Assunta D'Aquale

Assunta D'Aquale

Giu 14, 2017

FreeJourn, la piattaforma che vuole innovare l’editoria (e aiutare i giornalisti freelance)

Il 15 giugno a Milano viene lanciato il Social Network del giornalismo. Ogni freelance avrà un profilo per mettere in mostra i propri lavori e proporre nuovi progetti da finanziare tramite crowdfunding

FreeJourn è un progetto finanziato dal bando per l’innovazione nell’editoria di Google (DNI fund) e nato per supportare un ecosistema sostenibile per l’informazione promuovendo l’innovazione nel giornalismo digitale attraverso la collaborazione e il dialogo.

Innovare il mondo dell’editoria: una mission ambiziosa

Lo scopo di FreeJourn è quello di creare un sistema dinamico in grado di offrire ai giornalisti freelance nuove opportunità economiche, ai lettori la possibilità di essere parte attiva del processo informativo e alle aziende editoriali un bacino qualificato di idee, storie e profili professionali con cui arricchire i propri prodotti. Alla piattaforma possono iscriversi, gratuitamente, giornalisti (purché non assunti in testate), editori, lettori, media partner (come Ong, associazioni, fondazioni giornalistiche) e aziende.


FreeJourn è un progetto autonomo del dipartimento innovazione di News3.0, che non prevede pubblicità, ma solo partnership e sponsorship e si sostiene con un sistema di revenue share trattenendo il 10% di quanto viene finanziato sulla piattaforma. Tale quota può salire al 20% nel caso di specifici progetti espressamente commissionati a media partner.

Il reporter freelance in vetrina

FreeJourn vuole diventare una vetrina virtuale per i giornalisti freelance, in Italia poco riconosciuti e spesso non adeguatamente retribuiti, ribaltando così lo scenario attuale del giornalismo per mettere in evidenza proprio la figura del freelance.

Sulla piattaforma i giornalisti potranno disporre sia di una pagina personale con un proprio portfolio e bio che proporre ai lettori nuovi progetti da sostenere e finanziare. I freelance potranno contattare colleghi ovunque nel mondo, lavorare su progetti locali o transnazionali e anche entrare in contatto con media tradizionali eventualmente interessati alle loro professionalità. Al momento dell’iscrizione le competenze professionali dei freelance verranno attentamente valutate per poter garantire agli utenti un alto livello qualitativo dei contenuti e saranno chieste indicazioni circa l’area del mondo in cui si trovano per dar modo ai lettori e ai partner di poter effettuare ricerche più specifiche sulle professionalità di cui hanno bisogno o sulle tematiche cui sono interessati.

Le inchieste che vengono dal basso

Alla base un sistema di crowdfunding a soglie, ideato per garantire il massimo tasso di successo dei progetti, al quale potranno partecipare anche i lettori, interagendo con i freelance e suggerendo spunti e approfondimenti, oppure sostenendo i progetti più votati che sono già presenti sulla piattaforma. Una volta finanziato e realizzato, il lavoro verrà pubblicato sul FJ magazine. Tutti i lavori potranno poi essere rivenduti, purché accompagnati dal logo della piattaforma.

Un progetto può prevedere una storia scritta, un video, un reportage, ma anche contenuti audio o di data journalism. Dopo la realizzazione del lavoro i freelance si confronteranno con i lettori e i finanziatori attraverso video chat pubbliche, in modo da aumentare il valore informativo del lavoro svolto e soprattutto promuovere una reale circolarità del sistema.

Si parte con due storie

FreeJourn entra in scena con due inchieste e un fotoreportage che racconta il fenomeno dei fake friend. La prima inchiesta riguarda i dubbi profili legali del modello Riace per l’integrazione dei migranti, mentre la seconda è inerente alle collusioni tra controllori e controllati in tema di sicurezza sul lavoro in alcune delle più importanti aziende italiane.

Mentre le prime due storie saranno online dal 15 giugno, la terza verrà presentata in esclusiva al festival internazionale della fotografia di Cortona on the Move.