Aldo Benassi

Aldo Benassi

Ago 5, 2017

Da Londra a Roma. StartupHome, il progetto italiano di co-living arriva in Italia

Una casa con oltre 10 stanze per ospitare startupper, freelance, giovani professionisti. La ricetta ha funzionato a Londra, ora Stefano Tresca lo trasferirà anche a Roma

StartupHome è un progetto di co-living per imprenditori, startupper e freelance nato nel 2015 a Londra dall’intuizione di Stefano Tresca, che nelle case della City (Whitechapel, Greenwich e Islington) ha dato alloggio a ben 198 persone da 42 paesi diversi, con all’attivo 54 startup di cui tre nate direttamente nel co-living. La scommessa di Tresca è quella di replicare la buona riuscita del progetto a Roma, prima città selezionata attraverso un sondaggio online che ha visto Milano, Cagliari e Modena raccogliere diverse preferenze e che potrebbero essere oggetto in futuro di ulteriori sviluppi.

La liberà di vivere dove si vuole

Il coliving offerto da StartupHome risponde all’esigenza dei Millenials che non vogliono acquistare una casa di proprietà ma essere liberi poter cambiare il luogo in cui abitano in qualsiasi momento, condividendo con altri coetanei un’esperienza di vita in comunità. La casa tipo è generalmente composta da dieci o più stanze e viene acquistata oppure presa in leasing. L’immobile viene poi ristrutturato creando ulteriori ambienti – con i relativi servizi sanitari – e soprattutto delle sale comuni. L’affitto di una stanza – che può essere in long term o in short term –  comprende le bollette, la connessione a internet e la pulizia delle aree comuni, mentre quella delle stanze è lasciata agli affittuari.

La community all’interno della casa

Lo scopo è quello di fornire un alto livello di privacy nella propria stanza – solitamente fornita di bagno – con la possibilità di socializzare nelle aree comuni. Chiunque alloggi presso una StartupHome ha accesso a servizi dedicati alla community come il gruppo privato su Facebook o il gruppo per imprenditori su Slack. Quando qualcuno viaggia o vuole fare business in un altro paese, è probabile che ci sia un ex-alumno del posto pronto a dare un aiuto o semplicemente a passare una serata in compagnia. 

 

Una casa sponsorizzata

Dal punto di vista degli investitori, la differenza tra un co-living ed una casa tradizionale è il margine di profitto rappresentato da alcuni extra: l’incremento del numero di stanze disponibili per alloggiare; lo sviluppo di una community all’interno della casa i cui componenti vengono scelti attraverso una selezione basata semplicemente sul criterio del grado di interesse verso la persona e i progetti che vuole portare avanti durante la permanenza; i finanziamenti degli sponsor e l’interesse delle grandi aziende che si appoggiano alla comunità dei coliving per testare i loro prodotti. Qualche esempio. Le StartupHome di Londra hanno testato lo smart speaker “Echo” di Amazon quattro mesi prima che arrivasse in Europa, e la StartupHome di Greenwich è stata la prima casa in Europa ad avere un bancomat Bitcoin fornito da Satoshi Point. Il coliving di Tresca ha suscitato inoltre l’interesse di vari altri partner internazionali come l’ambasciata Svizzera, la Business School dell’università di Grenoble, l’acceleratore Startup Bootcamp e investitori come il Fintech Circle business angels.

Durante l’evento di presentazione che si tenuto a luglio lungo le rive del tevere, proprio sotto l’Ara Pacis, si è voluto sottolineare come la creazione di comunità locali composte da imprenditore globali comporti dei benefici per la città. Ne è un esempio la Tech City di Londra: nel 2010 il governo del Regno Unito lancia il progetto nel quartiere di Shoredtich, nell’East London, collaborando con Google e invitando gli imprenditori del settore tecnologico non solo a lavorare, ma anche a vivere e divertirsi nel quartiere. Ad oggi, le società tecnologiche nella City crescono 4 volte la velocità media del Pil, producendone una quota pari al 10% e guadagnando in sei anni il ruolo della più grande industria presente nel Regno Unito, seconda solo a quella dei servizi finanziari.

La Startuphome un luogo ideale per startupper e freelancer

La nascita di una Startuphome a Roma che faccia poi da traino per la creazione di altri coliving sul territorio nazionale, potrebbe rappresentare un’occasione di crescita e di maggiore visibilità per l’ecosistema delle startup italiane, che al momento vedono calare la qualità degli investimenti dagli 86,2 milioni dello scorso anno ai 75,3 raccolti nei primi sei mesi del 2017 (-12%). Lo sviluppo dei co-living a Roma avrebbe una ricaduta positiva anche per il mercato degli affitti per gli studenti universitari. Sia perché i maggiori investimenti aumenteranno l’offerta per gli studenti, sia perché—replicando il modello di Londra—università e sponsor possono finanziare un certo numero di studenti per farli vivere in una StartupHome insieme ai giovani imprenditori.

Il team di Roma diretto da Laura Rizzo è impegnata nella ricerca della prima StartupHome romana. La struttura ideale è un edificio autonomo, in zona semicentrale e vicina ad una fermata della metropolitana o ad un treno di superficie.