Sara Riboldi

Sara Riboldi

Set 18, 2017, 4:00pm

Sara Riboldi

Sara Riboldi

Set 18, 2017, 4:00pm

Che cosa ci dicono i dati ISTAT sul lavoro, soprattutto sul turismo (il nostro motore)

I posti di lavoro volano nei servizi di mercato, con al primo posto le attività di alloggio e ristorazione. Ma non mancano le contraddizioni. Il punto con i dati messi a confronto

Lavoro, i posti occupati dai lavoratori dipendenti (indipendentemente dalle ore lavorate) volano nei servizi ma aumentano anche nel settore industriale. I dati Istat relativi al secondo trimestre dell’anno e diffusi il 12 settembre sono chiari: rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso, le posizioni lavorative dipendenti aumentano dello 0,6% nell’industria e del 4,7% nei servizi. In parallelo, però, nel medesimo periodo cresce in generale anche il tasso di posti vacanti (che misura la quota di tutti i posti di lavoro dipendente, occupati e non, per i quali è in corso una ricerca di personale) di 0,1 % nell’industria e dello 0,3% nei servizi. Non è però tutto oro quello che luccica. Se prendiamo in considerazione, per esempio, il settore dei servizi di mercato, non mancano le ombre.

Medaglia d’oro per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione

I servizi di mercato, dicevamo. Secondo i dati Istat solo il settore delle attività finanziarie e assicurative ha subito un calo di posizioni lavorative rispetto al secondo trimestre 2016 (-1,1%). Al primo posto troviamo il settore dei servizi di alloggio e di ristorazione: nel secondo trimestre dell’anno è stato infatti registrato un aumento pari al 12,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un indicatore che è lo specchio del fatturato, che ha registrato nel secondo trimestre 2017 un incremento pari allo 6,1% (+8,2% nei servizi di alloggio e +5,2% in quelli di ristorazione) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (Elaborazione dati Istat sul fatturato dei servizi del secondo trimestre 2017 pubblicato il 30 agosto 2017).

Oggi sicuramente il settore turistico, di cui fanno parte anche le imprese di pubblici esercizi, può essere considerato il motore della ricrescita dell’economia italiana

Nella ristorazione aumenta l’apprendistato

Il forte aumento dell’occupazione però presenta anche ombre. Secondo i dati della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, nel secondo trimestre 2017 l’occupazione è risultata più alta dell’1,8% rispetto a quella di un anno prima (Elaborazione rapporto annuale sulla ristorazione 2016 Federazione italiana dei pubblici esercizi – dati disponibili al 31 dicembre 2016). Nel 2015 i pubblici esercizi hanno impiegato in media 687.362 persone ma di questi non è trascurabile il numero degli apprendisti, pari a oltre 52 mila unità. L’aumento occupazionale è dunque segno di una ripresa ma sembra aver inciso poco la riforma del lavoro. Ne parla il Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Fipe, Matteo Musacci, in un intervento rilasciato lo scorso primo settembre durante la trasmissione RAI RADIO1: RADIO ANCH’IO  sul tema del Jobs Act: “Il settore della ristorazione sta vivendo una ripresa – dichiara in radio Musacci – probabilmente è cresciuta negli italiani la  voglia del fuori casa e questo ha giovato sia a chi ha investito e creato nuovi format nel settore ristorativo sia a chi ha voluto innovare quello che aveva già. È chiaro che la ripresa dell’occupazione non si lega a una riforma ma a una timida crescita. Quello che può aver inciso è la decontribuzione per tre anni, che però è stata uno spot. A oggi infatti vediamo per contro un aumento del contratto di apprendistato: se prima le decontribuzioni valevano per un raggio più ampio di persone oggi invece l’imprenditore che vuole investire senza svenarsi deve ricorrere al contratto di apprendistato”.

Cresce il lavoro nel turismo

Le attività immobiliari nel settore servizi sono al secondo posto per quanto riguarda le posizioni lavorative, cresciute dell’8% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso, mentre al terzo posto troviamo le agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (+6,9%). Anche in questo settore il trend di crescita va di pari passo con il fatturato, che secondo i dati Istat registra rispetto al secondo trimestre 2016 una variazione positiva del 3,5% (Elaborazione dati Istat sul fatturato dei servizi del secondo trimestre 2017 pubblicato il 30 agosto 2017). In questo quadro le attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse hanno un incremento del fatturato (+6,2%), mentre cala il fatturato per le attività di supporto per le funzioni d’ufficio e altri servizi di supporto alle imprese (-1,6%), per le attività di pulizia e disinfestazione (-1,5%) e per i servizi di vigilanza e investigazione (-0,9%). Il turismo, del resto, rappresenta un driver importante per l’Italia. Secondo il rapporto sul turismo 2017, realizzato da Unicredit in collaborazione con il Touring Club Italiano i lavoratori nel settore sono circa 2,7 milioni e Il settore viaggi e vacanze vale oltre il 10% del Pil nazionale. Le agenzie viaggi e dei tour operator attivi in Italia nel 2016 erano oltre 12 mila, la maggior parte concentrati in Lombardia (1.977 in totale), Lazio (1.884) e Campania (1.270). Tuttavia, agenzie di viaggio e tour operator sono distribuiti in tutta Italia, rappresentando un buon settore per economia e occupazione.

Piccoli commercianti in ginocchio

Una considerazione a parte va fatta per il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, che unito al servizio di riparazione di autoveicoli e motocicli ha registrato, secondo i dati Istat, per quanto riguarda le posizioni lavorative nel secondo trimestre dell’anno una variazione positiva del 3,4% rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso.  A preoccupare però è la situazione dei piccoli commercianti. L’allarme è lanciato da CGIA di Mestre, secondo la quale tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese dell’anno scorso il numero delle imprese attive nell’artigianato e nel commercio al dettaglio è sceso di 25.604 unità. Secondo i dati, dal 2009 l’Italia ha perso quasi 158.000 imprese tra artigianato e commercio al dettaglio (oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio). La CGIA stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti. “La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, in una nota stampa – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più mirate e aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è stata via di scampo. L’unica soluzione è stata quella di gettare definitivamente la spugna”. E così mentre nei supermercati, nei discount, nei grandi magazzini le vendite sono aumentate dell’1,3 per cento, nei piccoli negozi la diminuzione è stata dello 0,6 per cento (Dati che mettono in rapporto i primi sei mesi del 2016 e del 2017). Di più. Dal 2006 al 2016, la grande distribuzione ha avuto una variazione ni crescita pari allo 6,2% mentre la piccola distribuzione ha un pesante segno meno (-5,2%). Insomma, le cose per i piccoli commercianti non sembrano andare bene, con conseguente impatto anche sull’occupazione.

Aumenta l’occupazione ma si lavora da precari

I dati Istat registrano un aumento occupazionale di circa 153 mila occupati tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente (+0,7%), Non mancano i paradossi e le ombre nel lavoro, non solo nei settori di crescita che riguardano i servizi di mercato ma in generale. La crescita riguarda solo i dipendenti (+356 mila, +2,1%) ma di questi 17.726 dipendenti, 2.679 sono a termine, con un aumento pari a 11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Inoltre, l’incremento è più accentuato tra gli over 50 (+0.9% rispetto al medesimo periodo del 2016). Il significato dei dati è purtroppo chiaro: si lavora di più ma ci sono più precari. Oltretutto la crescita non riguarda i giovani, vero potenziale per la crescita economica.  E come sottolinea la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in una nota stampa della fine di luglio “è urgente mettere al centro il tema della qualità e della stabilità dell’occupazione”.