Enrico Verga

Enrico Verga

Set 12, 2017

Il genio di Musk e le tasse (della California) che tengono a galla la Tesla | L’analisi

Elon Musk non regala sogni, ma vende auto ed energia. E qualcuno deve “mettere la benzina nel motore” per far girare l’auto

Negli ultimi anni il mondo ha scoperto le auto elettriche. All’apparenza una soluzione per tutti i mali. La produzione di energia per caricare le auto elettriche impone, tuttavia, una riflessione: se generata tramite fonti rinnovabili e non inquinanti (questo esclude per esempio le centrali nucleari a fissione, la combustione di derivati fossili) l’auto elettrica può essere un beneficio per la comunità, diversamente è solo un modo per spostare l’inquinamento in un’altra zona del territorio.

Tesla

Il ciclo energetico di Musk

Vi è un grande parlare di auto elettriche e, uno tra tutti, il signor Musk, è la versione anni 20’ di Richard Branson. Dove Branson si gettava da un aereo per pubblicizzare la sua nuova linea aerea, Musk si spinge oltre, creando treni a levitazione (quanto meno il prototipo), pianificando viaggi su Marte (con rendering meglio di quelli della Nasa), e ultimo, ma non per questo meno importante, sviluppando un intero ciclo energetico chiuso. Per risolvere il problema dell’inquinamento derivato dalla produzione di energia, con la Tesla si possono anche comprare (a la carte) un tetto solare (per ricaricare la macchina), eleganti batterie da muro (power wall) per accumulare l’energia prodotta in eccesso durante il giorno. Sulla carta funziona tutto, nel mondo reale resta una domanda. Chi paga? Il signor Musk non regala sogni, ma vende auto ed energia. Sta creando un nuovo stile di vita basato sull’ecologia? Possibile. Ma resta il fatto che qualcuno deve “mettere la benzina nel motore” per far girare l’auto (che in questo caso si intende l’intera industria Tesla).

La benzina si chiama contante

La Giga factory che costruisce in America è all’apparenza stupenda, ma sino ad oggi le affermazioni di Musk han superato ampliamente i suoi guadagni (in ambito Tesla). Alla fine della giornata quale è l’unica entità che può garantire un flusso stabile e affidabile di entrate per ogni azienda? Lo stato, la cui fonte di entrata primaria sono le tasse dei suoi cittadini e delle sue aziende.

Non essendo il signor Musk presidente del mondo, l’unico modo che ha per avere accesso ai soldi delle tasse sono i finanziamenti pubblici

Che si tratti di progetti per nuove tecnologie, grant di ricerca o semplici “incentivi alla rottamazione” il signor Musk deve avere la certezza (e con lui le banche che lo finanziano, organizzazioni che di rado si dedicano ad una cieca beneficienza) che le sue spese rientreranno.

4,9 miliardi di dollari di sussidi

Già nel 2015 il Los Angeles Time mappava il totale dei sussidi, ammortamenti delle tasse, incentivi a circa 4,9 miliardi di dollari per le tre aziende di Musk: Tesla, Solar city e Space-X (quella che ti manda su Marte). Il sito Eletrek si era spinto oltre tracciando ogni singola spesa per le differenti aziende di Musk. La difesa di Musk da allora è sempre stata la stessa: le opportunità per l’ambiente, l’opportunità di posti di lavoro che andranno a generare le sue aziende e non ultimo, il fatto che i soldi che prende sono una frazione di quelli che i lobbysti del petrolio ed energie fossili riescono ad ottenere. Quest’ultima affermazione è vera, se consideriamo che nello stesso articolo il LAT riportava, per lo stesso periodo, un totale di sussidi di 550 miliardi di dollari per le vecchie compagnie fossili.

Le vendite…

Se sul fronte investimenti e ricerca Tesla & Co appare un buon affare per gli investitori (che si ritrovano le spalle coperte dalle tasse de cittadini) sul lato vendite qualcosa non torna. Da più parti si segnala una tendenza negativa quando viene meno la mano invisibile degli incentivi alla vendita. Partiamo dalla stessa California, paradiso degli ambientalisti e grande sponsor di Tesla. Le vendite, riporta Reuters in luglio, sono crollate da poco meno di 2900 unità a 2200.

…e il nodo incentivi

Si intenda che stiamo parlando di una nuova tecnologia, un nuovo approccio al mercato e un nuovo stile di vita (e relativa campagna di marketing che deve ancora perfezionare alcuni bersagli). Tuttavia i problemi di Tesla, quando si tratta di vendita, sembrano fortemente legati agli incentivi. Il fenomeno tende ormai ad avere uno storico (seppur modesto) su cui riflettere. In Danimarca il governo ha modificato il piano di sussidi per le auto elettriche. Risultato Tesla: da 2738 unità vendute nel 2015 si è arrivati a sole 6 unità nel 2017 (1 trimestre).

Così nel mondo

Un risultato devastante, se si considera, come riporta il Nordic Business Insider, che nel 2015 la Danimarca rappresentava per Tesla oltre il 5% del suo venduto a livello mondo. Cambia continente non cambia il gioco. Hong Kong, una semi città stato. Gli incentivi per le auto elettriche vengono rimodulati, stesso scenario le vendite della Tesla crollano, come riporta Fox Business.

La California tiene a galla Tesla

In California, tuttavia, sembra che siano ancora molto fiduciosi nei confronti del signor Musk. L’assemblea dello stato ha di recente proposto un piano di sussidi da 3 miliardi di dollari. Uno dei più importanti, nella storia americana, in questo specifico settore. Business Insider riprende la riflessione di Wolf Street (un blog finanziario molto influente in Usa) sul fatto che, si suggerisce nel pezzo, la California stia tenendo a galla Tesla. A calcare la mano arriva anche Seeking Alpha dove, a latere delle già menzionate crisi di sussidi & vendite, elenca una serie di problemi che nell’ultimo anno hanno interessato il gruppo Musk & co: ritardi nelle linee di produzione, problemi con le batterie (anche le Powerwall, le batterie a muro).

La guida autonoma

Uno dei tanti annunci di Musk che, con l’incidente di alcuni mesi fa, ha dimostrato di essere ancora un po’ indietro nell’assicurare una “guida autonoma sicura”. Come riporta il Wall Street Journal, ripreso da Ars Technica, il dipartimento “guida autonoma” di Tesla ha visto un fuggi fuggi generale. Un totale di 14 persone tra manager e ingeneri sono scappati. Alcuni suggeriscono solo per entrare in gruppi dove la paga sia migliore, altri discutono sulle tecnologie scelte da Musk che non sono affidabili. Alcune testate hanno cominciato a suggerire apertamente che il “metodo Musk” sia, in vero, uno schema ponzi. In pratica ogni tot mesi si annuncia una nuova mirabolante soluzione, tecnologia, prototipo, per eccitare gli azionisti, i giornalisti e tenere buoni gli investitori. Dopo tutto Tesla è “too Big to fail” (almeno in California).
Allo stato attuale è ancora difficile decidere se Elon Musk sia un genio visionario o un abile venditore di sogni (magari non realizzabili). Sta di fatto che, se volete pagare una Tesla senza guidarla, non dovete fare altro che pagare le tasse. Qualche fortunato possessore di una Tesla comprata grazie ai vostri incentivi, potrebbe decidere di farvi fare un giro gratis.

 

@enricoverga