“Non riuscivo a respirare” Sheryl Sandberg racconta il dolore dopo la morte del marito

E' uscito Option B il libro scritto dalla numero due di Facebook che parla di com'è riuscita a superare il trauma dopo l'improvviso lutto. "In ogni azienda bisognerebbe creare spazi per la condivisione delle emozioni"

«Ma io rivoglio Dave», disse a un amico Sheryl Sandberg, chief operating officer e numero due di Facebook. Dave era Dave Goldberg, CEO di SurveyMonkey, marito di Sheryl. Dave è morto il 1 maggio del 2015, lui e la moglie erano in vacanza in Messico, lui si stava allenando nella palestra del resort, è caduto dal tapis roulant ed è morto per il trauma alla testa e l’emorragia.

Opzione B: affrontare le avversità, costruire la resilienza e trovare la gioia

L’amico di Sheryl che stava raccogliendo questa confessione le disse: «L’opzione A non è più disponibile, devi fare il meglio che puoi con l’opzione B». (L’originale in realtà è «kick the shit out», prenderla a calci, l’opzione B, per farla funzionare). Da questa frase, e dal processo di guarigione da questo lutto, è nato il libro Option B: Facing Adversity, Building Resilience, and Finding Joy (Opzione B: affrontare le avversità, costruire la resilienza e trovare la gioia).

Option B sta cambiando e influenzando la Silicon Valley e la cultura aziendale americana in modo diverso dal primo libro di Sheryl Sandberg, Lean In, ma altrettanto forte. Quello era un manifesto del nuovo femminismo che invitava le donne a sedersi al tavolo delle decisioni che contano, a portare tutto di se stesse nelle aziende, per costruire un mondo di donne leader. Un discorso motivazionale in forma di saggio. Option B è diverso, è innanzitutto molto più personale.

Un manifesto sull’empatia

Tra i dettagli che racconta, c’è l’ultima cosa che lei e Dave avevano fatto insieme prima che lui andasse in palestra, giocare a Settlers of Catan. Ma è anche molto più di un semplice memoir, Option B è un altro manifesto, questa volta sull’empatia. Una delle parole chiave è resilienza: «La mia è stata una crescita post-traumatica», spiega, aiutata dal suo co-autore, lo psicologo Adam Grant. Un altro concetto centrale è condivisione. Nel processo di superamento del lutto, e anche attraverso Facebook, Sandberg ha incontrato diverse persone che hanno dovuto affrontare esperienze traumatiche come la sua. Un uomo i cui figli erano stato uccisi da una babysitter. I sopravvissuti del massacro nella chiesa di Charleston. Una rifugiata siriana che aveva perso il figlio e il nipote nella guerra civile.

Nelle aziende servono luoghi di condivisione delle emozioni

Già in Lean In, Sandberg aveva ammesso che le capitava di piangere al lavoro. Ora il passo in più, ispirato dalla morte dei Dave e dalla ricerca dell’opzione B, è spingere le aziende a creare spazi per la condivisione delle emozioni. Prima delle riunioni, già da tempo a Facebook si fa un piccolo «check-in», in cui a turno tutti si parla del momento che si sta vivendo, sia a livello personale che a livello lavorativo. La nuova rivoluzione di Sandberg è proprio questa: tutti abbiamo lutti, divorzi, malattie, non ha senso piangere da soli in bagno, meglio condividere, staranno meglio i dipendenti, staranno meglio le aziende.

Ovviamente Facebook non è un’azienda come le altre, il suo business è la condivisione. A gennaio, Sandberg aveva invitato a Menlo Park un gruppo di utenti Facebook molto attivi, per condividere con lei e tra loro una serie di storie molto personali su come il social network gli aveva cambiato la vita, una donna ha raccontato di aver deciso di adottare un bambino dopo un suo post sulle difficoltà di averne uno. Un articolo di Bloomberg l’ha definita l’«Oprah Winfrey della corporate America», che non è molto generoso ma ci sta. «Dopo la morte di Dave mi sento ancora più connessa alla missione di aiutare le persone a condividere in un modo che prima non avevano mai fatto. Non avevo mai capito quanto fosse importante Facebook per chi ha subito un lutto prima che succedesse a me personalmente».