Geek e appassionato di cibo. Ecco chi è Mounir Mahjoubi il ministro al digitale francese

33 anni, imprenditore con alle spalle due startup e impegno politico iniziato a 18 anni. Il ritratto dell’uomo che Macron ha messo a capo del programma di digitalizzazione della Francia

“Internet per la gente”: più chiaro di così, Mounir Mahjoubi non poteva essere. È con questo slogan semplice ma al contempo ambizioso, infatti, che si presenta su LinkedIn l’uomo che Emmanuel Macron ha incaricato di affrontare le sfide del digitale. Quattro parole che condensano una carriera iniziata prestissimo e un insieme di esperienze che, a soli trentatre anni, lo hanno fatto diventare il più giovane membro del Governo di Parigi e un volto simbolo della République En Marche!, il movimento fondato dal nuovo presidente francese.

Da tre mesi Mahjoubi è Segretario di Stato al Digitale (l’equivalente di un Sottosegretario del governo italiano) e dispone di poteri molto più ampi rispetto a chi lo ha preceduto nel suo incarico. Lo dimostra il fatto che il suo dipartimento non ricade più sotto il ministero dell’Economia, ma fa riferimento direttamente all’ufficio del primo ministro Edouard Philippe: la ragione, spiegata quando fu annunciata la composizione dell’esecutivo, è che il digitale è un fattore di trasformazione che coinvolge l’insieme della società, dell’economia e dell’amministrazione pubblica. Per questo, aveva detto allora Mahjoubi, “bisogna essere capaci di attraversare i muri (…) diffondere un metodo: perché “il digitale è un modo di pensare e di lavorare”.

Geek dall’infanzia

Un modo di pensare, per Mahjoubi, lo è stato a partire da quando andava ancora alle scuole medie, tanto da autodefinirsi “un geek fin dall’infanzia”. Figlio di mezzo di una coppia di immigrati marocchini arrivati in Francia negli anni Settanta – il padre imbianchino, la madre cameriera in un albergo – Mahjoubi ha iniziato ad appassionarsi al mondo di Internet quando il web era ancora una cosa per pochi: a dodici anni “tutti i sabati e domeniche attraversavo Parigi da un capo all’altro – ha raccontato – per andare al museo della scienza, dove si poteva accedere gratuitamente alla rete: avevo sentito di questa incredibile cosa nuova e volevo vedere cosa fosse. Andavo su Yahoo, chattavo con persone dall’altra parte del mondo”. L’anno successivo vinse un concorso bandito da una rivista scientifica per ragazzi: con il premio comprò il computer più economico in commercio, che si montò da solo a casa, e nel tempo libero iniziò a programmare.

La sua esperienza più formativa, ha ricordato spesso, è stata però quella del lavoro che trovò a sedici anni (fu la madre a dover firmare il contratto per lui): un part-time al call center di Club Internet, all’epoca il principale provider francese. “In otto anni credo di aver risposto a circa 9.000 chiamate – ha ricordato in una inervista concessa al Guardian – Ho imparato la vita. Novemila chiamate sono novemila vite in cui stai entrando, ti rende umile. Ascolti, aiuti. Se non lo fai con piacere, moriresti prima della fine della giornata, quindi ci ho preso gusto. E quando riconnetti le e-mail di qualcuno e loro le vedono riapparire, sono veramente felici”. Un lavoro svolto in parallelo agli studi liceali e poi a quelli di diritto commerciale alla Sorbona. A completare un curriculum di primo piano, un master in finanza alla prestigiosa università parigina Sciences-Po e un anno alla Columbia University di New York: per finire con l’esame di abilitazione per diventare cuoco professionista.

 

Startup e politica

Ottimo comunicatore – durante gli anni dell’università ha vinto due concorsi di oratoria – Mahjoubi è stato il cofondatore di diverse startup, la prima avviata quando aveva ventidue anni: un modo per emergere in un ambiente dove il suo cognome d’origine araba per molte aziende era ancora un problema. La sua passione per la cucina si deve proprio alla startup che ha avuto maggiore successo: La Ruche Que Dit Oui! (L’Alveare che dice sì, che dal 2016 è arrivata anche in Italia), una piattaforma di e-commerce che consente ai consumatori di acquistare direttamente online i prodotti di piccoli produttori agricoli locali, ritirandoli poi in luoghi convenuti.

Folti capelli neri, grandi occhiali e sorriso aperto, Mahjoubi è arrivato all’incarico ministeriale bruciando tutte le tappe: iscritto al Partito Socialista a 18 anni, ha realizzato i siti web delle campagne elettorali dei candidati del 2007 e del 2012, Ségolène Royal e François Hollande. E proprio quest’ultimo, da presidente della Repubblica, lo ha nominato all’inizio del 2016 a capo del Consiglio nazionale per il Digitale (CCNum), un organismo consultivo incaricato di elaborare proposte per il Governo. In questa posizione ha spinto molto per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese, e per diffondere la conoscenza di Internet agli anziani e alle famiglie più povere. “C’è ancora una grande frattura: i vecchi ricchi e i vecchi poveri non hanno la stessa capacità di connessione” aveva detto presentando le sue linee guida. Il vicepresidente del CCNum, Godefroy Beuvallet, lo ricorda come “simpatico e ambizioso, con grandi capacità pedagogiche e relazionali, molto più focalizzato sulla risoluzione di problemi pratici che sulla riflessione teorica”.

In marcia con Macron

Nella primavera 2016 Mahjoubi si è avvicinato al movimento di Emmanuel Macron, a suo giudizio “l’unico che può creare le condizioni per cambiare davvero la Francia”, diventandone consigliere per le questioni informatiche. A gennaio di quest’anno ha lasciato la presidenza del CNNum per diventare il capo della campagna digitale del futuro presidente, dove ha lavorato in prima linea per contrastare gli attacchi informatici che hanno colpito lo staff di Macron, contribuendo a minimizzare gli effetti di quello lanciato alla vigilia del secondo turno delle presidenziali.

Dopo la nomina a Segretario di Stato Mahjoubi è diventato anche deputato, eletto nel 19simo arrondissement di Parigi sconfiggendo il segretario del Partito Socialista, Jean-Cristophe Cambadélis. Il cambiamento portato da Macron, ha detto Mahjoubi sempre al Guardian, riguarda “ogni tipo di differenza: età, provenienza sociale, carriera. Portare al Governo persone della società civile è una rivoluzione. E io simboleggio la diversità in molti campi: età, digitale, imprenditorialità e oltre a tutto questo, sì, ho anche un nome arabo, un viso diverso”.

Uno Stato-piattaforma

Al governo, sono molti i dossier che Mahjoubi si troverà ad affrontare. Innanzitutto due degli argomenti su cui su cui Macron ha molto insistito in campagna elettorale: creare un mercato digitale europeo unificato e rendere la Francia più attrattiva per startup e investitori, grazie a misure amministrative e fiscali (propositi che alla luce di quanto accaduto nel caso Fincantieri forse andranno rilette sotto una lente diversa).

Un’altra grande questione è quella del contrasto alle pratiche di “ottimizzazione fiscale” dei giganti del web, che – ha detto appena nominato – “devono pagare in Europa un’imposta giusta ed equilibrata”. Mahjoubi inoltre ha affermato di voler fare “della cyber-sicurezza una priorità per la sicurezza nazionale”, soprattutto per quanto riguarda i dati delle imprese private, molte delle quali sono state oggetto di attacchi negli ultimi mesi.

Il giovane ministro, però, non ha dimenticato la sua storia personale: due dei punti principali della sua agenda sono la volontà di far crescere il numero di piccole imprese che usano Internet, più basso della media europea, e la semplificazione burocratica attraverso il web. Con l’obiettivo di consentire ai cittadini di compiere online tutte le pratiche di cui hanno bisogno: e l’ambizione di offrire ai cittadini una relazione personalizzata con un’amministrazione pubblica trasformata in piattaforma aperta. Una sfida per l’uomo di “Internet per tutti”, in un paese in cui la burocrazia riveste ancora un ruolo importante nella società.

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