L’incredibile ascesa di Trump spiegata col metodo lean delle startup. La tesi di The Week

Donald Trump usa alcuni metodi delle startup per farsi eleggere alla Casa Bianca sostiene The Week. Comunicazione, mercato, opportunismo e contraddizioni. Tutto calcolato

Donald Trump aumenta il consenso intorno a sé perché usa sapientemente i metodi per la costruzione di una startup (tra cui test A/B e iterazione rapida). È questa la tesi di The Week nell’articolo “Perché Donald Trump è l’equivalente politico di una startup in Silicon Valley”.

Donald Trump

E’ incoerente. E’ vero. E lo fa apposta (il test A/B)

Come la parola fa intendere i test A/B sono due versioni di un elemento (il titolo o la descrizione di un prodotto, il layout o lo stile del sito web, il prezzo…) che vengono sottoposti ai primi utenti per ricevere feedback e capire quale adottare. L’autore dell’articolo, Pascal-Emmanuel Gobry, fa un confronto tra questa aspetto e l’incoerenza del messaggio politico di Trump che come si sa è il candidato più controverso alle presidenziali americane. A differenza degli altri che concorrono per la presidenza, il magnate sembra mancare di una precisa strategia di comunicazione: «La sua incoerenza nell’offrire un messaggio e l’altro è in realtà frutto di un test A/B. Dal suo profilo Twitter e nelle sue interviste segue linee diverse per capire quale funziona. Come nel caso dei soprannomi per umiliare i suoi avversari. Ne prova in genere due finché uno ha successo» spiega Gobry.

Prova un messaggio e il suo contrario. Poi sceglie

Nell’approccio lean startup, la celebre metodologia per lanciare idee innovative di Eric Ries, con “iteration” si intendono vari tentativi per trovare il mercato adatto e migliorare il prodotto, prima di fare investimenti su marketing e produzione. E “una volta che trovi una cosa che funziona, devi rafforzare i tuoi sforzi in quella direzione”.  È un po’ secondo Gobry la strategia di Trump: «È quello che ha fatto Trump sull’idea di vietare l’ingresso in America ai musulmani. L’ha lanciata per sondare il terreno. Poi quando ha capito che c’era un seguito, l’ha rilanciata e usata stabilmente come strategia per conquistare consenso» spiega.

Spende meno soldi e cerca nuovi modi per colpire il mercato

Anche questa è un’altra caratteristica che secondo Gobry assimila Trump alla Silicon Valley. «La sua campagna ha speso meno soldi delle altre, cercando come fa una startup nuove strade per fare il massimo con il minimo delle risorse» scrive. Tra le sue strategie di maggior successo, l’uso dei social e delle provocazioni per ottenere sempre le prime pagine dei giornali.

La mancanza di focus non è una debolezza

Le startup “disruptive” sono quelle che di solito fanno meglio di quello che gli analisti si aspettano. Come Facebook che al debutto faceva sorridere ed oggi è un business da profitti multi miliardari. «La strategia di Trump è perfetta per l’era in cui viviamo. Hilary Clinton ha un messaggio e lo segue. Trump dice tutto ciò che può portarlo sulla stampa. La sua mancanza di focus non è una debolezza, ma è parte di una strategia “spietata”» conclude.

Da ottobre a Milano il primo bike sharing senza stazioni. Mobike

Inquadri il Qr con lo smartphone, sblocchi la bici e la parcheggi dove ti è più comodo. Poi paghi tramite l’applicazione. Funziona così il primo servizio di condivisione delle bici a flusso libero che permette agli utenti di arrivare vicini alla propria destinazione con le due ruote