Housers, con il crowdfunding l’investimento immobiliare è accessibile a tutti. Intervista

Housers, piattaforma online di crowdlending real estate già affermata in Spagna, sbarca in Italia e in poche settimane conquista 2mila utenti. L’obiettivo? Rendere accessibile a tutti il mercato immobiliare, dando la possibilità di investire su uno o più immobili partendo da un capitale di 50 euro

Tornare a investire nel mattone, approfittando dei primi segnali di ripresa dalla crisi e della crescente confidenza degli italiani con le sfide del web. Questa l’idea su cui si basa Housers, piattaforma online di investimento immobiliare crowd. Un’idea nata in Spagna nel 2015 dalla collaborazione di Tono Brusola e Alvaro Luna, che hanno saputo unire la loro esperienza in campo tecnologico e immobiliare. Il principio è quello del finanziamento collettivo: Housers, pensata per rendere accessibile a chiunque il mercato immobiliare, dà la possibilità di investire su uno o più appartamenti partendo da un capitale anche minimo, di soli 50 euro. A due anni dal lancio la piattaforma, che oggi conta 50mila utenti, ha permesso alla sua community di oltre 90 nazionalità diverse di investire più di 25 milioni di euro su un totale di 101 immobili.

Housers in Italia

In Italia Housers è sbarcata agli inizi di luglio e in poche settimane ha conquistato 2.000 utenti, che possono investire in appartamenti messi a reddito non solo nel nostro Paese, ma anche in altre capitali europee. Oltre alle prime proposte a Milano, una già interamente finanziata da 516 utenti per 413.000 euro in area Bocconi e un’altra in zona Bovisa in fase di acquisizione per 179.500 euro, sono infatti accessibili anche case a Madrid e Barcellona.

 

Dal crowdfunding al crowlending

Il fenomeno del real estate crowdfunding, nuovo per noi, in USA e UK è già consolidato con più di 100 piattaforme, tra cui le più note sono Real Crowd, Property Partners e The House Crowd: nel 2025 raggiungerà un volume di investimenti di 300 miliardi secondo una ricerca di Forbes.

“Siamo orgogliosi di aver portato il nostro modello di business in un mercato in forte ripresa come quello italiano – ci spiega Giovanni Buono, CEO di Housers Italia –. Nel nostro caso è più corretto parlare di crowdlending, strumento più vantaggioso per i finanziatori rispetto al crowdfunding, perché permette di accrescere il rendimento dei progetti, di aumentare la liquidità e di investire in maniera crossnazionale”.

 

L’obiettivo è quello di “democratizzare il mercato immobiliare valorizzando al meglio i risparmi degli utenti che spesso hanno entrate troppo esigue per investire nel mattone”. Oggi solo il 10% dei giovani tra i 20 e i 40 anni sarebbe in grado di usare i propri risparmi per comprare una seconda casa, a causa di costi elevati, difficoltà nell’ottenere mutui e tempi lunghi di restituzione dei prestiti. Il momento sembra quello giusto: “Negli ultimi 4-5 anni il mercato aveva raggiunto il fondo. Ora si vedono i primi segnali di ripresa. In città come Roma e soprattutto Milano ci sono quartieri che stanno vivendo una seconda giovinezza: noi cerchiamo immobili sempre in zone con un potenziale molto alto”, prosegue Giovanni Buono.

 

Come funziona

Semplicità, partecipazione e trasparenza sono i tre elementi chiave del progetto: “Investire sulla piattaforma è molto semplice e i business plan ben spiegati”. Dopo essersi registrati creando un profilo, si accede all’elenco delle opportunità di investimento e agli strumenti di selezione e valutazione. L’immobile, messo a reddito prima e rivenduto dopo riqualificazione, permette di ottenere un doppio ritorno sul capitale investito: da una parte si ha il rendimento derivante dalle rendite dell’affitto e dall’altra quello legato alla rivendita dopo la rivalutazione del bene.

Gli “Housers” italiani

Ma chi sono gli “Housers” italiani che hanno raccolto la sfida finora? “I nostri connazionali si sono dimostrati molto attivi e interessati – aggiunge il CEO di Housers Italia -. Più della metà di chi si è iscritto è passato all’azione, investendo denaro. Inoltre, il 60% degli utenti ha prediletto l’estero. Facendo un paragone con gli inizi di Housers in Spagna, in Italia si riscontra una maggiore accoglienza: se lì la tempistica di finanziamento per i primi immobili è stata di circa tre mesi, il primo progetto italiano è stato finanziato in soli 26 giorni. In media gli italiani hanno investito 500 euro, ma c’è anche chi ha investito oltre 10mila euro”.
I fondi degli utenti sono depositati e garantiti da Lemon Way, un operatore internazionale accreditato in Italia per la gestione dei pagamenti elettronici, che offre soluzioni per il crowfdunding, l’e-commerce e i pagamenti attraverso device mobili.

La normativa

Housers è la prima ed unica piattaforma attiva ad avere ottenuto la licenza da un’istituzione ufficiale, quella della Commissione Nazionale del Mercato dei Valori (CNMV), la Consob spagnola. “Nel nostro Paese la Banca d’Italia ha evidenziato come all’estero la legislazione in materia di crowdlending sia più robusta e sta lavorando insieme a Consob per rendere l’Italia un luogo fertile per la nascente industria FinTech. Noi stessi ci siamo messi a disposizione per collaborare e per studiare i modelli già attivi all’estero in modo da creare una normativa omogenea”, conclude il CEO  italiano di Housers, che in totale conta un team di 50 persone, di cui quattro esclusivamente dedicate all’Italia.

 

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