviluppo maestoso, insieme al mantenimento del marchio e della sede di lavoro; ma alla prova dei fatti le intenzioni dell’investitore sono cambiate, con mio grande rammarico, già dopo pochi mesi», ci ha detto Sarcuni. Già in un’intervista rilasciataci il mese scorso, emergeva chiaramente che dell’operazione Rocket Internet JustEat fosse stato avvertito a cose compiute.

Cosa che non deve essergli andata troppo a genio. «Ciò nonostante, ho continuato a rivestire il mio ruolo, lavorando e spesso lottando con entusiasmo ed energia, per far fronte all’impegno preso nei confronti di tutti, dipendenti in primis. Ho continuato a farlo anche lo scorso mese, dopo aver appreso – solo a fatto compiuto – che la società veniva ceduta al principale competitor, il gruppo inglese Just Eat; mi sono impegnato al massimo, in favore del progetto e del mio fantastico team, fintanto che il nuovo socio ha preso la sua decisione». Pizzabo non è più sua. E in un’ottica di mercato è normale. Pizzabo è stata venduta. Resta il rammarico per i piani di sviluppo finora disattesi e per una storia imprenditoriale che forse avrebbe meritato un altro epilogo.

Arcangelo Rociola
@arcamasilum

 

Scheda: Christian Sarcuni, founder Pizzabo
Ecco l’intervista rilasciata a Startupitalia.eu dove racconta il passaggio da Rocket Internet a JustEat, i dubbi sul futuro, la mancanza di comunicazione da parte della holding tedesca. E l’elogio dei suoi dipendenti.

Christian Sarcuni, ad HelloFood Italia

Quando siete stati informati che sareste passati a Just Eat? 

Oggi (venerdì 5, ndr), come tutti, anche se in realtà la cosa era nell’aria da un po’. Sai, da quando ci ha comprato Rocket Internet ci ha tenuti in una specie di due diligence continua, continuavano a chiederci numeri, dati sull’azienda. E sapevamo che nell’aria c’era qualcosa. Comunque oggi sono stato a pranzo con Daniele Contini, country manager di Just Eat in Italia. E anche lui era ignaro, né io né lui abbiamo partecipato attivamente alla trattativa. La cosa si è concretizzata stanotte e stamattina l’hanno annunciata.

Cosa succederà adesso a Hello Food Italia? 

Intanto torneremo ad essere quello che siamo sempre stati, cioè Pizzabo. Noi di fatto quest’anno abbiamo vissuto con il doppio brand, Pizzabo e HelloFood, ma devo confessarti che il nome Hello Food voluto per il rebranding non l’ho mai del tutto digerito. Noi siamo Pizzabo e vogliamo tornare ad esserlo.

Il team come l’ha presa? 

Straniti, come me. E’ stato un fulmine a ciel sereno per tutti. Oggi ho cercato di spiegare loro quello che sarà della società, ma sono fiducioso, abbiamo lavorato bene, alla fine cambieremo solo holding di appartenenza e cominicieremo a lavorare insieme a quelli che fino a ieri erano i nostri principali nemici. Sarà un po’ strano ma ci dovremo abituare e cominciare a creare sinergie con Just Eat Italia. Ad ogni modo nel medio termine non è stata definita alcuna strada di fusione né di entità legali. Rimaniamo due business separati, e cominciamo a conoscerci dalla prossima settimana e creare sinergie.

Cosa ne pensi dell’operazione? 

Per noi la cosa è da valutare, ma per Rocket Internet sicuramente è positivo. In questo modo si raggiunge un vantaggio reciproco tra due copetitor diretti. In questi paesi c’era una competizione molto acuta immagino che le società bruciassero parecchio denaro. Così facendo Rocket Internet rientra degli investimenti fatti e Just Eat acquisisce di fatto un monopolio in due grossi paesi europei.

Ne parli quasi come se fossi sollevato da un peso… 

Guarda, sinceramente vediamo la luce dopo la tempesta. Non c’era troppa chiarezza nelle intenzioni degli investitori su Pizzabo, adesso c’è un momento traumatico, come è normale, ma credo che si vada verso una stabilità vera. Quando chai due realtà forti che hanno costruito il mercato, e le metti insieme, sei imbattibile.