Questa startup milanese trasforma il Banale in design (e punta a fatturati milionari)

Due giovani italiani con la loro startup “Banale” trasformano oggetti semplici con una veste hi-tech e nuove funzionalità. Come lo spazzolino da viaggio ricaricabile Toothbrush o Mask. Finora hanno raccolto 1 milione

Due 35enni milanesi, un incontro casuale – “frequentavamo insieme un master in economia gestionale al Politecnico” – e un’idea: rivoluzionare gli oggetti del nostro quotidiano. Loro sono Stefano Bossi, ingegnere, e Tommaso Puccioni, ex direttore commerciale dell’azienda Smartbox.

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“Quando ci siamo conosciuti – spiegano – non avevamo competenze di design, ma una passione comune per l’innovazione”.

Da quell’incontro prende vita, due anni fa, la startup Banale, a cui nel tempo si sono aggiunti la designer Marta Azzolin, Filippo Biagi e David Etzi. E un anno dopo, arriva il loro primo prodotto: Toothbrush.

Che vuol dire fare innovazione con oggetti banali

Gran parte della nostra vita oggi si svolge fuori casa, sempre in movimento o in viaggio. Ecco spiegato il perché di un oggetto di design come Toothbrush: spazzolino da viaggio con dentifricio incorporato, ricaricabile e lavabile in lavastoviglie. Un successo strepitoso: oltre 10mila pezzi venduti nei primi sei mesi. E una distribuzione che oggi tocca circa duecento negozi in Italia, fra cui gli store Limoni e Mondadori, ben cinque paesi europei (Svizzera, Spagna, Portogallo, Rep. Ceca, Olanda) e tre asiatici (Cina, Hong Kong, Taiwan).

L’ultima creazione firmate Banale è invece Mask. Ѐ una mascherina antismog “intelligente” – in grado di segnalare qualità dell’aria e autonomia dei filtri – e fashion. “Viviamo in città inquinate e le mascherine sul mercato sono scomode, brutte e anche poco efficienti”, spiega Puccioni. “Volevamo un prodotto high tech che funzionasse e che diventasse un accessorio di moda”. L’idea è piaciuta molto ai mercati asiatici: tra Cina e Corea del Sud sono arrivati ordini per oltre 30mila pezzi.

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Alla conquista dei mercati esteri

Trasformare comunissimi oggetti donandogli una veste hi-tech e nuove funzionalità – o, per dirla con le parole di Stefano e Tommaso, “trovare prodotti banali a cui dare una nuova vita Banale” – si è rivelata dunque, un’idea vincente.

Un made in Italy che vince all’estero, tanto che la startup prevede di sbarcare presto anche negli Stati Uniti.

Intanto,dopo un iniziale finanziamento di un milione di euro tra privati e due bandi vinti di Invitalia e Finlombardia, si cercano ora nuovi investitori: il prossimo passo sarà aprire negozi monomarca Banale. Per il 2017 l’obiettivo è raggiungere un fatturato di due milioni di euro, che dovranno diventare dieci entro il 2018. Se dovessero farcela, sarebbero cifre tutt’altro che banali.

@antcar83

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