Tom Davis (Solair): «Così ho fatto comprare a Microsoft la prima startup in Italia»

E’ la prima azienda italiana acquisita da Microsoft. Tom Davis racconta perché l’IoT può aiutare anche la nostra economia. Storia di Solair e cosa fa spiegata ad un salumier

Ha suscitato grande clamore l’acquisizione da parte di Microsoft di Solair, italianissima azienda fondata nel 2011 e oggi diretta dal meno italiano Tom Davis (che tuttavia padroneggia perfettamente il nostro idioma). Dopo 15 anni in giro per il mondo, dopo aver creato Solair a Singapore e aver visto che non c’erano tecnici abbastanza competenti con cui portare avanti il progetto, Davis ha deciso di impiantare il suo business di soluzioni innovative basate sull’Internet of Things (IoT) nel cuore dell’Emilia Romagna, a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna. Qui ha preso l’IoT e l’ha piegato alle esigenze di imprese industriali, retail, food&beverage e trasporti. In testa due idee: il cloud e la voglia di “creare valore“. Curiosità. Proprio a Casalecchio di Reno è nata la storia del primo unicorno vero della digital economy italiana: Yoox di Federico Marchetti.

 solair ceo

Solair tra le prime startup da 1 milione di euro in Italia

Le cifre dell’accordo della prima acquisizione italiana da parte di Microsoft rimangono riservate, così come il fatturato 2015 di Solair (di quello 2014 avevamo parlato qui risultando Solaire tra le prime startup «milionarie» d’Italia). L’azienda oggi conta 22 dipendenti e tra i suoi clienti può vantare AEG e il gruppo Bosh. Ha fatto parlare di sé grazie alle macchine del caffè di Rancilio Group, su cui è stato integrato il software Solair. Facendo leva su dati e strumenti di analisi basati sul Cloud, il software aiuta chi possiede questa macchina a sapere quando è il momento di rifornirsi di cialde, di aggiungere acqua, di sostituire un pezzo per non consumare troppa energia. Insomma, il software aiuta a ridurre i costi e far crescere il fatturato.

Gli inizi: nasce a Singapore, poi Solaire si trasferisce in Italia

Solair nasce in fase embrionale a Singapore, ma non riuscendo a trovare persone ad alto livello tecnico e non avendo un business di dimensioni tali da poter dare il lavoro in outsourcing in India (“come fanno tutte le tech company a Singapore”), Davis ha scelto di tornare in Italia dove ha lavorato per molti anni in diverse società. Rifonda la sua creatura a Bologna. “Ho visto il mondo del cloud e le sue potenzialità, così ho pensato di creare una società che potesse soddisfare l’esigenza di creare business basati su questa tecnologia”, spiega il CEO di Solair. “Ci siamo focalizzati sull’ambiente IoT perché è un mercato che nel 2011 stava crescendo rapidamente”.

Cosa fa Solair, spiegato a un salumiere

Mettiamo che abbiate una salumeria. Avrete anche un’affettatrice per tagliare i salumi da vendere. Mettiamo che su quella macchina sia integrato un software IoT. Be’, quel programma può far ridurre i costi e aumentare il fatturato. Come? Se un pezzo dell’affettatrice si usura, il software raccoglie il dato, lo converte in informazione che invia al proprietario della macchina che così potrà scegliere di ripararla o sostituirla, evitando al salumiere una giornata senza affettatrice e il rischio di perdere clienti e quindi soldi.

“Nel mondo ci sono 352 piattaforme di IoT: il 99% di queste non coprono l’ultimo miglio: creare valore con i dati”. Solair fa questo: grazie al suo software non solo raccoglie i dati, ma li legge, li converte in informazione e li trasferisce alla forza lavoro. “Le altre aziende del settore si limitano a creare un database, a raccogliere informazioni, ma si chiede al cliente di interpretare tutto. Il software Solair copre questo gap, fornendo l’informazione ultima che crea un valore aggiunto per l’azienda”, spiega Davis.

Macchina affettatrice connessa_Solair

Il pay off di Solair recita “A Thing without an application is noThing“. Niente, inanimati, senza vita, solo oggetti: lo scopo di Solair è rendere prodotti e oggetti fisici utili al business, proprio grazie alla conversione dei dati raccolti e interpretati dai software. “Le nostre soluzioni per le aziende integrano 3 aree: people, process and product”, spiega Davis. “Prima si raccolgono i dati, che vanno a integrare la conoscenza delle persone in azienda e a innescare processi derivanti da queste informazioni”. Stanno finendo le cialde per la macchina del caffé? Il software ci avverte e l’incaricato dà seguito all’avviso con il rifornimento.

Microsoft se la compra per «coprire un buco» di Azure

La crescita di Solair che passa per diverse tappe che portano tutte all’accordo siglato con Microsoft la scorsa settimana. “Siamo la prima vera startup acquisita da Microsoft nel settore della tecnologia, anche se ora non potremo più definirci così”, afferma ridendo Davis. “Siamo stati partner per Microsoft per tanti anni in tante vesti”, ricorda Davis, che ha iniziato la collaborazione con l’azienda creata da Bill Gates tramite il BizSpark.

Qui ha visto l’infrastruttura cloud Microsoft Azure, “la più scalabile e affidabile di tutte” e l’hanno proposta anche ai loro clienti. “Il lavoro con il gruppo di development experience ci è stato molto utile”, spiega Davis. “Tramite loro abbiamo acquisito nuovi clienti e venivamo proposti come loro applicazione per l’IoT”.

Ok i rapporti pregressi, ok la crescita mano nella mano con il team, ma perché un colosso come Microsoft decide di comprarsi una piccola impresa italiana? “La verità è che Solair copre un buco nell’offerta Microsoft. Siamo l’ultimo pezzo del puzzle”, spiega il creatore di Solaris, che tra le altre cose è una delle realtà più promettenti del mercato nascente dell’Internet delle cose.

Internet of Things in Italia

L’Italia non è così indietro come pensiamo sull’Internet of Things. Oltre alle startup che si dedicano a migliorare la nostra vita in casa con robodomestici, mobili intelligenti o applicazioni di domotica come Netatmo che Davis ama molto e ha in casa, l’IoT potrebbe avere un ruolo enorme nell’economia italiana.

“Ciò che farà la differenza è la conoscenza potenziata dai software IoT”, riflette Davis.

“L’Italia ha creato prodotti innovativi, rubando il mercato ai tedeschi ad esempio. Poi ha dovuto affrontare la concorrenza low cost degli asiatici. Per competere di nuovo bisogna catturare la conoscenza del mercato particolare e differenziarsi: l’IoT ci dà questa possibilità grazie alle informazioni che riceviamo dai prodotti. La conoscenza umana integrata in uno strumento informatico può aiutare a creare valore”. Sembra che la teoria del fondatore di Solair piaccia molto alle aziende italiane e non solo, almeno a giudicare da quanto hanno squillato i telefoni dell’azienda bolognese negli ultimi sei mesi.

«Il futuro? È molto bello»

Dopo il match con il colosso informatico, Davis vede davanti a sé un futuro “molto bello”.

“Grazie a Microsoft le nostre soluzioni avranno un impatto su miliardi di persone. I piani li stiamo ancora decidendo”.

A guidare i passi di Tom Davis e dei suoi 22 dipendenti c’è da sempre un motto che l’imprenditore ha imparato durante i suoi anni da rugbista. “A 14 anni mi capitò di scorgere una frase scritta su una delle maniglie della borsa da allenamento di un mio amico, mi colpì molto. La borsa era della Nike e sulla maniglia c’era scritto Never give up. E questo vale sempre”, dice Davis. Anche all’apice della gioia, anche al culmine del successo, anche quando Microsoft compra la tua azienda.

Stefania Leo

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