Trusolino (Debut): «Ecco come ho costruito un round da 2 milioni a Londra»

Come Linkedin, ma per i “debuttanti”. Ex consulente, da anni a Londra, Michele Trusolino è founder con Charlie Taylor di Debut, una piattaforma che aiuta studenti e neo laureati a trovare il primo lavoro

Debut, l’app che trova lavoro ai neo laureati creata a Londra da Michele Trusolino, Italiano, e Charlie Taylor (Forbes 30 under 30), inglese, ha recentemente chiuso un seed round da 1,7 milioni di sterline. Questi si vanno aggiungere ai 500 mila sterline inizialmente raccolti tra friends and family, portando così la raccolta a 2,2 milioni di sterline.

Ex banker della City, expat londinese di lunga data, Trusolino è concentrato da qualche anno sul progetto Debut. Lo abbiamo intervistato, per cercare di capire quali siano i segreti per raggiungere il successo nella capitale britannica in tempi di brexit (ammesso e non concesso che avvenga, alla luce delle ultime evoluzioni).

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Sappiamo che da un po di tempo lavoravi a questo round, quali sono state le difficoltà maggiori nel chiuderlo?
«
Fortunatamente la difficoltà principale non e’ stata nel trovare investitori ma nel riuscire a coordinare tutte le parti interessate al momento del completamento del contratto. In questo round hanno partecipato 3 importanti VC internazionali (LocalGlobe, Initial Capital and Entrée Capital), ognuno con il suo team di avvocati. Questo ha creato delle dinamiche di negoziazione più complesse per cui ogni singolo cambiamento doveva essere approvato da tutte le parti coinvolte. Detto questo, ci sono voluti soltanto sei mesi per raccogliere 1,7 milioni (di sterline, ndr)».

Da dove sei partito per raccogliere i fondi? Quale è stata la vostra strategia?
«A business is never sold, it is always bought. Questo detto si applica anche ai finanziamenti. Il successo di Debut è stato nel creare una app che ha raccolto l’interesse di studenti e di investitori. La strategia è stata quella di focalizzarsi sulla crescita di un prodotto utile e apprezzato dal nostro target audience, studenti e neolaureati. Cercare investitori e fondi senza prima aver dimostrato “traction”, cioè che il prodotto funziona perché attira users che usano attivamente il servizio, sarebbe un errore. Per questo abbiamo fatto l’opposto, e gli investitori hanno iniziato a bussare alla nostra porta».

Consigli non richiesti per chi vuole fare startup a Londra

Quanti pitch avete dovuto fare?
«
Come founder di una startup, stai sempre facendo un pitch! Se parliamo di meeting formali, ne avremmo fatti circa cinque o sei. Di questi, tre VCs hanno deciso di investire in Debut».

Qualexx consiglio pratico vorresti dare ad un imprenditore italiano che vuole raccogliere fondi a Londra?
«
La cosa bella di Londra e’ che non importa da dove vieni o chi conosci. Quello che conta è il valore di quello che riesci a creare. Detto questo, e’ importante una presenza sul territorio. Molti investitori guardano all’Italia come ad un mercato secondario, con un potenziale di crescita più limitato. Il Regno Unito rappresenta un mercato più grande, più ricco, talvolta anche più aperto all’innovazione e di conseguenza raccogliere fondi da investitori inglesi senza operare qui potrebbe essere molto più difficile».

Effetto brexit

Tanti pensavano che col clima generato da brexit sarebbe stato più difficile raccogliere fondi in Uk… è davvero così?
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Nel nostro caso no. Il business di Debut è legato al recruitment, ma tutti i nostri clienti sono società multinazionali che operano in diversi paesi. Se il numero di studenti che assumono in Inghilterra dovesse diminuire come conseguenza della delocalizzazione delle attività’ di queste società, le stesse andrebbero ad assumere più laureati nei vari altri paesi europei e noi saremo pronti ad offrire la piattaforma là dove ce n’è’ bisogno. Detto questo, conosco casi in cui investitori si sono tirati indietro durante una negoziazione per via di brexit… sarebbe da approfondire se questa sia stata più una scusa o una preoccupazione reale».

Noti un cambiamento di atteggiamento negli investitori dopo brexit?
«
C’è forse un atteggiamento più cauto ma non direi che finora ci siano stati importanti cambiamenti. Sono convinto che i business innovativi continueranno ad attrarre capitali».

Che ne pensi degli imprenditori italiani a Londra? Aggiungono valore al paese?
«
Senza dubbio. Il vero patrimonio di Londra è la sua natura cosmopolita e internazionale. Ci sono moltissimi imprenditori italiani di successo che contribuiscono ogni giorno all’ecosistema startup di Londra e a creare posti di lavoro nella capitale. Ad esempio, c’è un bellissimo Meetup mensile, TechItalia, che raduna proprio professionisti e appassionati di startup e innovazione, alla quale ho avuto anche la fortuna di poter presentare.  Questo dimostra lo spirito imprenditoriale che e’ nel nostro Dna, e di cui l’Italia dovrebbe sempre andare fiera!».

@dotnever

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