È il giorno del Premio Nazionale Innovazione. Cos’è e che fine hanno fatto le 13 startup che lo hanno vinto

In attesa della premiazione dei vincitori 2016 il 2 dicembre a Modena, un elenco di chi si è aggiudicato il riconoscimento dal 2003 ad oggi. Dopo una prima fase regionale, l’associazione Pni Cube e Unimore hanno selezionato i migliori progetti usciti dall’ambito accademico italiano

Il Premio Nazionale Innovazione è arrivato alla sua quattordicesima edizione. Organizzato da Unimore e dall’associazione Pni Cube, dal 2003 riconosce le migliori iniziative imprenditoriali stabilendo un contatto tra mondo universitario e mercato del lavoro. La premiazione dell’edizione 2016 si terrà il 2 dicembre a Modena. Per quest’anno in finale sono arrivate 65 startup. Saranno assegnati 4 premi per altrettante categorie:

  • Premio Chiesi Farmaceutici Life Sciences per prodotti e servizi innovativi per migliorare la salute delle persone;
  • Premio growITup ICT per l’ambito delle tecnologie dell’informazione e dei nuovi media: e-commerce, social media, mobile, gaming, ecc.
  • Premio IREN Cleantech & Energy per il miglioramento della sostenibilità ambientale, tramite il miglioramento della produzione agricola, la salvaguardia dell’ambiente, la gestione dell’energia;
  • Premio Bper Banca Industrial per la produzione industriale non compresa nelle categorie precedenti, con innovazione dal punto di vista della tecnologia o del mercato.
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Ci saranno anche due menzioni speciali al miglior progetto di innovazione sociale e al miglior progetto di pari opportunità per l’imprenditoria femminile. La manifestazione si divide in due fasi. La prima a livello regionale vede confrontarsi le università, gli incubatori soci e gli enti nella cosiddetta Start Cup. I progetti vincitori di questa prima fase si affrontano poi sul piano nazionale per aggiudicarsi la vittoria assoluta. In tutto la manifestazione mette a disposizione circa 1,5 milioni di euro di cui 500mila euro in denaro e 1 milione in servizi da parte di atenei e incubatori soci Pni Cube. Abbiamo provato a fare un elenco dei vincitori delle scorse 13 edizioni del premio: diverse iniziative frutto del lavoro di studenti e ricercatori delle università di tutta Italia che hanno proposto soluzioni a sostegno della vita reale delle persone.

New Gluten World vince l’edizione 2015

La società New Gluten World nel 2015 ha vinto il premio Pni per la categoria Life Sciences. Si tratta di una realtà imprenditoriale costituita dall’Università di Foggia, da Molino Casillo Spa e dalla professoressa Carmen Lamacchia nei laboratori del dipartimento di Scienze Agrarie. La startup avviata nel 2010 propone un innovativo sistema di produzione di farine detossificate e quindi utilizzabili per la produzione di alimenti destinati a tutti, compresi i soggetti celiaci. Con questa tecnologia non si ottengono cibi senza glutine, ma si fa in modo che nelle farine non sia presente la parte tossica. Questo procedimento permette di non alterare le caratteristiche di gusto e le proprietà nutrizionali dei prodotti.

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Silk BioMaterials vince l’edizione 2014

Anche nel 2014 la categoria premiata è quella Life Sciences con la vittoria di Silk BioMaterials. La startup lombarda è nata nel 2014 da un’idea di Antonio Alessandrino e si basa sul lavoro svolto con Giuliano Freddi nell’esplorazione dei vari ambiti d’applicazione clinica della fibroina, una proteina prodotta dai bachi da seta. Il materiale possiede proprietà meccaniche e rigenerative ottime per lo sviluppo di protesi vascolari per bypass periferici e applicazioni di drug delivery per il rilascio controllato di farmaci con focus iniziale in oncologia. All’inizio del 2016 l’azienda ha ottenuto 7 milioni di euro finanziamenti in un round di serie A da parte di Principia III-Health.

Xaluxi srl vince l’edizione 2013

Dal Politecnico di Torino arriva la vincitrice dell’edizione 2013 nella categoria energia e ambiente, Xaluxi. Il lavoro congiunto dei ricercatori universitari e di imprenditori italiani e francesi hanno portato allo sviluppo di Ecolumiere, il sistema Smart Led Lights per il controllo dell’illuminazione degli ambienti tramite sensori integrati nelle lampade che riescono così a regolare l’intensità in base anche alle fonti luminose esterne. Ogni lampada è anche in grado di comunicare con quelle adiacenti.

Mangatar vince l’edizione 2012

Mangatar è una startup salernitana nata tra i banchi dell’università. I cinque founder hanno prima realizzato un generatore di avatar in stile manga e poi hanno dato vita a un vero social game che permette agli utenti di tutto il mondo di sfidarsi come in un gioco di carte virtuali. Dopo un primo investimento da parte di Gianluca Dettori e di dPixel, nel 2015 la startup di Andrea Postiglione, Raffaele Gaito, Enrico Rossomando, Alfredo Postiglione e Michele Criscuolo ha chiuso due round da 1,1 milioni di euro. Si è aggiudicata il Premio nazionale innovazione nellasezione ICT nel 2012 e ha partecipato alla startup school di Mind the Bridge. Nel frattempo ha raccolto più di 70 mila utenti in tutto il mondo.

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Eta Semiconductor vince l’edizione 2011

Dal Veneto arriva la vincitrice dell’edizione 2011, Eta Semiconductor. La startup è nata nell’università di Padova dall’iniziativa dell’assegnista Fabio Alessio Marino, di Paolo Menegoli, imprenditore nel settore dei semiconduttori, di Gaudenzio Meneghesso, professore del dipartimento di ingegneria dell’informazione e dell’ingegnere Francesco Bianco. La startup progetta microchip per gestire il consumo delle batterie in dispositivi portatili come cellulari e tablet allo scopo di risparmiare energia e abbattere i costi di produzione e le emissioni.

Amolab vince l’edizione 2010

Amolab è uno spin-off del CNR di Lecce. È una startup specializzata nella produzione di un dispositivo a ultrasuoni in grado di controllare in maniera non invasiva l’andamento della gravidanza e del travaglio. Permette quindi agli operatori sanitari di analizzare l’attività fetale in maniera automatica superando i limiti degli attuali sistemi di monitoraggio e riducendo l’incidenza dell’errore umano nella valutazione della progressione del parto. Nel 2010 si è aggiudicata il premio Pni per la sezione Life Sciences.

Bioecopest vince l’edizione 2009

La startup sarda Bioecopest si occupa di produrre biopesticidi. Nella mission dell’azienda c’è l’obiettivo di migliorare la salute dell’uomo e dell’ambiente, promuovendo nuove soluzioni nell’agricoltura. Lo scopo è quindi arrivare a difendere le piante in maniera non aggressiva e soprattutto non nociva per l’uomo, con soluzioni naturali. Alcuni dei risultati delle ricerche prodotte dall’azienda sono diventate oggetto di brevetti a livello internazionale.

EpoS srl – Electro Power Sintering vincel’edizione 2008

La startup piemontese Epos srl Electro Power Sintering si aggiudica nel 2008 il premio Pni per la sezione Nanotech. L’innovazione portata dall’azienda si basa sulla produzione di materiali con la metodologia del sintering che permette di ottenere leghe con maggiore efficienza dal punto di vista energetico e di superare gli eventuali ostacoli posti dalle condizioni termodinamiche. I due founder sono l’ingegnere Alessandro Fais e l’ingegnere Alessandro Daniele.

Nanoxer vince l’edizione 2007

Il nanotech è la categoria vincitrice del premio Pni anche nel 2007. Il riconoscimento va alla startup spin-off dell’Università di Trieste Nanoxer. L’idea iniziale dell’ingegnere Antonio Sfiligoj, del dottor Ilan Boscarato e del professore Jan Kasparera era quella di relizzare un aerogel in grado di fungere da isolante termico e di resistere oltre i 1100 gradi grazie alla sua struttura porosa. Il progetto è stato poi abbandonato a causa delle difficoltà riscontrate, ma l’azienda ha avviato collaborazioni con Fincantieri per la produzione di porte tagliafuoco e ulteriori progetti per l’abbattimento dell’inquinamento marino e la produzione di acciaio di alta qualità.

Ske vince l’edizione 2006

La startup lombarda Ske si occupa della produzione di tessuti biologici con le moderne applicazioni della coltura cellulare in 3D. Nel 2006 vince il premio Pni nella sezione Life Sciences. Le soluzioni proposte dall’azienda sono state giudicate all’avanguardia nel campo della biotecnolgia e della bioingegneria.

Electro Power Systems vince l’edizione 2005

Electro Power Systems è ormai una scaleup figlia della fusione di due spinoff del Politecnico di Milano e di quello di Torino. È attiva nel settore energia e ambiente che è anche la categoria nella quale ha vinto il premiio Pni nel 2005. L’azienda realizza sistemi di accumulo di energia provenienti da fonti rinnovabili per dare maggiore stabilità a questo tipo di elettricità prima dell’immissione sulla rete. Nel 2015 la società guidata dal Ceo Carlalberto Guglielminotti si è quotata in borsa sul mercato regolamentato Euronext di Parigi.

VivaBiocell vince l’edizione 2004

Lo spinoff dell’università di Udine VivaBioCell vince nel 2004 il premio Pni per il suo sistema di automatizzazione della crescita delle cellule. Il progetto è nato dall’idea del professore Francesco Curcio, ordinario di patologia generale all’Università di Udine, che ha lavorato per anni sulle cellule staminali insieme ad altri ricercatori. Il progetto è cresciuto e ha attirato l’attenzione di un colosso del settore, la NantCell che nel 2015 ha deciso di acquistare la startup per 60 milioni di dollari.

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Optimus vince l’edizione 2003

Il primo premio della storia del Pni è stato assegnato al progetto Optimus. Si tratta di un innovativo laser per interventi alla retina realizzato da un team di tre medici chirurghi esperti e cresciuto nell’Università di Udine. L’apparecchio sviluppato serve al trattamento di patologie dell’occhio con il raggio laser che rende visibili alterazioni del tessuto retinico e consente interventi precoci, con minori rischi e maggiori benefici per i pazienti.

 

 

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