Al via il World Economic Forum: ma ora Davos deve fare i conti con un nuovo ordine mondiale

Lo spirito di Davos ha avuto nel 2016 una battuta d’arresto: l’elezione di Trump ha smentito ogni previsione che proprio al Forum si faceva solo un anno fa. Ed oggi, ad aprire il meeting ci sarà la Cina

Comincia oggi la 46esima edizione del World Economic Forum, il meeting annuale che raccoglie a Davos, sulle Alpi Svizzere, i policy maker mondiali, ovvero personalità che hanno in mano il futuro dell’economia e della globalizzazione (politici, economisti, imprenditori, ma anche star del cinema e filantropi). Nel 2004 il politologo Samuel Huntington li definì “Davos Man”, cioè le persone di Davos. La definizione si riferiva a una elite, un manipolo di persone che portano avanti ideali strasnazionali, “che vedono i confini nazionali come ostacoli che fortunatamente stanno svanendo, e i governi come residui dal passato, la cui unica funzione utile è quella di facilitare le operazioni delle elite globali”L’anno che si è appena concluso ha segnato uno schiaffo allo spirito dei “Davos Man” descritto da Huntington. La Brexit, l’emergenza di partiti populisti in tutta Europa, e la vittoria di Donald Trump – su cui un anno fa, proprio a Davos, si scherzava, come riporta questo pezzo di Bloomberg del gennaio 2016, quando si ipotizzava che Trump non avrebbe superato nemmeno le primarie – hanno segnato un colpo allo spirito di globalizzazione che Davos ha incarnato sin dalla sua nascita nel 1971.

world-economic-forum

La responsabilità della classe dirigente

In questi giorni, a Davos, arriveranno 2.500 invitati, che dovranno confrontarsi sul tema dell’edizione: “Responsive and Responsabile Leadership”, cioè l’esigenza di formare una classe dirigente “responsabile”. Un tema spinoso da affrontare quest’anno, e forse le elite di Davos dovranno anche ammettere di aver mancato di anticipare l’onda populista che stava cominciando a soverchiare il mondo solo 12 mesi fa, fallendo l’obiettivo di dimostrare che la globalizzazione è un bene per tutti. Donald Trump non ha mai partecipato al Forum di Davos, come non l’ha mai fatto Nigel Farage, il leader dell’Ukip, il partito per l’indipendenza del Regno Unito, né è stata mai invitata Marine Le Pen, numero uno del Front Nazional francese. Eppure, nel 2016, questi tre nomi sono emersi negli scenari politici dei rispettivi paesi: Trump è stato eletto alla Casa Bianca, Farage ha ottenuto la Brexit, Le Pen potrebbe diventare la prossima Presidente francese.

15470_j

Xi Jinping

La Cina pro globalizzazione

Quest’anno la lista degli invitati include una new entry non trascurabile: il Presidente della Cina Xi Jinping, il primo leader cinese a prendere parte al Forum di Davos. La sua voce potrebbe essere fuori dal coro, difendendo la globalizzazione che l’Occidente ultimamente tanto disprezza. Xi Jinping, naturalmente tirerà acqua al suo enorme mulino, il quale ha bisogno dell’export per mantenersi. La Cina è il maggiore esportatore di merci del mondo ed il suo business dipende in modo sostanziale dal libero mercato. L’onda di protezionismo ventilata soprattutto da Trump potrebbe compromettere il ruolo economico del Paese rosso, ed è per questo che il suo presidente predica la cooperazione globale. Da non trascurare anche il ruolo che il gigante orientale ha assunto nel settore tech: Jack Ma ha fondato con Alibaba un impero, fatto non solo di ecommerece, ma anche di banche, editoria e lotterie. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha detto che la presenza del presidente cinese è un segno del cambiamento in atto nel mondo economico, da un modello unipolare diretto dagli Stati Uniti a un sistema multi-polare nel quale poteri emergenti come la Cina devono fare un passo avanti e giocare un ruolo più importante. “Speriamo che la Cina riesca ad essere consapevole e responsabile nel suo ruolo di leader in questo nuovo mondo – ha detto a Reuters – per questo è molto importare avere Xi Jinping a Davos quest’anno”. Tutto sta, naturalmente, a saper tradurre le parole in fatti. Le discussioni di Davos sulle sfide economiche mondiali, sull’esigenza di diminuire le disuguaglianze di ricchezza (qui il report di Oxfam lanciato alla vigilia del WEF per sottolineare come la forbice tra ricchi e poveri sia andata aumentando negli ultimi anni) rischiano di restare solo  belle parole se non verranno accompagnate da reali misure per il welfare e il lavoro. Che sono l’unico pensiero degli elettori quando si entra nei seggi e si esprime il proprio voto.

@carlottabalena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

L’SOS si lancia a mezzo Google

Mountain View incorpora nei suoi servizi delle funzioni dedicate alle emergenze. Serviranno a informarsi e a informare sulla situazione in caso di incidenti o catastrofi