La guerra è finita (e c’è una ragione precisa). Il senso del primo meeting tra Trump e i capi della Silicon Valley

Sembrano passati anni luce dalle barricate anti Trump di qualche mese fa. Ora, dopo le prime indiscrezioni dei tanti, tantissimi soldi in arrivo, sembra essere scoppiata la pace tra la Silicon Valley e il prossimo inquilino della Casa Bianca. Il primo meeting si è tenuto a New York. Ecco alcune cose da sapere (e i possibili scenari)

Non è proprio la foto scattata anni fa a Washington, dove l’allora presidente Barack Obama aveva invitato per una cena alla Casa Bianca Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg e altri big della Silicon Valley. Al tempo volti vecchi e nuovi della famiglia più grande, potente, (e litigiosa) della tecnologia made in Usa. Non ci sono – o almeno, non sono trasparse – risate, ammiccamenti, cordialità. Ora si parla di business. Anche con chi dall’inizio, anche apertamente, non ha mai sostenuto la discesa in campo dell’allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump.

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Perché quello stesso Trump è il Presidente eletto, e, dicevamo “business is business”. Per cui eccoli, non alla Casa Bianca ma per un meeting più che da politico da imprenditore. A casa sua, nella Trump Tower di New York: nomi nuovi, molti, stessi brand, tutti intorno a un tavolo. Eric Schmidt e Larry Page di Google, Tim Cook di Apple, Satya Nadella e Brad Smith di Microsoft, Jeff Bezos di Amazon, Safra Catz di Oracle, Chuck Robbins di Cisco, Sheryl Sandberg di Facebook. E soprattutto Peter Thiel, founder di PayPal oggi investitore, ma soprattutto la testa d’ariete di Trump a San Francisco, uno dei pochi ad aver creduto in lui dall’inizio e ad averlo sostenuto anche economicamente.

È nel grattacielo di 58 piani sulla Fifth Avenue che si gioca il destino dell’innovazione in Usa. Qualche giorno fa il primo meeting, quello dove sono stati annunciati i 50 miliardi di investimento di SoftBank. E adesso la mega riunione con i più grandi leader della Silicon, seduti allo stesso tavolo.

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«Sono qui per aiutarvi a fare ancora meglio»

La riunione era necessaria per rassicurare i big della Silicon Valley che non hanno visto di buon occhio l’elezione del magnate americano. Ricordiamo, per esempio, la lettera scritta da alcuni leader, tra cui Pierre Omidyar di eBay, che spiegava come Trump fosse un disastro per l’innovazione. A quanto pare leggendo le cronache della giornata, il presidente eletto ha avuto un approccio molto rassicurante: «Non c’è nessuno come voi al mondo – ha detto Trump ai presenti – e tutto quello che posso fare è aiutarvi ad andare avanti, siamo qui per voi. Potrete chiamare il mio staff, me stesso, non fa alcuna differenza. Non c’è alcuna gerarchia».

Come spiega TechCrunch, tra gli argomenti di cui si è discusso durante il meeting c’è il nodo spinoso della sicurezza informatica e quello della creazione di nuovi posti di lavoro. Trump ha promesso di aiutare le aziende a superare le barriere che sono poste sul commercio estero in alcuni stati (pensiamo al problema della privacy e dei big data), stipulando con gli altri Stati accordi più leali e giusti.

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Dietro la cabina di regia, Peter Thiel, che ha evidenziato come Trump saprà lavorare per la prosperità della Silicon Valley e di altre regioni del Paese grazie alla conquista di nuovi mercati: «Invece di andare su Marte, invaderemo il Middle East», ha detto il cofondatore di PayPal. La frecciatina, neanche tanto velato, è rivolta al suo ex socio Elon Musk che è stato uno dei più critici di Trump durante la campagna elettorale, soprattutto riguardo alle politiche ambientali. Il Ceo di Tesla e SpaceX, aveva appoggiato la Clinton e accusato Trump, di “non avere il tipo di carattere che rispecchia quello del popolo americano”.

Eppure, anche Musk farà parte del Trump’s Strategic and Policy Forum, che include alcuni dei nomi più grandi del business americano, tra cui Ginny Rometty di IBM e alcun leader storici come Jack Welch, di General Electric. Oggi non è ancora chiaro quando e con che frequenza il team si riunirà. Il primo meeting dovrebbe avvenire a febbraio alla Casa Bianca.

I grandi assenti, Jack Dorsey e Mark Zuckerberg

Non è stato invitato al banchetto, Jack Dorsey, il Ceo di Twitter, escluso dalla riunione dei grandi. Secondo il sito Politico, Dorsey è stato “fatto fuori” per una vendetta personale del presidente eletto che “avrebbe fatto pagare” a Dorsey il blocco di una sua campagna pubblicitaria su Twitter, con tanto di hashtag, #crookedHilary “Hilary corrotta” e l’emoticon che rappresentava dei soldi. Anche se questa è solo un’indiscrezione, non confermata da nessuna delle parti in causa, sembra strano che Trump non abbia invitato proprio il Ceo di Twitter, la piattaforma social che di più ha contribuito al suo successo nella campagna elettorale.

Altro grande assente Mark Zuckerberg, che ha preferito mandare la Sandberg al suo posto. Anche qui non ci sono motivazioni ufficiali per l’assenza del creatore di Facebook, anche se si sa che si è espresso spesso contro le idee politiche del presidente eletto in campagna elettorale, su temi come l’immigrazione, i dazi doganali e la costruzione di muri e barriere.
O forse non ci sarà andato anche per “vedere di nascosto l’effetto che fa”, per citare i versi di Jannacci. La Sandberg non è solo il braccio destro del fondatore di Facebook, ma è il volto politico del colosso di Palo Alto e dello stesso Mark Zuckerberg. Con un passato nei corridoi del palazzo del Congresso, era stata indicata come probabile Segretario di Stato in caso di vittoria alle ultime presidenziali americane di Hillary Clinton.

Ora siede allo stesso tavolo con Thiel, che in un giorno non molto lontano aveva venduto in meno di 24 ore oltre 100 milioni di azioni di Facebook. E con Bezos, che dopo il lancio del primo pilota del supermercato senza casse e cassieri Amazon Go e che, quindi, si prepara a scalare anche nel mercato del retail fisico, ha probabilmente bisogno di costruire più di un ponte con il prossimo inquilino della Casa Bianca.

Amici per forza, ma le carte le darà Trump

Certo è che da questo momento la musica è cambiata e cambierà. Per tutti. Sullo sfondo i tanti cambiamenti, dai possibili non più nemici russi, ai soldi, tantissimi, in arrivo dai giapponesi, e i delicati rapporti con la Cina. Ma business is business, e quello prima che essere un tavolo tra un politico e imprenditori era un tavolo tra imprenditori. E di segnali. Tenetelo bene a mente: a quel meeting hanno partecipato anche i figli di Donald Trump, a loro volta imprenditori. Gli stessi ai quali il padre ha detto di voler lasciare il suo impero per dedicarsi solo alla presidenza degli Stati Uniti.

Aldo V. Pecora
@aldopecora

Un Commento a “La guerra è finita (e c’è una ragione precisa). Il senso del primo meeting tra Trump e i capi della Silicon Valley”

  1. AndyT

    I dindi spesso spingono in secondo piano le divergenze politiche – d’altra parte, sarebbe difficile per Trump sostenere di volere un’America great again e allo stesso tempo “azzopparne” una delle “locomotive”…

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