Luca Annunziata

Luca Annunziata

Set 21, 2017, 4:00pm

Luca Annunziata

Luca Annunziata

Set 21, 2017, 4:00pm

Mobike: abbiamo provato il nuovo bike sharing di Milano

In attesa che anche OFO dia il via al servizio, abbiamo fatto un giro con le bici che si prendono e si lasciano dove si vuole

Si apre l’app, si trova una bici, si pedala fino a destinazione e si lascia la bici dove fa più comodo (purché non intralci il traffico e i pedoni). La nuova idea di bike sharing a Milano si chiama in gergo “free floating”: un servizio senza stalli messo in piedi da un’azienda cinese, Mobike, che ora si arricchisce di un altro concorrente che viene sempre dall’Asia. Proprio oggi abbiamo cominciato a vedere in strada le bici gialle di OFO (e presto vi racconteremo anche come vanno), ma nei giorni scorsi abbiamo già fatto una pedalata su quelle arancio e argento di Mobike: ne abbiamo inforcata una a un passo da Piazza Gae Aulenti e l’abbiamo lasciata a Sant’Ambrogio. Ecco come è andata.

La bici di Mobike

Telaio di alluminio (siamo sui 25kg totali), ruote a razze in lega, freno a disco integrato nei mozzi avanti e dietro, forcelle monobraccio e trasmissione ruota libera senza rapporti: le biciclette Mobike sono molto moderne nella concezione e nell’estetica, accattivanti persino nella scelta cromatica, e impiegano alcune soluzioni tecniche inusuali. Come le ruote “piene” senza camera d’aria, che non attutiscono le vibrazioni e le sconnessioni della strada ma che evitano di doversi preoccupare delle forature: ma non è l’unica particolarità della dueruote cinese.

Per scoraggiare furti e spoliazione delle bici ci sono parecchie soluzioni “proprietarie” sulle Mobike: i mozzi sono inediti, le ruote assicurate a questi ultimi con 5 bulloni da stringere a brugola. Il diametro delle ruote poi è da 24, particolare che può spiazzare un po’ gli adulti perché le reazioni sono decisamente più repentine di quanto non accada sulle misure superiori. Molto interessante la scelta di sfruttare una trasmissione a cardano nascosta nel telaio: niente grasso e sporco su gambe e vestiti, un’ottima idea per un mezzo di trasporto cittadino.

Altro particolare interessante riguarda il sellino: sfrutta un meccanismo a gas per semplificare la sua regolazione, da effettuare prima di ogni noleggio per adattarla al meglio a chi pedala. Sulle ruote ci sono un paio di mini-parafanghi che non lasciano ben sperare per quanto attiene la protezione dagli schizzi con strade bagnate, e un portapacchi montato davanti al manubrio che va bene per una piccola borsa o una busta della spesa.

Le luci sono a LED e si accendono da sole, con un sensore crepuscolare.

La nostra prova a spasso per Milano

Per noleggiare una Mobike bisogna innanzi tutto scaricare la app e registrarsi: occorrono un po’ di dati personali e un numero di carta di credito (va bene anche una ricaricabile). Alla registrazione l’app prova un’autorizzazione da 1 euro per accertarsi che la carta sia funzionante, ma non effettua addebiti: il prelievo ci sarà solo dopo il primo noleggio, quando la app chiederà di ricaricare il proprio account con credito pari o multiplo di 5 euro. La tariffa per l’utilizzo è di 15 centesimi ogni 30 minuti, tempo effettivo da quando si inizia il noleggio a quando lo si termina.

Una volta completata la registrazione con l’app si possono individuare le biciclette più vicine (localizzate tramite GPS integrato nel mezzo): scelta la bici la si può prenotare per 15 minuti, il tempo di raggiungerla, ma il noleggio effettivo inizia solo quando si è sul posto. Per farlo partire infatti occorre leggere un QR code presente in due punti sul telaio, così da sbloccare il fermo-ruota presente sul cerchio posteriore: nella nostra esperienza tutto ha funzionato velocemente e senza esitazioni, in pochi secondi eravamo in sella.

Le bici Mobike non hanno alcun supporto per uno smartphone sul manubrio: quindi non ci si può far guidare dal navigatore a destinazione (meglio così, potrebbe essere parecchio pericoloso guardare lo schermo invece della strada). Il manubrio stesso non ha forme estreme, si impugna comodamente: tutto sommato se non si è altissimi si sta anche bene in sella, solo si sentono tutte le vibrazioni di pavé e buche per via del telaio rigido e delle ruote piene. L’impressione è però che il mezzo sia stato disegnato pensando al pubblico cinese, che in media è alto qualche centimetro in meno di quello italiano: se siete più alti di 175-180 centimetri potreste trovare un po’ piccola la bici Mobike.

Il rapporto scelto per la trasmissione ci è parso un po’ corto: per aumentare un po’ la velocità, soprattutto se ci si trova sulla carreggiata perché non c’è la ciclabile può essere indispensabile, è necessario aumentare parecchio la frequenza d pedalata. Non è il massimo, soprattutto se non ci si chiama Chris Froome e non si sta rispondendo a un attacco di Vincenzo Nibali sui Pirenei.

Mobike ha appena lanciato il servizio, le bici sono tutte nuove: per ora sono meccanicamente ineccepibili, la frenata anche se non è a disco è comunque buona e la sella è comoda. Vedremo se la manutenzione sarà adeguata nel tempo.

Ne vale la pena?

Abbiamo percorso un po’ più di 4 chilometri in sella a una bici Mobike, in meno di 30 minuti: il costo complessivo è stato quindi di 15 centesimi, un decimo di quanto ci sarebbe costato un biglietto per viaggiare sui mezzi pubblici. Se il meteo lo consente è una soluzione valida, soprattutto in una città come Milano: pianeggiante, con una superficie poco estesa, con un buon numero di ciclabili (anche se siamo anni luce distanti dalle metropoli del Nord Europa).

L’unica esitazione della app l’abbiamo registrata proprio all’arrivo, quando per ragioni che non comprendiamo si è rifiutata di bloccare automaticamente la ruota posteriore e abbiamo dovuto farlo manualmente (per poi segnalare la fine del noleggio nella app stessa). Riproveremo. Da sottolineare come la traduzione delle voci nell’app, a partire dal cinese, per ora sia un po’ approssimativa: ci sono dei punti nei quali l’italiano è claudicante, ma immaginiamo che sia solo questione di tempo prima che venga rifinita da questo punto di vista.

Rispetto ai mezzi del Comune di Milano, BikeMi, quelli Mobike sono più moderni: le soluzioni tecniche adottate però condizionano il comfort, le ruote piene e il telaio rigido rendono la marcia meno gradevole che su una bici più “tradizionale”. Non parliamo di differenze abissali, e dobbiamo sempre pensare che si tratta di una soluzione che serve a coprire brevi distanze in pochi minuti.

Il costo è invitante: BikeMi prevede un abbonamento annuale da 36 euro e 2 ore di utilizzo gratuito al giorno, mentre con Mobike a 15 centesimi ogni 30 minuti si arriva a 120 ore prima di fare pari con i costi fissi di ATM. Ci paiono numeri concorrenziali. Mobike ha sistemato un bel numero di bici in giro per la città, e quando anche OFO entrerà pienamente in servizio il parco mezzi raggiungerà la ragguardevole cifra di 12.000 unità in totale. Un numero importante: e l’estrema comodità di lasciare la bici ovunque è innegabile (lo ripetiamo: purché si faccia con buonsenso, senza intralciare pedoni e automobili).