Giampaolo Colletti

Giampaolo Colletti

Lug 27, 2017, 7:00am

Road to #SIOS17 | Soundreef, la startup che ha sfidato i monopoli: «Che lavoro essere controcorrente»

Operano in 36 Paesi, fatturano 5 milioni di euro, contano un team di 25 persone. Davide D’Atri, CEO di Soundreef, una delle dieci realtà d’eccellenza finaliste di SIOS nel 2015 ci racconta che cosa è cambiato da quel giorno. In attesa del nuovo StartupItalia! Open Summit di dicembre 2017

Ci sono avventure imprenditoriali che fanno così tanto la differenza da cambiare il mondo, da segnare un punto di non ritorno, da generare altri cambiamenti a catena che si riverberano in altri settori. Realtà che rompono le catene dei monopoli, svincolando quei lacci e lacciuoli che ci tengono imbrigliati verso un’innovazione tanto difficile da accettare. Ci sono startup che percorrono sentieri ancora poco esplorati e giocano (loro malgrado) battaglie necessariamente anche politiche, partono in solitaria con la visione di un capitano e poi nel tempo aggregano tribù. Startup che gettano il cuore oltre l’ostacolo, mantenendo i piedi ben saldi sulla terraferma e guardando oltre i confini nazionali, scalando Paesi e mercati.
Questa in fondo è la storia di Soundreef, startup indipendente di gestione dei diritti d’autore che sta riscrivendo le regole dell’industria musicale, realtà nata a Londra nel 2011 e che sta lasciando letteralmente un segno indelebile.

Tra i finalisti di StartupItalia Open Summit 2015

Li abbiamo visti sul palco dello StartupItalia! Open Summit nel 2015, incoronati tra i dieci finalisti italiani. «In questi ultimi due anni sono successe tante cose. Soltanto lo scorso anno 8mila autori hanno deciso di lasciare SIAE e di fatto si sono iscritti a Soundreef. Si tratta del 10% degli autori che hanno abbandonato il monopolista per sperimentare nuovi percorsi. Tra questi ci sono profili molto conosciuti come D’Alessio, Rovazzi e Fedez», racconta Davide D’Atri, 38enne romano, 19 anni passati in Inghilterra per poi intraprendere dal 2001 l’avventura nell’industria della musica con la sua Soundreef.

L’intervista

Mi hai subito raccontato dei vostri autori, ma cosa è cambiato nei numeri della vostra startup in questi ultimi due anni?
«Il nostro fatturato è più che raddoppiato e oggi arriviamo a quasi 5 milioni di euro. Siamo entrati in tanti Paesi, ben 36. Poi ce ne sono quattro o cinque che guardiamo con attenzione e nei quali stiamo investendo, mentre negli altri abbiamo solo rivenditori. In Spagna, per esempio, generiamo circa 600mila euro di fatturato: lì vogliamo crescere parecchio. La squadra oggi conta 25 persone nel team e una sede italiana e una londinese».

A quali profili professionali date lavoro?
«Svariati. Abbiamo ingegneri, figure di marketing, amministrativi, commerciali, un team abbastanza equilibrato».

Avete fatto notizia da un punto di vista politico, con azioni anche eclatanti, l’ultima poche ore fa legata al pagamento da parte di un organizzatore di un concerto. Come vivi questa parte di impegno politico in senso lato?
«Noi vorremmo fare solo il nostro lavoro, ma ci troviamo a gestire una situazione atipica, con tutti i problemi connessi. Perché se è vero che ti fai tanta pubblicità e acquisisci una notorietà incredibile rispetto alla taglia dell’azienda, è altrettanto vero che tutto questo lo paghi in termini di risorse, di concentrazione. La politica è affare assai complesso e ne faremmo volentieri a meno: di fatto però essere antimonopolisti in Italia diventa un doppio lavoro».

“Quando abbiamo iniziato c’erano monopoli ovunque, oggi il mercato è completamente libero in 27 Paesi su 28. Anche se l’Italia è l’ultimo avamposto che resiste”

Oggi come si presenta il mercato globale nel quale lavorate?
«Parliamo ad un mercato che è completamente libero in 27 Paesi su 28, mentre nel 2011 quando abbiamo iniziato era tutto monocolore: possiamo dire che ci abbiamo visto giusto».

E l’Italia in questo scenario che ruolo occupa?
«Siamo fanalino di coda. L’Italia è l’ultimo avamposto che resiste o quasi al monopolio, anche se ci sono migliaia di utilizzatori che ci pagano. C’è un pezzo di politica che è ostile al cambiamento, ma c’è anche un consenso trasversale ad abbattere il monopolio. Proprio poco tempo fa il PD riproposto una nuova legge sulla liberalizzazione del mercato, di fatto “sconfessando” il suo stesso ministro che aveva in qualche modo tentato di prolungare il monopolio. Ma tutto fa pensare che questo monopolio non ci sarà più tra i sei e i dodici mesi prossimi».

Nonostante questa situazione italiana complessa, chi negli anni ha creduto in voi?
«In tanti credono e hanno creduto in noi. Finanziariamente dobbiamo molto al fondo Vam Investments, che ci fornisce un’assistenza costante. Poi c’è Luiss Enlabs, che ha continuato a investire. Ora stanno entrando dei nuovi investitori e in queste settimane faremo un annuncio importante».

“Tre consigli agli startupper? Siate consapevoli dei sacrifici, abbiate il coraggio di prendere la valigia e andare via, accettate consigli solo dai mentor disposti ad ascoltarvi veramente”

Tre consigli che ti senti di dare alla community degli startupper, quella che si riunirà lunedì 18 dicembre 2017 a Milano per il nuovo StartupItalia! Open Summit 2017?
«In questi anni di attività ho capito tante lezioni, anche a mie spese. Primo: il gioco è durissimo e quindi si deve essere disposti a sacrificare una finestra ampia della propria vita per l’azienda che si sta facendo crescere. Insomma, secondo me la prova dei fatti è ancora più dura di ciò che si dice di solito. Ecco che allora bisogna essere convinti, appassionati e anche positivi. Secondo: in Italia ci sono molte opportunità, ma il settore è piuttosto arretrato e si finanziano solo società che fatturano abbastanza velocemente. Questo taglia le gambe a chi fa startup, ma non liquidità in tempi rapidi. Ecco allora che bisogna anche avere il coraggio di prendere la valigia e andare via. L’investitore italiano non ha ancora tanto coraggio: tutto questo è un limite, anche se l’ecosistema sta crescendo. Terzo: state attenti ai mentor. Ne girano tanti, ma è importante circondarsi di persone che possono stimolare e criticare. Quindi accettate consigli solo da chi vi ha ascoltato attentamente».