Le elezioni tedesche spiazzano anche gli analisti (che promettevano la fine del populismo)

Secondo il rapporto del Columbia Threadneedle Investments l’Eurozona sta per tornare in salute, ma l’ottimismo si scontra con la turbolenza elettorale tedesca

«L’Eurozona sta per tornare in salute», scrive Columbia Threadneedle Investments nel suo report sulle prospettive del continente, a firma di Philip Dicken, responsabile azionario Europa. La società leader nella gestione di investimenti invita a puntare sull’area. Il report però è stato redatto prima delle elezioni tedesche, che sono andate solo in parte come previsto dagli analisti. «Le nuvole si stanno diradando», scriveva Dicken, che come primo segnale di salute dell’Eurozona indicava proprio la vittoria, certa, di Angela Merkel

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La vittoria si è verificata, ma i termini sono diversi da quelli sperati da Columbia Threadneedle Investments: «Gli elettori tedeschi sono pronti a tornare al “business as usual”. Le elezioni tedesche vengono dopo un’ondata del cosiddetto populismo. La Germania è nota per le sue politiche centriste e ognuno dei due candidati mainstream continuerà la sua solida relazione con l’Europa». Il problema è proprio il notevole risultato della politica «non mainstream» in Germania. L’estrema destra dell’AFD è arrivata al 12,6%, raddoppiando le sue percentuali. La sinistra della Linke è il quinto partito, con il 9,4%. Le ali estreme hanno quasi un quarto dei voti, mentre per entrambi i partiti storici è il peggior risultato dal 1950. La CDU di Merkel non avrà vita facile nel creare una coalizione di governo, con relativo programma, insieme a Liberali e Verdi.

Il rapporto affermava che le vittorie centriste in Europa stavano rassicurando gli investitori, incoraggiandoli a credere in un futuro di mercati europei stabili. Ma ora l’ottimismo, dopo le sconfitte del Front National in Francia e degli antieuropeisti in Olanda, si scontra con questa turbolenza elettorale tedesca. E Dicken segnala anche già il prossimo problema all’orizzonte, la prossima minaccia alla stabilità centrista tanto desiderata dai mercati: le elezioni italiane. Dicken le definisce «il prossimo evento importante a causare ansia agli investitori». Il rapporto segnala però che «i due principali partiti populisti hanno ammorbidito la loro retorica negli ultimi mesi», indicando come segnale positivo l’intervento di Luigi Di Maio (nel frattempo diventato capo politico e candidato premier del Movimento 5 Stelle) alla convention di Cernobbio di inizio settembre.

Mentre la politica si conferma imprevedibile, c’è un altro elemento che spinge all’ottimismo: i numeri dell’economia europea. «La promessa di una maggiore stabilità politica è accompagnata da dati economici migliori che in passato, che mostrano come l’Eurozona si stia finalmente riprendendo dalla crisi economica e quella successiva del debito». Il settore manifatturiero ha visto un aumento degli ordini, nonostante la forza dell’euro. L’indice manifatturiero, che traccia indicatori come il tasso di occupazione e gli inventari, è cresciuto a 55,7 nel terzo quarto del 2017. L’occupazione è cresciuta per il 34esimo mese di fila. Il rapporto indica due paesi particolarmente virtuosi: la Germania, che ha visto la maggior crescita di volumi produttivi dal 2011 a oggi, e l’Irlanda, che è finalmente tornata a correre nel mese di agosto. Tutti indicatori che portano a una previsione di crescita del PIL europeo del 2,1%, che sarebbe la migliore performance dal 2007 ad oggi. I guadagni cresceranno del 10-15% quest’anno, anche a discapito della forza dell’euro, anche perché «la metà dei guadagni europei è generata all’interno del continente». Insomma, nemmeno un euro forte può fermare questa crescita. «Per chi è in cerca di valore, l’Europa offre buone opportunità nel lungo termine», conclude il rapporto. Elezioni italiane permettendo.