Breve storia di Sarahah, l’app dei messaggi anonimi che metteva il naso nella tua rubrica

L'applicazione (scaricata da più di 18 milioni di persone) raccoglierebbe i dati presenti nella rubrica degli utenti e li memorizzerebbe sui propri server. Il founder: «La richiesta di accedere ai dati verrà rimossa»

Alla fine dell’estate (quasi) possiamo dirlo senza troppi timori. Con i suoi 18 milioni di download e più su iPhone, iPad e dispositivi Android, Sarahah è stata l’app delle vacanze 2017. Quella che ci ha tenuto compagnia da giugno ad agosto, mentre eravamo in spiaggia, anche su Facebook e nei link di Snapchat. In sintesi, c’è stato un momento in cui non eri veramente cool se non ti iscrivevi alla piattaforma dei messaggini anonimi di proprietà di Zain al-Abidin Tawfiq, 29 anni, originario dell’Arabia Saudita, analista di sistemi aziendali presso una società petrolifera. Non solo dovevi iscriverti, ma avere anche la speranza che qualcuno ti insultasse. Proprio così. Ma non è questo il lato oscuro di Sarahah (che in arabo significa onestà). Né il suo essere una sorta di sfogatoio da tastiera (soprattutto per i dipendenti che volevano esprimere giudizi onesti sui propri capi senza diritto di replica e senza la possibilità di essere rintracciati). No. Il problema di Sarahah è la privacy: secondo l’esperto di sicurezza informatica Zachary Julian l’app raccoglierebbe i dati presenti nella rubrica degli utenti, e li memorizzerebbe sui propri server. La pratica non è del tutto nascosta: la app, infatti, una volta scaricata, chiede il permesso di accedere ai contatti telefonici. Ma non informa che memorizzerà QUEI dati.

sarahah

Dati personali a rischio

Il founder si è difeso spiegando su Twitter che la raccolta dei contatti degli utenti era pensata per dotare l’app della funzione “trova i tuoi amici”, che alla fine non è stata introdotta per un problema tecnico. “Il database – ha twittato – attualmente non ospita i contatti, e la richiesta di accedere ai dati verrà rimossa sul prossimo aggiornamento dell’applicazione”. Solo una toppa per nascondere la falla? Vedremo che cosa succederà nei prossimi tempi e se l’applicazione esplosa nel giro di un’estate finirà nel dimenticatoio come tante altre in altrettanti pochi mesi. Nel frattempo il rischio è l’eventuale sicurezza dei suoi server e la possibilità che vengano violati da qualcuno che poi potrebbe rivendere i dati di milioni di utenti al miglior offerente.

La cassetta dei suggerimenti

Anche se la sua notorietà risale agli ultimi mesi, Sarahah è stata creata nel 2016 (all’inizio era solo un sito web). In origine l’obiettivo della piattaforma era far sì che i dipendenti di qualunque azienda potessero inviare messaggi anonimi, e senza possibilità di replica, ai propri superiori. Una moderna cassetta dei suggerimenti e anche un modo per denunciare situazioni complicate senza rischiare di perdere il posto o subire ritorsioni. La premessa? Le persone sono più disposte ad essere oneste quando i loro messaggi sono anonimi.

La piattaforma decolla

Inizialmente l’idea non riscontra molto successo. Dopo pochi mesi la piattaforma stentava a decollare e pochissimi erano gli utenti registrati e i messaggi scambiati. La prima svolta, come ha raccontato Tawfiq a Mashable, arriva grazie ad un amico, un influencer, che pubblicizzando il servizio sui social riesce a far superare lo scoglio dei mille messaggi inviati. Nei primi mesi del 2017, Sarahah si diffonde nei paesi arabi e in Egitto. “Spread like a virus”. “Si è diffuso come un virus”. Dice Tawfiq.

Il 13 giugno su App Store

Tawfiq a questo punto decide di sviluppare un’app per permettere di inviare i messaggi direttamente dallo smartphone. Il 13 giugno è il giorno del debutto, sull’App Store. L’app inizia a essere scaricata in paesi come il Canada, gli Stati Uniti, il Sudafrica, l’Irlanda e l’Australia. Raggiunge in breve tempo le vette degli store ma è Snapchat la seconda chiave di svolta: l’app del fantasmino giallo aveva introdotto la possibilità di incollare link nelle storie. Gli utenti hanno così iniziato a chiedere di dare giudizi alle loro storie, in forma anonima, tramite l’app. Gli indirizzi degli account privati hanno preso così a viaggiare tra gli smartphone diffondendosi a macchia d’olio.