La fiducia del Fmi e il ruolo delle startup nell’economia italiana. Intervista a Stefano Firpo del Mise

Il 24 luglio il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le stime di crescita del nostro Pil che dovrebbe salire dell’1,3 per cento nel 2017. «Le startup contano ancora poco dal punto di vista macroeconomico, ma puntare sul trasferimento digitale è la chiave del successo»

«Ripresa più forte del previsto». È con queste parole che il Fondo monetario internazionale lunedì 24 luglio ha manifestato la sua fiducia nei confronti dell’economia italiana, considerata in crescita. Le stime sono state riviste al rialzo e il Pil dovrebbe salire dell’1,3 per cento nel 2017, 0,5 punti percentuali in più rispetto alle previsioni fatte in aprile. Il trend positivo dovrebbe ripetersi anche nel 2018 anche se in maniera più contenuta: secondo il Fmi l’anno prossimo l’economia crescerà dell’1 per cento, un più 0,2 per cento rispetto alle stime precedenti. Startupitalia! ha cercato di capire cosa significano questi dati per l’ecosistema delle startup attraverso le parole di Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale, la competitività e le Pmi del Ministero dello Sviluppo Economico.

Idee e mercato alla stessa velocità

«L’ecosistema delle startup in Italia si sta sviluppando in termini numerici, in capacità di attrarre investimenti e in occupazione. Certamente questo settore non ha un impatto macroeconomico sul Pil tale da essere interito tra i motori della crescita che sono essenzialmente tre: la ripresa dei consumi, l’export e la ripresa modesta del ciclo degli investimenti. La componente innovativa, però, è fondamentale per il nostro paese e va stimolata», commenta Firpo. Sua anche che l’analisi della situazione attuale delle aziende innovative in Italia: «Nonostante i segnali positivi registrati, i numeri italiani sono ancora troppo ridotti rispetto ad altre realtà. E il motivo non è da ricercare solo nella scarsità di capitali che risulta essere un epifenomeno di un problema più profondo. Ciò che manca al sistema italiano è l’incapacità di far procedere alla stessa velocità le idee ottime degli imprenditori del digitale e le possibilità di successo sul mercato».

Iniezioni di competenze digitali nel manifatturiero

Il direttore del Mise evidenzia così anche il raggio di azione privilegiato all’interno del quale agire per permettere a chi ha un progetto valido di affermarsi: «È necessario consentire la collaborazione tra le startup e le grandi imprese e aumentare il trasferimento digitale. In questo senso già si sta muovendo il piano del governo sull’industria 4.0, ma possiamo e dobbiamo fare di più», dice. Secondo Firpo la chiave dello sviluppo economico dell’Italia non sta nella ricerca di un’innovazione che venga dal nulla: «Per dirla in maniera un po’ semplicistica, non possiamo inventare un nuovo Google. Possiamo però puntare su quello che abbiamo e cioè far dialogare i nostri settori tradizionali forti con le startup. Gli spazi di crescita più ampi possono arrivare dalle iniezioni di competenze digitali nel settore manifatturiero», aggiunge Firpo.

Innovare i settori tradizionali

Non solo produzione industriale, però. I campi individuati dal dirigente del Ministero per lo sviluppo economico sono anche il turismo, l’agricoltura, le costruzioni, i servizi: «È importante inoculare in questi settori forti dell’economia italiana enormi dosi di innovazione. In questo modo l’ecosistema delle startup aiuterà se stesso e l’intera economia a crescere. Solo così quell’impatto minimo che oggi hanno le startup sul Pil potrà diventare più consistente e si potranno vedere aumentare i veri casi di successo sul mercato che oggi sono ancora troppo pochi», conclude Firpo.

 

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