Il papà di Paypal scende in campo. Così Thiel vuole sfidare Clooney nel 2018 e prendersi la California

Aveva pubblicamente sostenuto (e finanziato) Trump in campagna elettorale, ma ancora per lui non si era vista nessuna poltrona. Ora Peter Thiel vorrebbe correre per la poltrona di governatore alle prossime elezioni (e ha scelto come spin doctor il suo braccio destro in Clarium Capital)

Dire California, oggi, vuol dire principalmente due cose, due industrie pulsanti dell’economia americana: tecnologia e cinema. La Silicon Valley, che dal versante nord dello Stato, a San Francisco, è stata protagonista della rivoluzione informatica e, poi, di quella digitale. E Hollywood, la collina delle star di Los Angeles, sulla costa meridionale. Ma non solo. Proviamo un attimo a diminuire lo zoom sulla nostra cartina geografica: toh, la California si trova ai confini con il Messico! Non molto lontano da dove il nuovo presidente Usa Donald Tump vorrebbe costruire l’oramai noto muro per contrastare l’immigrazione clandestina.

Anche per questo la California tra gli Stati americani è uno dei più ricchi in termini di prodotto interno lordo. Ma anche tra i più difficili, diffidenti ed esigenti, quando si parla di politica. E può capitare, com’è capitato, che i cittadini scelgano di farsi rappresentare anche nelle più alte cariche istituzionali da gente che con la politica poco c’entra.

Come Arnold Schwarzenegger, eletto governatore per due mandati consecutivi, dal 2003 al 2011. E se l’erculeo attore di origini austriache, con il suo “Terminator” aveva idealmente unito le due industrie californiane, molto presto l’impero tech e quello del cinema potrebbe dividersi nelle urne. E’ di qualche anno fa l’indiscrezione del Daily Mirror, che dava l’attore George Clooney tra i possibili candidati democratici alla poltrona di governatore nel 2018. Mentre sul fronte repubblicano proprio in queste ore si inizia a discutere della possibile “scesa in campo” di un peso massimo del digitale: Peter Thiel.

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Con Trump amore a prima vista

Il co-founder (con Elon Musk) di PayPal e primo investitore di Facebook, in tempi non sospetti ha pubblicamente “endorsato” e, soprattutto, finanziato con 1,25 milioni di dollari l’allora candidato alle primarie repubblicane Trump: «Buonasera, mi chiamo Peter Thiel. Costruisco aziende e sostengo persone che costruiscono nuove cose, dai social network ai razzi spaziali. Non sono un politico, ma nemmeno Donald Trump è un politico. È un costruttore, ed è tempo di ricostruire l’America». Così aveva detto il magnate della Silicon Valley la scorsa estate, a Cleveland, alla Convention nazionale repubblicana.

Ma ancora nessuna “poltrona”

Con l’entrare nel vivo della campagna per le presidenziali Thiel, 49 anni, era stato dato dalla stampa Usa quale possibile futuro vertice della Corte Suprema, in caso di vittoria del tycoon. Quella vittoria è arrivata, e Donald Trump nella giornata di domani giurerà come 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Ma nel giro di nomine federali e della sua squadra di governo di Thiel non v’è traccia alcuna.

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Unica uscita pubblica a fianco del presidente eletto, nella Trump Tower, lo scorso dicembre, al primo meeting con i boss della Silicon Valley, ai quali Trump, quasi come in segno di pace dopo i duri attacchi della campagna elettorale, ha annunciato piani di sviluppo e centinaia di milioni di investimenti. In quella occasione proprio il papà di PayPal ha evidenziato come il nuovo presidente saprà lavorare per la prosperità della Silicon Valley e di altre regioni del Paese grazie alla conquista di nuovi mercati: «Invece di andare su Marte, invaderemo il Middle East», ha detto Thiel, rivolgendo una frecciatina, neanche tanto velata, al suo ex socio Elon Musk, sostenitore di Hillary Clinton nonché uno dei più critici detrattori di Trump durante la campagna elettorale.

Lo spin doctor, Morrow (che già ha gestito i soldi di Thiel)

Oggi il nome di Peter Thiel torna prepotentemente sulla scena. Il suo possibile ingresso in politica è stato ventilato in due battute, nell’arco di 24 ore, dal New York Times e da Politico. In questi giorni, scrive Politico, Thiel avrebbe discusso di una potenziale offerta di candidatura con una piccola cerchia di consiglieri, tra cui Rob Morrow (omonimo del più noto attore), che pare sia il suo spin doctor. La conoscenza tra Morrow e il founder di PayPal è consolidata. Il manager, infatti, viene da Clarium Capital, la società di San Francisco che gestisce uno dei fondi di investimento promosso proprio da Peter Thiel.

E in realtà ad accendere pubblicamente i riflettori dei media sulla potenziale discesa in campo è stato proprio lo stesso Thiel, che in un’intervista esclusiva rilasciata a Maureen Dowd del The New York Times ha illustrato la sua visione dello scenario politico statunitense e spiegato il suo supporto per Trump. E a una domanda, ironica, sulla possibile “secessione” della California dagli Stati Uniti promossa, tra gli altri, da alcuni protagonisti della Silicon Valley si è detto ottimista: «Credo che sarebbe bene per la California e un bene per il resto del paese. E – ha aggiunto – aiuterebbe la campagna per la rielezione di Mr. Trump».

D’altra parte Peter Thiel non è affatto nuovo alla politica. Politico cita alcuni «documenti pubblici», secondo i quali, dal 2000, il ricco imprenditore e investitore ha contribuito con più di 8,5 milioni di dollari alle campagne elettorali federali e comitati politici dei repubblicani. E ha ottimi rapporti, frequenti, con Kevin McCarthy, il più potente repubblicano in California.

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Non basteranno 100 milioni per finanziare la campagna

Una California dove comunque il Partito Repubblicano attraversa una fase di profonda crisi dal punto di vista dei consensi: soltanto il 31,5% degli elettori, infatti, nelle ultime presidenziali di novembre ha votato Trump.

Non solo. Le elezioni costano. Per le governative, in uno stato come la California potrebbe costare oltre 100 milioni di dollari. Serve qualcuno che si autofinanzi, e Thiel, coi suoi quasi 3 miliardi di patrimonio personale, potrebbe essere la persona giusta.

In questo scenario si incastrano perfettamente le parole dette a Politico da un nome importante per il popolo repubblicano, l’ex direttore dell’associazione dei governatori, Phil Cox: «I repubblicani hanno avuto un grande successo sia a livello statale e federale, e negli ultimi anni abbiamo visto eleggere anche candidati outsider». «Con la vittoria di Trump – ha anticipato il politico – potremo vedere entrare in scena anche i candidati più inusuali, provenienti dal mondo degli affari e non della politica».

@aldopecora