Abbiamo provato la nuova STR12 grazie alla realtà virtuale. Ecco com’è andata

Scuderia Toro Rosso e Redbull grazie alle tecniche messe a punto da Digital Light House hanno realizzato un’esperienza di guida a bordo della nuovissima STR12 in realtà virtuale

Può una startup domare un toro? Guardando a quello che hanno fatto Redbull, Scuderia Toro Rosso e Digital Light House, società che si occupa di realtà virtuali ed effetti visivi digitali, sembrerebbe proprio di sì. Abbiamo provato per voi, in anteprima, l’adrenalinica esperienza di guidare la nuova STR12 grazie alla realtà virtuale.

Un visore Oculus per arrivare nella Scuderia Toro Rosso

In fatto di innovazione il circus della Formula 1 è uno di quegli sport che non risparmia nulla: elettronica, motori, big data ma, soprattutto, tanta digitalizzazione, dagli studi dei modelli in galleria del vento fino all’engagement dei tantissimi fan che affollano i circuiti del mondiale.

Ed è così che Scuderia Toro Rosso e Redbull grazie alle tecniche messe a punto da Digital Light House hanno realizzato un’esperienza di guida a bordo della nuovissima STR12 in realtà virtuale: visore Oculus, scansione laser della macchina per un rilievo millimetrico della carrozzeria e la tecnica motion capture di un vero pit stop con i meccanici di Faenza, consentono di trasportare l’aspirante pilota dall’officina di Scuderia Toro Rosso, verso la neve di Kitzbuhel, il deserto della Giordania e l’eliporto sulla cima della “vela” di Dubai.

L’esperienza di guida

Un’esperienza davvero ‘immersiva’: la sensazione alla guida è davvero quella di stare seduti all’interno del bolide di F1, con il sedile che risponde alle sollecitazioni dei diversi terreni e il sistema dell’equilibrio del corpo che in pochi secondi si adatta ai piani virtuali, restituendo la netta sensazione di viaggiare sui diversi livelli del terreno e attraverso le tante direzioni del percorso.

Quello che maggiormente colpisce, però, è la tecnica utilizzata per la costruzione dell’esperienza: un mix fra utilizzo di tecniche cinematografiche (es. motion capture dei meccanici al pit stop) e di gaming, unite all’uso del laser scanner – o fotogrammetria ad alta risoluzione di derivazione sia civile che militare, tecnica brevettata inizialmente dal Digital Light House in ambito culturale per la scansione del piano nobile del Palazzo del Quirinale. Vincente anche la scelta di ambientare il percorso all’interno di scenari atipici, costruiti ispirandosi ai famosi ShowRun della Scuderia Redbull in Giordania, Austria e Abu Dabhi: dal ghiaccio al deserto – attraversando tra l’altro alcune rovine della città di Petra – fino alla piattaforma per elicotteri posta sulla cima di un grattacielo.

Dopo 10 minuti di guida, intensa e adrenalinica, possiamo dire due cose: che si, una startup è davvero riuscita a domare un toro e che l’unico consiglio che ci sentiamo di dare per renderla ancora più realistica è quello di farci sentire anche l’odore della benzina e il vento nei capelli.

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