Falsi profili online e chiacchiere ai giornalisti, l’Uber dei venditori in guai seri. Clozer

Clozer, la startup che si definisce la Uber dei venditori, nei guai per un inchiesta del Business Insider. Il ceo prima nega, poi ammette: «abbiamo fatto un casino» e fioccano i primi licenziamenti

Si chiama Clozer e si vanta di essere la Uber dei venditori. Si tratta di una startup che offre alle aziende dei venditori professionisti. Business Insider ha scoperto che alla base della strategia di marketing della startup ci sono falsi endorsement, profili LinkedIn poco accurati e azioni di mail e social marketing a dir poco aggressive.

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Clozer ha una struttura molto semplice: come Uber offre vetture a chi le cerca, così la startup offre venditori a chi ne ha bisogno. L’azienda paga il venditore ingaggiato, Clozer trattiene una percentuale sul compenso del venditore che va dal 5 al 20%. L’obiettivo privilegiato delle virulente politiche di marketing di Clozer sono piccole aziende e startup.

L’amore da parte della stampa, quando Forbes la elogiava

La stampa si è innamorata del progetto: su Forbes Edmund Ingham l’ha definita “un altro successo della sharing economy”.Nel profilo LinkedIn di Ami Bloomer, CEO di Clozer, si racconta della sua importante esperienza nel mondo delle imprese tecnologiche, vantando investimenti anche in compagnie che oggi valgono milioni di sterline, come TransferWise. Ma nel corso dell’inchiesta Business Insider ha ricevuto una secca smentita da parte degli interessati: Bloomer non avrebbe mai investito in TransferWise.

L’inchiesta di Business insider e i primi licenziamenti

Dopo questa inchiesta, Bloomer ha annunciato di aver licenziato il suo team a Vienna e ha incolpato di questi passi falsi i 20 assistenti virtuali che l’aiutano a gestire la sua compagnia, confusi dai suoi metodi di pagamento. Sempre su LinkedIn si legge che Bloomer avrebbe un QI di 156 il che, se fosse vero, la piazzerebbe ai vertici delle menti inglesi, dato che è quasi il massimo punteggio raggiunto al test Mensa nel Regno Unito. Interrogata dal giornale in merito, Bloomer non ha rilasciato dichiarazione e il punteggio è stato cancellato dal suo profilo professionale.

Guardando i profili dei venditori, ciò che salta agli occhi è la loro eccezionale carriera e la genericità di informazioni fornite. Inoltre ciò che salta agli occhi sono le foto dei venditori: perfette, forse troppo. Diciamo pure preconfezionate, come quella di Andrew Jenkins che si può scaricare su Fabolousfaces.com.

Clozer

Bloomer ha dichiarato che la selezione dei venditori è controllata. Ma nel corso dell’inchiesta Business Insider è riuscito a creare il profilo di un falso venditore, senza che questo fosse verificato o controllato. Dopo una settimana è persino arrivata una mail in cui Clozer annunciava al falso venditore di aver trovato un possibile match con un’azienda per lui.

Abbiamo fatto un casino

Bloomer si è difesa su ogni punto, negando di aver autorizzato personalmente molte delle operazioni denunciate dall’inchiesta di Business Insider. Ma su un suo post su LinkedIn ha infine ammesso di “aver fatto un casino”.

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