5 cose da imparare bene prima di voler entrare in un acceleratore di startup USA (secondo Entrepreneur)

Fate più conoscenze possibili, dimostrate di voler fare crescere il vostro business in questo Paese e fatevi consigliare sui professionisti da contattare

Per alcune startup aver accesso a un acceleratore statunitense equivale ad aver vinto la lotteria. Specie in Italia. Una volta che la loro richiesta è stata accettata comincia il vero lavoro però avverte Entrepreneur.com: cercare di massimizzare tutto quello che si può imparare da un’esperienza del genere. Ecco i loro cinque consigli per centrare questo obiettivo.

3

1. Preparatevi mentalmente a fare conoscenze utili

Non date per scontato che farete in automatico conoscenze che contano, dovete darvi da fare. Rispetto alle startup autoctone, chi non viene dagli States – pur facendo parte del sistema dell’acceleratore – comincia sempre un passo indietro, sia dal punto di vista delle relazioni che da quello della raccolta fondi. Per questo motivo, mai essere timidi e soprattutto: puntare a relazioni di lungo termine.

2. Mostrate di meritare la vostra presenza negli States

Restare qualche mese negli Usa non significa necessariamente conoscere le persone giuste. Rendete la vostra società un’entità americana a tutti gli effetti, anche legalmente. In questo modo, farete capire agli investitori che ci tenete veramente a costruire il vostro business in questo Paese. A raggiungere l’obiettivo, può aiutare anche l’assunzione di collaboratori locali.

3. Esercitate una nuova mentalità imprenditoriale

Non esistono due mentalità imprenditoriali uguali nel mondo. Chi arriva negli States deve prepararsi a ragionare secondo l’ottimismo tipico che caratterizza questo Paese. Qui la gente vede tutto più grande e richiede da chi arriva la stessa propensione mentale. Le società europee solitamente sono più caute, ma è una caratteristica che non sempre gli americani apprezzano. E se lo dice un autore americano, al di là degli stereotipi, c’è da credergli.

4. Allineatevi con la parte del team che resta in Italia

Chi appartiene al team di lavoro ma rimane nel paese d’origine della startup, deve essere allineato con il processo dell’acceleratore. Non tutti infatti possono portare negli States l’intera squadra, ma basta che chi rimane a casa continui a seguire giorno dopo giorno l’attività dei colleghi fuori sede. Non è facile allineare i tempi, perché quelli degli acceleratori sono sempre molto veloci. Seguire gli stessi ritmi però è essenziale per non ritrovarsi nei guai quando si ritorna a lavorare tutti insieme dopo questa esperienza.

5. Chiedete consigli sui professionisti da contattare negli USA

Una delle prime cose che gli startupper devono fare, appena arrivati negli States, è decidere a chi affidarsi per gestire le pratiche legali e fiscali. Avvocati, commercialisti e altri consulenti sono fondamentali per affrontare tutte le operazioni burocratiche che l’acceleratore non può svolgere per loro. Questo però non toglie che proprio chi li segue nel programma, non possa anche consigliarli sui professionisti migliori da contattare. Conoscendo già il territorio, sapranno darvi giuste indicazioni.

La call di dpixel per il secondo programma di accelerazione di Barcamper Ventures

Le startup possono applicare fino al 5 giugno. Il percorso inizierà a settembre 2017, si terrà a Bologna e includerà fino a venti progetti innovativi nel campo della tecnologia e del digitale

Videoarte e tecnologie: dal 27 aprile torna il Media Art Festival, con un concorso per le scuole

Il filo rosso di questa edizione è “L’arte che cambia il mondo”, grazie anche ai laboratori creativi per lo sviluppo sostenibile, realizzati con scienziati e maker. Gli studenti saranno coinvolti con scienziati e artisti in progetti sullo sviluppo sostenibile

Tidal Vision, la startup dell’Alaska che trasforma gli scarti dell’oceano in vestiti

Partito nel 2015 su Kickstarter, il progetto di Craig Kasberg si propone di recuperare la pelle di salmone o i gusci dei crostacei per ottenere capi di abbigliamento sostenibili che rispettino l’ambiente e contrastino gli effetti negativi della cosiddetta fast fashion