3 cose che ho imparato a fare per non chiudere dopo 3 anni la mia startup

Una startup non è una pizzeria, lo sappiamo. Ma ci sono degli aspetti in comune, e altri no. Ecco cosa ho imparato in 3 anni di Viaggiart

Avviare un’azienda è sempre complicato. Può trattarsi di un sito, di un’app, di una pizzeria, di un bar. Il livello di difficoltà non cambia. Un mio amico ripete sempre “Nulla è semplice”. E ha ragione, soprattutto nel business. Servono i soldi per partire, la passione, le persone per creare un team vincente, il prodotto / servizio, il mercato, la fortuna e altro. Se è vero che le difficoltà sono analoghe per tutti i neo imprenditori, i modelli di business e di sviluppo delle aziende variano molto da settore in settore.

Perché fare startup non è come aprire una pizzeria

Se decidi di aprire una pizzeria, il giorno stesso in cui apri cominci a staccare scontrini e fatture. Questa cosa non avviene con un sito o con un’app. Al di là dei motivi, nel primo caso devi spendere dai 50.000 ai 200.000 euro per aprire ed avere i primi clienti, nel secondo bastano poche migliaia di euro per pubblicare un sito, ma i clienti arriveranno (forse) dopo qualche mese. E potrebbero non arrivare mai se la tua soluzione non soddisfa un loro bisogno reale e non hai le risorse per raggiungere il tuo target. Sembrano due modelli molto diversi (pizzeria e sito web), ma a mio avviso dalle aziende tradizionali arrivano alcuni consigli molto utili per le imprese che operano nel digitale.

1. Se non vuoi fallire devi produrre ciò che vendi e non vendere ciò che produci

E’ un concetto molto semplice che negli ultimi anni è offuscato dalla voglia di diventare tutti come Mark Zuckerberg o Steve Jobs. Siamo rincoglioniti. Per carità, io ti auguro di diventare como loro, ma se resti in Italia hai davvero poche possibilità. Esiste un divario importante tra idea innovativa e mercato. E se pensi di vendere ciò che produci, puoi farlo (ma morirai presto) soltanto se qualcuno ti dà i soldi per pagare te stesso e gli altri (morirai comunque dopo un paio di anni). Vai a guardare quante startup finanziate dal pubblico o dal privato falliscono. Pensi che il motivo principale sia un altro? Io no. Chi non si suda il pane può tranquillamente produrre cose che non venderà mai. Tanto a pagare sono altri.

3 consigli per non chiudere la tua azienda dopo due anni - Il Blog di Giuseppe Naccarato

2. Non fare il tuttologo e invita il team a non farlo

Se decidi di aprire una pizzeria hai bisogno di un bravo pizzaiolo, di un suo collaboratore, dei camerieri, di una persona che stia alla cassa, di un cuoco per gli antipasti e gli altri piatti, di un commercialista e così via. Per ogni cosa serve la persona giusta. Non vedrai mai un cameriere che prepara le pizze. Se ci rifletti bene, nelle aziende tradizionali le mansioni ed i ruoli sono ben definiti ed i confini rispettati. Se hai avviato da poco la tua startup e ti sei messo a fare il commercialista, il consulente del lavoro, l’avvocato, il commerciale e lo sviluppatore, stai facendo una cazzata ed i tuoi clienti lo capiranno presto.

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3. Cura bene i primi clienti

Di sicuro ti sarà capitato di cenare in un locale accogliente e di essere trattato benissimo dal titolare e dal personale in sala. La prima volta ti ha colpito la loro attenzione nei tuoi riguardi, la qualità del cibo e magari ti hanno anche offerto un dolce buonissimo o un ottimo bicchiere di vino. E se il conto non è stato salato, dopo qualche settimana ci sei ritornato. Non solo. Hai consigliato ad altri di andare a cena in quello stesso posto, ai tuoi parenti e amici, parlando benissimo del proprietario e dell’esperienza che hai vissuto. Sono i primi clienti che fanno la fortuna di una pizzeria. Discorso analogo vale per le aziende che operano nel digitale. Il fatto che non ci sia un rapporto ravvicinato spesso fa passare in secondo piano la cura del cliente. Se sbagli con i primi, stai per chiudere.

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Giuseppe Naccarato
Founder e Ceo di Viaggiart
Reblog da GiuseppeNaccarato.com

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