Blueface chiude un round di 10M con BDO Development Capital Fund (e dentro c’è un po’ d’Italia)

Nuovo investimento nella società basata a Dublino che fornisce servizi di telefonia fissa e mobile alle PMI. Ne abbiamo parlato con Luca Caralvi, ceo di Blueface Italia, che ha seguito l’operazione

Blueface, società che si occupa della fornitura di servizi di Unified Communications as-a-Service alle PMI (servizi di telefonia avanzati alle imprese, su cloud), alle corporate e agli operatori e Internet Service Provider, ha chiuso un round di 10 milioni di euro con BDO Development Capital Fund (il settimo più grande investimento del fondo). L’investimento sarà utilizzato per accelerare i piani di espansione internazionale di Blueface, che ha attualmente oltre 50 dipendenti che operano a Dublino, oltre che nelle sedi di Roma e Londra (appena aperta una sede negli States). Ma dentro Blueface c’è anche un pezzo d’Italia. Nel 2012 Blueface ha acquisito Kebu, una startup italiana che si occupava di servizi VOIP. Ne abbiamo parlato con Luca Caralvi, che di quella startup era co-founder e che ora è ceo di Blueface Italia (basata a LUISS Enlabs, «ma non accelerata» precisa Caralvi). Non solo. Luca ha anche seguito l’operazione che ha portato alla chiusura del round.

Blueface

Da sinistra BDO fund investment director Anthony O’Driscoll, Blueface group CEO Alan Foy, BDO fund head of investments Andrew Bourg

Dal lavoro ad Hewlett-Packard alla exit

Un’azienda internazionale con il suo quartier generale in Irlanda che chiude un importante round di investimento. E l’Italia? E l’ecosistema di casa nostra? La risposta sta tutta in due date: 2005 e 2012. Luca, che ha poco più di 40 anni, ci aiuta. «Essere acquisiti da un importante gruppo irlandese è un forte segnale per tutti i ragazzi coinvolti nella comunità delle startup». La storia di Luca, originario di Napoli, inizia con un lavoro ad Hewlett-Packard e la decisione di costituire nel 2005 Kebu, una startup che si occupava di VOIP. «Erano gli anni in cui esplodeva Skype, ma anche anni in cui persino il lessico delle startup era profondamente diverso». Kebu, ha raccontato sempre Caralvi, è un po’ l’embrione di Blueface Italia. «Di fatto è la stessa società, a cui abbiamo cambiato compagine e denominazione sociale». Già, e la exit? «Il percorso per arrivare alla fatidica firma, allora, come anche adesso, è talmente ricco di ostacoli e difficoltà che quando firmi non ti rendi conto e quel momento non ripaga la fatica. E’ comunque un successo».

Con queste cifre, obbligati a correre

Insomma, già così, possiamo dire senza inesattezze che c’è un pezzo di Italia nella chiusura del round di Blueface. Ma Luca Caralvi ci dice qualcosa in più. «Sapevamo e seguivamo da tempo questo round. Ad un investimento di questo tipo si lavora per mesi. Blueface Italia è stata parte – ha spiegato Caralvi – del meccanismo di audit durante il percorso. Sono stato parte attiva nella relazione con le controparti. Venerdì ero a Dublino per la firma». Luca ci racconta di una reazione più forte rispetto alla exit. «Capisci che devi crescere ad un ritmo più sostenuto» e che fai parte di una realtà più strutturata e definita. «Con queste cifre siamo obbligati a correre». Insomma ci siamo. «Non solo – aggiunge Luca Caralvi – assumeremo persone in Italia. Ragazzi non abbiate paura, il lavoro alla fine paga sempre e se fatto con passione ed energia può portarci fuori dai nostri confini. Confrontatevi alla pari, senza remore».

Blueface: pietra miliare nel nostro percorso di crescita

«Con BDO Development Capital Fund – ha dichiarato Alan Foy, Amministratore Delegato del gruppo Blueface – abbiamo trovato un ottimo partner investitore, che capisce la nostra ambizione di rendere globale la migliore tecnologia che abbiamo tutta sviluppato internamente. Questo investimento ci aiuterà ad accelerare i nostri piani di crescita in diversi nuovi mercati. L’annuncio di oggi rappresenta una pietra miliare del nostro percorso di crescita e ci permetterà di continuare ad assumere i migliori e più brillanti collaboratori, sia qui in Irlanda che nelle nostre sedi internazionali». Per Andrew Bourg, direttore degli investimenti di BDO Development Capital Fund ha parlato così dell’investimento: «Stiamo semplicemente sostenendo l’obiettivo di Blueface di diventare un importante player internazionale nel suo segmento di mercato. Siamo certi che tale investimento, unitamente al supporto del nostri partner finanziatori, è stata la decisione migliore per indirizzare, valorizzare e massimizzare le opportunità di crescita internazionale di Blueface».

Enterprise Ireland: costruire un’importante base clienti internazionale

«Negli ultimi 10 anni Enterprise Ireland – ha aggiunto Julie Sinnamon, Aministratore Delegato di Enterprise Ireland – ha lavorato a stretto contatto con Blueface per sostenere la loro crescita e per costruire un’importante base clienti internazionale. Questa innovativa ed ambiziosa società ha sempre dimostrato di rafforzarsi nel corso degli ultimi anni ed ha ulteriori piani di assunzione per fare Ricerca & Sviluppo qui in Irlanda. Enterprise Ireland continuerà a lavorare a stretto contatto con Blueface nel corso della loro espansione globale ed auguriamo un successo continuativo per il loro futuro».

WakeUp Influencer Bank: una banca per tutti quelli che contano sui social

L’agenzia di comunicazione pugleise WakeUp ha messo a punto un algoritmo che lancerà a settembre che raccoglierà gli utenti più attivi sui social, che vogliono guadagnare attraverso il proprio profilo. I compensi vanno da oggetti a viaggi, a denaro contante

Il motore di ricerca della moda cresce e aggiunge altre città | Papèm

La startup, guidata da Alberto Lo Bue e Carlo Alberto Lipari, dopo aver ricevuto il premio Endeavor ai MYllennium awards, ha annunciato che l’espansione non si fermerà fino a quando Papèm non sarà presente in ogni angolo di tutte le città

Grind2energy: dai diamanti non nasce niente, dalla spazzatura nasce energia

In Winsconsin gli scarti alimentari prodotti dai supermercati e dai ristoranti diventano fonte per la produzione di combustibile. Un sistema per abbattere i rifiuti solidi e produrre energia in modo sostenibile

Efficienza energetica in edilizia. La call di Klimahouse Startup Award

C’è tempo fino al 20 novembre per partecipare alla seconda edizione della call per startup europee attive nell’ambito delle tecnologie legate allo smart building, allo smart living e alla smart city che mettano al centro del proprio operato la sintonia tra uomo e natura

Game of Thrones, ancora minacce da Mr. Smith

I sedicenti hacker che avrebbero violato il network di HBO tornano alla carica. Promettendo di rilasciare il finale della settima stagione del Trono di Spade prima della messa in onda