Art Stories stringe una partnership con Alpitour, Pascotto: «Così insegniamo l’arte ai bimbi»

Un accordo tra la startup uscita da Tim #Wcap e Alpitour porterà l’app sviluppata dalle founder sui tablet dei villaggi di vacanza

Cinque app per far appassionare i bambini all’arte e alla cultura. È il progetto digitale sviluppato da  Giovanna Hirsch e Federica Pascotto, che nel febbraio 2015 hanno fondato Art Stories. Sede a Milano, un percorso di accelerazione in TIM #WCAP, Artstories oggi può contare su un team variegato: ai sei dipendenti fissi si aggiungono vari creativi: illustratori, sviluppatori, traduttori. Tre giochi digitali e due app educative già in commercio, rivolte a bambini dai 7 ai 10 anni, l’ultima delle quali ora, grazie a una collaborazione con Alpitour, è parte del programma di animazione per i più piccoli in un villaggio vacanze di Fuerteventura. Federica Pascotto racconta a StartupItalia il lavoro di Art Stories e i prossimi progetti.

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Com’è nato il progetto di creare app che unissero educazione e gioco?

L’idea è nata dalla nostra storia professionale. Ci siamo sempre occupate di educazione. Io ho lavorato per i servizi educativi nei musei mentre Giovanna ha esperienza di ricerca e consulenza per la pubblica amministrazione su politiche di sviluppo. Ci è capitato di lavorare insieme e da là abbiamo pensato di dare vita a una startup che facesse appassionare i più piccoli ai beni culturali e al patrimonio artistico. Abbiamo lavorato su due linee di produzione ben distinte: app educative e piccoli giochi digitali sui temi di arte e cultura. Ogni app nasce come un racconto illustrato e recitato, in italiano e in inglese, che può anche essere letto attivando il testo scritto.

Quali sono state le prime app ideate da Artstories?

Abbiamo iniziato sviluppando 2 app dedicate alla città di Milano. L’Expo alle porte era descritto come un evento per famiglie, e abbiamo creato due guide digitali, una dedicata al Duomo e l’altra al Castello Sforzesco. Due strumenti pensati come se fossero dei libri animati che fanno entrare i bambini nella cattedrale di Milano e al Castello, ma che non devono essere necessariamente usati in loco, si possono utilizzare anche sul divano di casa. In questo modo si riesce a instillare un semino di curiosità, creare un interesse per l’arte che poi si concretizza nella visita reale dei luoghi conosciuti virtualmente. I più piccoli compiono così un viaggio artistico nella storia dei monumenti. L’audio racconta le peculiarità dell’edificio, li incuriosisce.

Siete soddisfatte del percorso fatto finora?

Siamo molto soddisfatte del risultato perché abbiamo avuto tantissimi download, ultimamente anche dalla Cina. Sono strumenti facili, poco costosi e divertenti che permettono di girare la città con i bambini in un modo diverso dal solito. Dopo il successo delle prime due app su Milano abbiamo continuato a lavorare su questo progetto e vinto premi e concorsi. Ne abbiamo sviluppato anche una per Palazzo Marino, poi abbiamo vinto il bando Unioncamere Lombardia per imprese creative e il Timwcap. Ora il progetto è andare avanti con la produzione, allargare lo sguardo ad altre città d’arte, come Roma, Venezia e Firenze. Attraverso un bando della banca Cariplo, Bartolomeo, abbiamo avviato un progetto per le scuole, per appassionare gli studenti all’arte del territorio. E sono nate le app sulle città del mondo, sui cibi, su cinque ritratti famosi. Sono un nodo di partenza per un progetto di arti figurative in divenire, il primo nocciolo di un lavoro più ampio pensato in  funzione di chi viaggia con bambini.

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San Francisco, nell’app di Art Stories

Com’è nato il progetto di creare app che unissero educazione e gioco?

Abbiamo fatto diversi beta test nelle scuole con bambini di variè età, anche di 3 o 4 anni, ma preferiamo l’utilizzo accompagnato. L’idea di lasciare i bambini soli per ore davanti a un gioco non è il nostro obiettivo, anche se sono create anche per un utilizzo autonomo. Vogliamo sviluppare degli strumenti che stimolino la curiosità, che producano domande e risposte. Le nostre app non sono esaustive, danno piccole informazioni, per cui se gli adulti seguono i bambini nell’utilizzo possono arricchire l’esperienza, aggiungere informazioni, raccontare aneddotti e curiosità, e questo favorisce anche un’interazione tra adulto e bambino. I genitori sono molto contenti, perché in questo modo si rinforzano le competenze del bambino, che sviluppa le sue capacità di essere umano critico.

Come si combina il viaggio virtuale con le vacanze estive delle famiglie? 

Il 18 luglio abbiamo avviato un progetto in partnership con Alpitour, che gestisce villaggi vacanze per famiglie e che dedica molta attenzione al tempo libero dei bambini. Le app di Artstories sono state scelte per i laboratori pomeridiani di un nuovo villaggio a Fuerteventura e fino a settembre saranno usate sui tablet della Clementoni, che fornisce i giochi ai villaggi Alpitour. L’app Faces è stata preinstallata sui tablet e sono stati organizzati dei laboratori ad hoc. È la nostra prima app su un oggetto bidimensionale come la pittura. Presenta cinque dipinti famosi, da Van Gogh a Vermeer, una sorta di piccola storia del ritratto, pensata per bambini dai 5 ai 10 anni nati nell’era del selfie.

Ci raccontate come sarà l’app?

L’app prevede una serie di piccole attività concatenate. I bambini hanno davanti delle sfide da risolvere per ogni opera, per poi passare al dipinto successivo della galleria virtuale. Sono giochi molto semplici ma strutturati su aspetti chiave del linguaggio figurativo. È solo la punta dell’iceberg di un ragionamento complesso che i bambini però imparano benissimo. Capiscono come rapportarsi alle opere e quando visitano un museo hanno gli strumenti conoscitivi per approcciarsi all’arte. Dopo aver giocato con l’app dei ritratti il laboratorio dei villaggi Alpitour prevede una parte pratica, l’atelier. Con i kit cartacei, bustoni colorati con tutti gli strumenti necessari, i bambini costruiscono, colorano, ritagliano. Hanno a disposizione una cornice e ragionano sul viso, per arricchirlo di elementi simbolici. Scoprono le immagini e giocano con l’arte in un ambiente scollegato dal turismo culturale tradizionale.

Federica Delogu

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