Cos’è la Creative Business Cup e cosa fa Betwyll, startup vincitrice dell’edizione italiana

Una competizione internazionale dedicata agli imprenditori creativi con progetti innovativi a forte valenza sociale. L’edizione italiana è stata vinta dall’app di social reading Betwyll che accederà a novembre alla finale internazionale a Copenaghen

Sessanta i paesi coinvolti in tutto il mondo e un circuito di 35 mila eventi dedicati alle startup con progetti creativi che impattino positivamente, attraverso prodotti e servizi innovativi, sulla comunità. La Creative Business Cup non è solo una competizione ma un’iniziativa nata per raccogliere e valorizzare l’industria creativa a livello globale, creando un matching con investitori provenienti da tutto il mondo e che si incontrano in occasione dell’evento conclusivo, in programma a Copenaghen il 16 novembre 2017 e durante cui saranno premiati i progetti vincitori (qui i premi dell’edizione 2016). La novità di quest’anno è l’introduzione, all’interno della finalissima, del Creative Business Investors Pitch: entro il 17 settembre, tutte le startup non vincitrici delle edizioni nazionali potranno candidare il loro pitch e, il 15 e 16 novembre, presentarlo a una giuria di finanziatori. Il vincitore riceverà il titolo di “The most investable creative startup” e un premio di 5 mila euro.

L’edizione italiana, giunta al quinto anno e organizzata da Materahub e Meta, ha visto 25 team finalisti che hanno candidato progetti in gran parte rientranti nei settori della bio-edilizia, cura del patrimonio, education, food, editoria, turismo ed eventi. Il vincitore, che rappresenterà l’Italia nell’evento a Copenaghen, è Betwyll, un’app di social reading – attualmente in versione beta per sistemi operativi Apple e Android – nata dalla community Twitteratura. Betwyll è stata creata da Paolo Costa, Pierluigi Vaccaneo ed Edoardo Montenegro ed è stata lanciata nel 2016, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino. É basata sull’interazione degli utenti-lettori, anche appartenenti a istituti scolastici, su testi di letteratura in un ambiente integrato. «In sostanza con Betwyll – ha spiegato il co-founder Paolo Costa nell’intervista a StartupItalia! –  è possibile organizzare progetti di lettura in comunità. Si carica il testo che si vuole leggere, si definisce un calendario di lettura e si promuove il progetto. Tutti coloro che partecipano leggono il testo usando Betwyll e rispettando il calendario: il giorno uno tutti leggono il primo capitolo, il giorno due leggono il secondo e così via».

Il team di Betwyll

Il team di Betwyll: Paolo Costa, Pierluigi Vaccaneo, Edoardo Montenegro

Originariamente c’era quindi una community di lettori su Twitter, che sperimentavano un nuovo modo di leggere, commentare, condividere e riscrivere testi di letteratura, guidati dalla brevità dei 140 caratteri di un tweet. Con Betwyll, si fa un passo in avanti, perché la app permette di avere in un’unica interfaccia il testo che si vuole leggere e lo spazio per i commenti di 140 caratteri. «Gli utenti – spiega Costa – hanno la possibilità di esprimere pensieri e opinioni su ciò che leggono e che appaiono sotto forma di tweet a margine del testo. Quindi, a mano a mano che la lettura procede, il testo si arricchisce di commenti, con cui si può ulteriormente interagire, anche condividendoli o semplicemente esprimendo il proprio gradimento con un “mi piace”».

L’app segue un po’ la logica di Wattpad, la community per lettori e scrittori ma con alcune differenze: Betwyll prende in considerazione solo la letteratura già esistente e non i testi creati degli utenti; su Wattpad, inoltre, i commenti possono anche superare i 140 caratteri. Il prossimo passo per il team di Betwyll è la presentazione del pitch a Copenaghen e l’auspicio è quello di far crescere la notorietà dell’app, allargando la community, e di entrare in contatto con potenziali partner e investitori. «Abbiamo vinto su decine di altri concorrenti italiani – dice Paolo Costa – e, a quanto pare, in giuria c’è stato un vasto consenso nei nostri confronti. Ora dobbiamo essere altrettanto bravi in Europa, dove ci sono le risorse per esistere».

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