8 curiosità sulle donne in STEM che probabilmente non sai (e che danno valore a questo 8 marzo)

L’ambito tecnologico (quello che ha in mano le chiavi dell’innovazione), è quello in cui maggiormente le donne soffrono il gender divide. Questioni culturali, stereotipi, un certo ostracismo certo: ma la questione Tech e Donne ha risvolti talvolta poco noti

Più di 3 milioni di donne in tutto il mondo hanno protestato ieri nelle marce e manifestazioni per ribadire la necessità di costruire una società più gender-balanced. E tra tutti, è forse proprio l’ambito tecnologico e quindi quello che ha le in mano le chiavi dell’innovazione, quello in cui maggiormente le donne soffrono il gender divide. Questioni culturali, stereotipi, un certo ostracismo certo: ma la questione Tech e Donne ha risvolti talvolta poco noti. Ebbene, in questo 8 marzo che è anche l’inizio del mese delle donne in STEM, ecco 8 cose che proprio non ti aspetteresti.

stem

credits media.phillyvoice.com

1. Nel 1990 l’industria dell’hi-tech era composta da circa il 36% di donne

Oggi quella percentuale si è quasi dimezzata, scendendo al 25%. Contrariamente a quanto si possa immaginare, all’aumento della pervasività della tecnologia nel nostro quotidiano, la percentuale di donne che superano gli stereotipi di genere e si avvicinano al mondo tech è drasticamente calata.

2. Salary wage: meno del 7% delle posizioni nell’ambito tecnologico in Europa sono ricoperte da donne

Che però guadagnano in media il 40% in meno dei loro colleghi maschi di pari livello. Questo è ancora una volta, una riprova che la questione della retribuzione, anche in ambito tech, è molto al di là di essere chiusa. Anzi, al contrario, capita sempre più, soprattutto dei Paesi con maggiore impiego femminile nel settore del coding, come l’India, gli Emirati Arabi Uniti, la Romania, la Cina e lo Sri Lanka, assumere una donna voglia significare tagliare il costo del lavoro (e quindi, in qualche modo, dequalificarlo)

3. Negli anni 30 c’erano diversi laboratori informatici con team femminili

come le Harvard Computers o le ENIAC Girls. Lo sfruttamento del lavoro impiegatizio femminile a costo inferiore è alla base del successo di numerosi gruppi esclusivamente o prevalentemente femminili nei primi anni del XX secolo. Vere pioniere dell’informatica, come anche, Hedy Lamarr, la bellissima attrice austriaca, che gettò le basi dei sistemi wireless o Katherine Johnson, i cui calcoli hanno mandato il primo astronauta nello spazio. Senza dimenticare Ada Lovelace, la figlia di Lord Byron, la prima donna programmatrice della storia.

4. Le donne hanno il 45% di probabilità in più di lasciare il loro posto di lavoro

entro un anno dall’assunzione rispetto ai loro colleghi maschi: è quello che dice uno studio del 2014 riferito agli USA, dove emergono prevalentemente comportamenti sessisti e politiche sul posto di lavoro non adatte alle donne e una mancanza di assistenza per il periodo perinatale.

5. L’Italia è al 6 posto tra le Nazioni con più presenza di donne developer

Con il 16,7%, il bel Paese si dimostra in grado di ribaltare le aspettative e di essere un posto per developer donne. D’altronde nella sola Italia è previsto che nel 2020 ci saranno circa 176000 posti di lavoro scoperti nell’ambito IT: una occasione che le donne non si devono lasciare sfuggire.

6. Meno del 10% di donne si candida come speaker nelle conferenze tech

Le cause principali sono timidezza, bassa autostima e quell’imposter syndrome che dovrebbe essere debellato una volta per tutte.

7. Meno del 5% delle donne partecipa a un progetto Open Source

Se nel mondo business oriented le donne sono riuscite a ritagliarsi uno spazio, la diffidenza nel mondo duro delle community si fa ancora sentire. Dà speranza il moltiplicarsi delle iniziative in tutto il mondo per avvicinare  le donne al coding.

8. L’importanza dei genitori

Qualche anno fa, durante una Maker Faire, una mamma si accostò e mi chiese se c’era ancora posto per il figlio nel laboratorio di coding. Risposi di sì, poi mi chiese se ci fossero delle attività per la figlia. Le risposi che i corsi di uncinetto non li organizzavamo, ma che invece i laboratori di coding e robotica erano aperti a tutti. Non ci sono differenze genetiche che impediscono a una donna e a una bambina di avvicinarsi alle discipline STEM, solo il peso del pregiudizio.
Che questo 8 marzo sia un buon inizio per provare a cambiare le cose.

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