Come «hackerare» le aziende altri 4 spunti emersi nel secondo giorno di Innovation Week

Gli interventi di mercoledì 8 giugno, secondo giorno di Innovation Week. Si parla di come trasformale le aziende secondo il modello di Edison, Microsoft e IBM

Il mondo progredisce ad un ritmo forsennato. E le grandi aziende, oggi, devono trovare un modo per adeguarsi a queste continue trasformazioni. È una rincorsa necessaria per non perdere competitività ma soprattutto per sopravvivere in un mercato in continua evoluzione. La seconda giornata dell’Innovation Week, organizzata da Edison in collaborazione con Startupitalia, inizia cercando di riflettere su questi temi proponendo riflessioni e, soprattutto, soluzioni. Soluzioni che guardano, inevitabilmente, al mondo delle startup.

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1. Essere “hacker” per imporre un cambiamento

Si parte dalla considerazione che, questo passaggio, oltre a essere necessario, è obbligatorio. Fabio Santini, direttore Innovazione e Sviluppo di Microsoft Italia, lo sottolinea fin da subito, sposando la metafora dell’hacking: «Quelle in atto non sono semplici trasformazioni. Sono cambiamenti che non arrivano volontariamente ma sono mossi da nuove leve, che spingono il mercato a cambiare. Anche se non lo desidera». Chi innova, oggi, si comporta come un vero hacker, instillando le regole di un nuovo paradigma e facendo sì che il sistema intero si adegui.

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2. Ripensare il modello interno (e i punti di riferimento)

Barbara Terenghi, responsabile formazione e sviluppo Edison, ricorda come il 79% delle aziende italiane hanno tra le prime tre priorità quella di innovare e innovarsi, ripensando i modelli di business e la mobilità interna: «Bisognerebbe che le persone, all’interno delle realtà aziendali, sperimentino esperienze diverse e siano formati in modo da poter utilizzare strumenti e piattaforme che possano rendere più trasversale il loro lavoro». Allo stesso tempo i manager devono aprirsi maggiormente al dialogo con i dipendenti, condividendo elementi, considerazioni e cercando sempre più di relazionarsi con le diverse anime dell’azienda. E non è un caso se oggi si spinge sempre più affinché ogni dipendente sia sempre più un imprenditore e un generatore di idee.

3. Le startup come modello

Ma per implementare una mentalità diversa c’è bisogno di prendere spunto da chi sviluppa modelli differenti e più moderni. Come le startup. Ed è quello che come ha fatto Edison con il lancio di Innovation Lab, il progetto che consente alle iniziative più promettenti, nate all’interno dell’azienda, di muoversi come vere startup. Ovvero  raccogliendo finanziamenti, in questo caso dai manager, e semplificando processi di crescita  e sviluppo. Come ricorda Claudio Serracane, direttore Ricerca, Sviluppo e Innovazione di Edison: «Le idee innovative hanno difficoltà nel diventare dei progetti se devono seguire il percorso tradizionale. Abbiamo creato un’alternativa per facilitare questo processo, un modo diverso per dare vita a progetti meritevoli nati all’interno dell’azienda».

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4. Fare innovazione per sopravvivere

«Oggi parliamo di questi temi ma anche in passato le grandi aziende hanno dovuto innovare per sopravvivere». E per farlo, come ricorda Pietro Leo di IBM Italia: «Bisogna favorire sempre più l’osmosi tra le varie realtà. Un esempio? Il 97% dei brevetti di twitter e il 30% di quelli di Facebook sono di IBM». La cooperazione come elemento fondante per superare gli ostacoli del futuro e l’interscambio di esperienze e visioni come regola per crescere. In una parola: favorire l’Open Innovation.

5. Lo stato dell’innovazione

Tutti i relatori hanno poi dato il loro consiglio per migliorare lo stato dell’innovazione in Italia. Per Barbara Terenghi è necessario: «Puntare sul’education e sulle competenze digitali del futuro»; per Claudio Serracane: «Bisogna dotare il paese di infrastrutture adeguate per gestire, ad esempio, questo cambiamento e le sfide che comporta»; per Pietro Leo: «Dobbiamo creare e coltivare la cultura del rischio e della scommessa»; per Fabio Santini, infine, sono due le parole chiave su cui lavorare: «Consapevolezza e bravura. C’è la consapevolezza di dover innovare ma, allo stesso tempo c’è anche tanta paura nell’intraprendere questo percorso. Bisogna superare questo ostacolo e puntare sulla bravura e sulle competenze». Tutto nel nome dell’inclusività.

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