Ecco i tre nuovi investimenti annunciati da Pi-Campus insieme a Y-Combinator

Sono tre le startup su cui ha investito Pi Campus. Ecco cosa fanno

Aerei che volano a una velocità supersonica e due software che aiutano le aziende a velocizzare il lavoro, leggere meglio i dati e prevenire le frodi. Sono tre le startup in cui ha recentemente investito Pi Campus, il fondo di venture capital cofondato da Marco Trombetti, a sua volta imprenditore di successo con Translated.  Ecco quali sono le startup e qual è l’innovazione che portano nel mondo.

Boom at Heathrow

1. Boom, l’aereo supersonico

Punta molto in alto la startup con sede in Colorado. Il Ceo è Blake Scholl, ex manager nell’advertising di Amazon, si è poi messo in proprio con Kima Labs, startup che produce app nell’ecommerce, acquisita poi da Groupon. Ma la sua passione sono i voli. Oltre a essere un imprenditore è anche un pilota. Con Boom si è messo in testa di creare un aereo in grado di coprire la distanza tra Londra e New York in meno di cinque ore: «Stiamo parlando del primo aereo supersonico che le persone potranno permettersi» spiega a The Guardian.

Boom Flying

In realtà il velivolo è pensato solo per chi viaggia in business class, un volo New York Londra potrebbe costare intorno ai 5mila dollari. Quanto c’è di concreto? Ci sono gli investitori che hanno messo sul piatto finora più di 2 milioni di dollari (anche Y Combinator, ha scommesso sulla compagnia). C’è il team formato da ingegneri che hanno lavorato in Boeing, Nasa, Lockheed. E c’è un accordo, a oggi una lettera di intenti, di Virgin Group di Richard Branson che ha fatto un opzione per comprare velivoli per un valore di 2 miliardi di dollari e metterà a disposizione la logistica per la progettazione di Boom, mentre altre aziende hanno mostrato interesse per un valore complessivo di 5 miliardi, come svela Techcrunch.

Su come l’aereo riuscirà a superare di ben 4 volte la velocità del suono si sa ben poco. Scholl spiega che la chiave del successo di Boom sarà la tecnologia avanzata sulla fibra di carbonio. Che permetterà a Boom di conquistare un mercato dei voli supersonici che il Ceo stima potrà raggiungere presto il valore di 100 miliardi di dollari. Pi Campus ha investito in Boom insieme a Y Combinator.

Blake+Scholl

Blake Scholl

2. lexiQA, l’amico hitech dei traduttori

L’idea di Yannis Evangelou, origine greche, ha fondato la startup a Londra. Prima di LexiQA, ha lavorato per 10 anni come Facebook e Hewlett-Packard nell’ambito delle traduzione, come responsabile del controllo qualità, QA specialist.

Proprio da queste sue esperienze nasce la sua idea, sostanzialmente un API che installata in un translation environment, gli ambienti multilingue di traduzione, rivede in automatico il contenuto ed evidenzia gli errori. Il traduttore può poi scegliere quale opzione e correzione è più appropriata. Tutto le operazioni avvengono sul cloud. Il controllo ortografia e la revisione linguistica si svolgono in modo semplice e automatizzato, senza necessità di training. E il sistema è adattabile sulla base delle richieste ed esigenze del cliente. L’obiettivo è di limitare al massimo tutte le operazioni che i traduttori svolgono tutt’ora manualmente. La promessa è il risparmio di tempo.

Interessante capire quali potranno essere gli ulteriori sviluppi e i campi di applicazione dell’idea in un contesto in cui l’investitore, Marco Trombetti, è uno dei maggiori esperti del settore. La sua Translated ha già rivoluzionato il settore della traduzione, sfruttando big data e intelligenza artificiale. Innovazioni con cui si è guadagnato il posto tra le 50 aziende che crescono di più in Europa (oggi ha un fatturato di 10 milioni l’anno e clienti come Google). Chissà quali potrebbero essere le interazioni con la startup di Evangelou. L’operazione di Pi Campus in lexiQA è un co-investimento insieme a  LVenture Group.

yannis evangelou

Yannis Evangelou

3. Skymind, il software che apprende da solo

Ex reporter per il New York Times e Bloomberg, Chris Nicholson si è appassionato al tema del deep learning, termine che racchiude tutte le tecnologie che puntano a trasformare i computer in veri e propri cervelli in grado di imparare dal web senza bisogno dell’intervento umano. Uno degli ambiti più affascinanti del settore dell’intelligenza artificiale.

Nicholson è partito da due considerazioni, la prima che il deep learning può essere di vitale importanza per un’azienda, e due che il costo di queste tecnologie, e del team di ricerca per svilupparle al proprio interno, è proibitivo. Allora si è inventato un software open source che si chiama DL4J che usa il deep learning per aiutare le aziende nello smascherare le frodi, rivelare i funzionamenti anomali in sistemi hardware. In altre parole, la tecnologia legge i dati, impara da ciò che legge e contribuisce al miglioramento del business nei vari rami di interesse in cui viene applicata: «Vogliamo che tutti possano usufruire del deep learning» ha dichiarato a Gigaom.  La startup oggi ha già dei clienti (tra cui Orange S.A e Canonical), impiega 10 dipendenti e ha già ricevuto un seed da parte di Y Combinator.

Perché è un business promettente? Facebook, Microsoft, Apple, Google, IBM tutti i big del tech hanno fatto importanti investimenti per portare in casa i talenti nell’ambito del deep learning.  La tecnologia è stata usata soprattutto per sviluppare sistemi di riconoscimento vocale e visivo. Google ha speso 400 milioni di dollari per “mettersi in tasca” DeepMind Technologies, startup londinese che raggruppava i migliori ricercatori nel campo. Non solo big ma anche tante startup investono nel deep learning nei rami più diversi, dal marketing, al trasporto, fino all’agricoltura, come spiega un articolo di Venture Beat. Anche in questo caso Pi Campus ha investito insieme a Y Combinator.

chris nicholson

Chris Nicholson

Pi Campus, la Silicon Valley romana

In due anni lo spazio nel cuore del quartiere Eur di Roma, cofondato da Trombetti insieme a sua moglie Isabelle Andrieu e Gianluca Granero, ha investito 1,7 milioni di euro. Si tratta di seed tra 25 e 250mila euro offerti alle startup, insieme a sei mesi di permanenza nell’incubatore. Oggi ospita diverse startup che hanno saputo affermarsi in questi anni, come WineOWine, Filo, StellUP.

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