Nessuno vuole comprare Twitter. Un anno di rinunce in una timeline

Abbiamo messo insieme un anno di rumors sulla vendita di Twitter, da gennaio a ottobre. Tutti gli interessati, tutte le smentite. Per capire cosa è successo e cercare qualche risposta

Rumor, smentita. Rumor, smentita. E via così da gennaio a oggi. Se guardiamo il copione lungo un anno della vendita (prima sicura, poi probabile, poi difficile, ora impossibile) la storia è sempre la stessa. Sui siti delle principiali testate finanziarie internazionali appare la notizia di un possibile acquirente di Twitter, poco dopo (che siano ore, settimane o mesi) arriva la smentita dell’interessato.

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© AP

E’ stato così sempre nell’affare Twitter. Ed oggi pare che non ci sia proprio nessuno intenzionato a comprarsi l’azienda di Jack Dorsey. Abbiamo riperso in una timeline un anno di notizie. I candidati da gennaio a ottobre 2016, e quando si sono tirati indietro.

Ci sono dei motivi specifici perché nessuno ad oggi sembra intenzionato a comprarsi Twitter. E vedere questa lunga lista di smentite è un primo passo per capirlo.

 

 RUMORS

SMENTITE

18 gennaio 2016. Su Bloomberg spunta     un’indiscrezione che vorrebbe News Corp di Ruper Murdock pronta a comprare Twitter per 31 miliardi di dollari.
21 gennaio 2016. News Corp nega ogni voce dicendo di non aver alcuna intenzione di comprare Twitter. Lo fa stesso su Bloombeg  
 20 gennaio 2016. Il Wall Street Journal indicava invece tre altri papabili: Alphabet in testa, seguito da Time Warner e Twenty-First Century Fox.  
 5 agosto. La prima vera smentita, quella di Twenty-First Century Fox, arriva 7 mesi dopo. Quella di Time Warner non arriverà mai ma per molti il prezzo di Twitter è troppo alto per la società (tra i 10 e i 18 miliardi). Alphabet si sfilerà due mesi dopo.  
2 febbraio. Su The information spuntano i nomi di Marc Andreessen e di Silver Lake, società di private equity per acquisire la società.   
 Una smentita ufficiale non è mai arrivata. Ma un fatto curioso da notare è che nel frattempo Marc Andressen è sparito da Twitter. Il padre dei Tweetstorm ha cancellato tutti i suoi tweet dicendo che «Finalmente senza Twitter mi sento libero come un uccellino».  
 2 giugno. Il New York Post lo mette in prima pagina: Yahoo in colloqui avanzati per comprare Twitter. La fonte, come in ognuno di questi casi, è anonima ma coperta dalla consueta formula: «people familiar with the company».   
 24 luglio. Non c’è bisogno nemmeno della smentita. Un mese e mezzo dopo è Yahoo a vendere a Verizon per 4,8 miliardi. Un quarto di quello che vale oggi Twitter. 
3 agosto. Sui giornali americani spunta la notizia che Steve Ballmer, ex ceo di Microsoft e azionista di Twitter con il 4% del capitale, stesse organizzando una cordata per acquisire la società assieme al principe saudita Al-Waleed bin Talal (detentore del 5%). Tra il 2 e il 15 agosto, le azioni hanno superato quota 20 dollari, crescendo del 27%.   
5 agosto. Ballmer non comprerà Twitter e la cordata non prenderà mai forma. Prima ancora della smentita ufficiali sono gli stessi mercati a mettere a tacere i rumors. 
23 settembre. Il nome caldo diventa Saleforce. Lo riportano CNBS e Bloomberg. Il prezzo delle azioni di Twitter schizza. Il mercato sa che Saleforce è tra le società più liquide in grado di comprare Twitter.
14 ottobre. Il ceo di Saleforce Marc Benioff nega ogni intenzione di comprare Twitter. Lo fa rilasciando un’intervista esclusiva al Financial Times.  
26 settembre. Lo stesso giorno è il turno di Microsoft, fresca di acquisizione di LinkedIn per 26 miliardi. Twitter le costerebbe un terzo, anche meno.  
Microsoft non ha mai smentito né confermato ma analisti vicini alla società guidata da Nadella si sono detti scettici sul fatto che per Microsoft possa essere utile
 26 settembre. L’agenzia Bloomberg dice che Disney sta lavorando con degli advisor per fare un’offerta d’acquisto per Twitter.
3 ottobre. Disney nega qualsiasi intenzione di comprare la società e si tira indietro. L’indiscrezione di Bloomberg è confermata, ma non se ne farà nulla.   
14 settembre. Recode inserisce per la prima volta dopo gennaio Google tra i possibili acquirenti di Twitter. Fonti vicine all’azienda parlano di offerta imminente
5 ottobre. Sempre Recode dà notizia che fonti ufficiali di Google hanno negato ogni intenzione di comprarsi Twitter.

 

Perché nessuno compra Twitter, quindi?

C’è un motivo su tutti perché nessuno pare volersi comprare una società che per quanto non riesca a crescere, è comunque un brand internazionale, conosciuto ovunque e con mezzo miliardo di utenti. Twitter pare costi troppo per quello che vale davvero. Quella forchetta tra cui è stata valutata ogni possibile acquisizione (tra i 10 e i 18 miliardi di dollari) è un prezzo troppo alto per una società con i conti in rosso dal 2006, che non ha mai chiuso un trimestre in utile anche se “moderatamente redditizia” come l’ha definita Bloomberg con 2,5 miliardi di ricavi negli ultimi 12 mesi, e con un’identità non ben definita. Ecco perché i possibili acquirenti si affacciano e poi si sfilano. Molti non sono propensi a pagarla più di 4 miliardi.

Costa. E poi nessuno sa cosa farci oggi

«E poi, nessuno sa cosa farci davvero con Twitter» ha detto a Startupitalia.eu Paolo Cellini, docente di marketing digitale alla Luiss. «Un altro problema è il suo principale competitor al momento che è Snapchat, che ha un predominio pressoché assoluto su i contenuti video (qui un report piuttosto completo sulle difficoltà di Twitter e la crescita dei competitor). Cresce tantissimo tra le nuove generazioni, cosa che Twitter non sa fare. Ha rifiutato due miliardi da Facebook e adesso si quota per 22. Ha un tasso di crescita e di attrattività incomparable».

Senza contare i limiti di Twitter e la sua incapacità di generare ricavi dalla pubblicità. Inoltre è lontanissimo il periodo dei fasti del 2014, quando le azioni della società di Dorsey raggiunsero i 69 dollari per azione, adesso scivolate a 21 dollari. In un lungo scivolone lungo 2 anni e mezzo.

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«Twitter è come se fosse troppo blasonata per quello che vale in relatà. Come se chi se la compra si compra solo un nome famoso, un brand che dalla sua ha una riconoscibilità a livello globale. E poi quello che davvero manca è un meccanismo di competizione. Il prezzo di Twitter è troppo alto e nessuno vuole concorrere per comprarsela», continua Cellini.

Il 27 ottobre Twitter darà i numeri aggiornati del suo conto economico agli azionisti. Che si aspettano anche delle parole su questi mesi tribolati, di vendite annunciate, interessi smentiti, e valore delle azioni crollate. Il 24 settembre eravamo certi che  Twitter sarebbe stata venduta entro l’anno. E che Google e Saleforce si sarebbero contese la partita. In 20 giorni è cambiato tutto. E il finale di questa partita non è mai stato così lontano dall’essere definito.

Arcangelo Rociola
@arcamasilum

Un Commento a “Nessuno vuole comprare Twitter. Un anno di rinunce in una timeline”

  1. AndyT

    Twitter balla da solo, insomma.

    E non è detto che sia un male: se la cessione poteva rappresentare una “via di fuga”, ora la compagnia dovrà continuare i propri sforzi per rimanere rilevante – e mi sembra di capire che il CEO Jack Dorsey, a quanto pare poco entusiasta all’idea di vendere, sia pronto a provarci.

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