La Francia e i talenti della sharing economy | Il caso Click&Boat

La sua startup, gli scenari dell’economia della sharing economy, gli errori da non commettere e un invito alla chiarezza rivolto al legislatore. Intervista ad Edouard Gorioux

Possiamo dirlo, se c’è un paese che più di tutti sta facendo in fatto di sharing economy in Europa è la Francia. I dati: il 36% dei consumatori sharing abitano nella nazione francese che fa meglio di tutti, battendo la concorrenza dell’Irlanda (35%) e delle outsider, Croazia e Lettonia (24%). L’Italia è ferma al 17%, secondo uno studio del Parlamento europeo. E non parliamo solo di Blablacar, la più grande community al mondo di viaggi condivisi di Frédéric Mazzella (300 milioni di dollari raccolti e 30 milioni di utenti). La sharing economy francese ha saputo negli anni dare spazio a tanti talenti. Come Paulin Dementhon e Nicolas Mondollot, ideatori di Drivy, piattaforma che mette in contatto chi ha un’auto e vuole noleggiarla con chi ne ha bisogno (38mila auto, 1 milione di membri e 43 milioni di dollari raccolti). E ancora Guilhem Cheron e Marc-David Choukroun di LaRucheQuiDitOui, marketplace che lega produttori locali e amanti del bio (13 milioni raccolti, e un business che tocca 11 Paesi, tra cui anche l’Italia). L’ultimo talento è Edouard Gorioux. In tre anni, è riuscito a creare una piattaforma, Click&Boat (di cui è co-founder insieme a Jérémy Bismuth), che vanta una community di oltre 100mila viaggiatori e un business presente in oltre 22 Paesi al mondo. Con l’ultimo round di investimento, ha comprato il principale competitor sul mercato francese, Sailsharing, e oggi punta a conquistare il mercato italiano. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua idea e quali scenari ipotizza per la sharing economy in futuro.

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 Click&Boat

Edouard Gorioux, co-founder di Click&Boat

Edouard Gorioux e Click&Boat

«Il peggiore errore di chi investe nella sharing economy? Puntare su mercati troppo piccoli». Mentre la ricetta del successo è la qualità dei servizi. «Se punti su quello puoi crescere perché attivi il meccanismo del passaparola. Oggi il 50% di chi scopre il nostro servizio lo fa attraverso il word of mouth, che è un meccanismo meraviglioso» ha spiegato Gorioux a Startupitalia! La sua startup, Click&Boat è nata da un’osservazione: «Milioni di barche dormono nei porti europei e costano tanto ai loro proprietari (manutenzione, posto barca al porto, assicurazione). Le cifre parlano da sole: una barca esce dal porto una dozzina di giorni all’anno e costa al proprietario il 10% del suo prezzo ogni anno».

Finanza e nautica

Gorioux ha raccontato anche della sua lunga esperienza nella finanza e una passione ancora più lunga per la nautica. Click&Boat viene lanciato a dicembre del 2013 durante il Salone nautico di Parigi. Esperto di fundraising (si è occupato nella sua carriera anche di mettere in contatto startup e investitori) ha raccolto 1,7 milioni di euro (200mila, 500mila e 1 milione) dal fondo di private equity OLMA, fondo di Dublino, specializzato in investimenti in prodotti e servizi di lusso in Europa. Un’iniezione di fiducia e di capitale che consentono alla startup di comprare un loro competitor, Sailsharing, e di portare in squadra il suo cofondatore, Romain Dalongeville. Un’acquisizione che «ci ha permesso di fare un salto in avanti. Abbiamo aumentato in modo significativo il numero della nostra flotta di barche e ci siamo assicurati una posizione da leader, non solo in Francia, ma anche in Europa». Oggi la startup è presente in 22 paesi. Gli ultimi a essere  toccati sono la Croazia, Grecia, Spagna e Malta. E poi c’è l’Italia. «È un mercato da 1 milione di barche come in Francia, le regioni sono meravigliose e piacciono molto a chi ama la navigazione».

Le sfide della sharing economy

Gorioux ha aperto il discorso anche alle sfide della sharing economy del futuro che riguardano la Francia, come tutti gli altri Paesi europei. Politiche di protezione per i dipendenti, una maggiore trasparenza nelle fee applicate dalle varie piattaforme

ma la sfida più grande è trovare nuovi equilibri con i player tradizionali, un rapporto che porti a una concorrenza leale e non squilibrata

D’altronde le vicende legali di Airbnb e Uber dimostrano che un quadro normativo più certo è non solo auspicabile, ma necessario. È proprio la mancanza di chiarezza legislativa che, secondo Gorioux, impedisce una reale crescita della sharing economy. Solo eliminando “le zone grigie” porterà a una maggiore interesse degli investitori. Dopotutto, “chi investirebbe su un’azienda che può essere messa in discussione dal primo tribunale?”.

I consigli per fare bene nella sharing economy

L’ultima domanda a Gorioux? Gli chiediamo qualche consiglio per riuscire a creare una startup efficace nell’economia della condivisione. Ecco le sue tre ricette:

  1. Verificare la grandezza del mercato. «Dovrai capire se è abbastanza grande da garantirti di coprire i tuoi costi fissi».
  2. Guardare il tuo business da subito in una prospettiva internazionale. «Se ragioni a livello locale nella sharing difficilmente riuscirai a creare la giusta massa critica per guadagnare».
  3. Prestare attenzione ai bisogni dei clienti. «Tutto nella sharing si gioca sulla qualità dei servizi. Se non sai garantirla, farai poca strada».

 

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