Assunta D'Aquale

Assunta D'Aquale

Set 28, 2017

YourDesk, la startup che mette in contatto chi cerca una scrivania con chi la offre

Il sito si propone come l'Airbnb del mondo del lavoro. Il lancio ufficiale durante l’evento Cortili Aperti 2.0 di Milano

YourDesk nasce da un’idea di Stefano Cotzia e Marco Accolla, che hanno costituito il team insieme a un gruppo di professionisti. Mentre Stefano Cotzia si occupa del management, Marco Accolla lavora al modello di business. Il team è stato costruito individuando le figure professionali necessarie al suo sviluppo: due web developer, frontend e backend (Marco Minutoli e Matteo D’Amario), una UX designer (Chiara Napol) e un UI designer (Giorgio Campo). Abbiamo intervistato Stefano Cotzia che ci spiega in dettaglio il progetto di YourDesk. Domani la presentazione del portale in occasione dell’evento Cortili Aperti 2.0a Milano.

Intervista

Ci puoi illustrare in cosa consiste il progetto?
YourDesk è il primo portale web italiano dove Host e Guest possono trovare e mettere a disposizioni spazi di lavoro, quindi: sale riunioni, scrivanie attrezzate, aule meeting, sale conferenza, e anche aule per fare formazione. Abbiamo un modello di business simile ad AirBnB, ma dedicato appunto al mondo del lavoro. Noi consentiamo ai Guest di trovare soluzioni adatte alle proprie esigenze, al proprio badget e dall’altra parte agli Host, ai proprietari, cioè a chi gestisce il mercato degli spazi di lavoro, di poter guadagnare da spazi inutilizzati. Per cui ci rivolgiamo a tutti coloro che hanno la necessità di spostarsi sul territorio, fornendo loro una postazione attrezzata, senza dover gestire dei costi fissi che in alcuni casi sarebbero proibitivi o in inutili come nel caso dei freelance che non necessitano di uno spazio fisico per tutti i 365 giorni dell’anno.
Quale è la differenza tra voi e un coworking?
I coworking sono in realtà un segmento della nostra utenza, cioè sono Host-pro. Da una parte abbiamo gli Host proprietari di spazi, che per lavoro gestiscono locations, come per esempio uno studio legale che vuole monetizzare una sala poco utilizzata come può essere la sala meeting. Questo tipo di spazio può essere adatto a chi non vuole utilizzare un coworking, come per esempio gli avvocati, gli architetti o di tutti quei professionisti che per motivi di privacy necessitano di un ambiente riservato.
Altra tipologia sono invece, come dicevo prima, gli Host-pro, ovvero quelli che per lavoro gestiscono le location come lavoro primario, al pari di hotel, catene di coworking, business centre, e che hanno spazi di lavoro multipli.
Chi sono gli utenti di YourDesk?
Da una parte Guest, Host e Host-pro, mentre il quarto segmento di utenza sono i Guest-pro, ovvero i professionisti che lavorano in regime di smart working o di lavoro agile. Ci rivolgiamo anche alle aziende o alla Pubblica Amministrazione, che decide di far uscire i propri dipendenti da una sede fisica. Poco tempo fa si è svolto lo Smart working day a Milano, e noi che seguiamo questo filone, dialoghiamo continuamente con il comune di Milano e vorremmo diventare un punto di riferimento anche per le società private che vogliono sfruttare questo nuovo modo di lavorare, permettendo agli utenti di trovare una postazione di lavoro adatta alle proprie esigenze, magari geograficamente più vicina.

Il vostro è un servizio di intermediazione…
Esatto, noi siamo dei facilitatori e quindi esattamente a metà tra Guest e Host. Non siamo un’immobiliare e non siamo proprietari di alcuno spazio, noi promuoviamo anzi gli spazi che si iscrivono al sito e aiutiamo gli Host a trovare la soluzione più adatta alle proprie esigenze.


Siete l’unica realtà di questo tipo in Italia?

Siamo i first movers, anche se presumiamo ancora per poco. Fuori dall’Italia esistono altre realtà, per esempio in America esiste SharDesk, praticamente un colosso. Noi siamo orgogliosi di questo progetto unico, d’altra parte c’è anche il rischio che un colosso come SharDesk decida di entrare nel mercato europeo, e quindi in Italia, anche se esiste già ma per inerzia. Sul suo sito ci si può registrare da qualunque paese europeo, ma di fatto per esempio in Italia, su 300 coworking italiani, solo due sono iscritti.
Quindi il concept di questo progetto è nato facendo riferimento al caso americano o è un’idea originale, nata dalla vostra esperienza lavorativa personale?
La nostra è un’idea originale, in quanto è frutto della nostra esperienza. Io sono un art director, non ho una postazione fissa, mi sposto nei coworking e in parte lavoro da casa, ma se devo incontrare un cliente preferisco farlo in una sede esterna. Utilizzo gli spazi che mi mettono a disposizione le agenzie di comunicazione con le quali collaboro. Invece il mio socio, Marco Accolla che è un avvocato, titolare di uno studio legale a Milano, ha delle esigenze opposte. Vedevamo che incontrandoci per il nostro progetto, la sua sala riunioni rimaneva chiusa per quasi tutta le settimana e quindi ci è venuta l’idea di unire due esigenze diverse.

Noi diamo solo un limite di decenza, per esempio avere il WIFI.

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Come è stato accolto il vostro progetto?

La nostra difficoltà maggiore è quella di arrivare agli utenti. Fino a luglio siamo cresciuti con le nostre gambe, poi abbiamo vinto il Premio Gaetano Marzotto, e da quando ci hanno affiancato a Talent Garden la situazione si è evoluta. Talent Garden è un partner fisiologico, in quanto non poteva che essere un coworking il nostro primo nostro interlocutore, ma in realtà non è l’unico perché oggi noi dialoghiamo quotidianamente con i coworking che si sono iscritti al nostro portale.

Guardando al futuro, cosa vi piacerebbe realizzare?
Noi riteniamo che la nostra idea sia scalabile, specialmente nei mercati simili a quello italiano. Abbiamo già previsto di sondare entro diciotto mesi dall’ingresso sul mercato realtà simili alle nostre, come per esempio la Francia e alla Spagna, dove abbiamo già un partner disponibile.
Stiamo già pensando a dei modelli di business nuovi che prevedono delle membership, per cui l’utente ha la possibilità di spostarsi in un circuito di location, che aderiscono. Per noi oggi il revenue model è costituito da una percentuale, e guadagniamo il 15% sulla transazione. Dal primo gennaio 2018 ci sarà una quota di ingresso per gli Host-pro. Parliamo di 80 euro al mese, per poter essere presente sulla nostra piattaforma.
Avete ideato un sistema di verifica per la qualità dei coworking che si iscrivono alla piattaforma?
Facciamo una verifica sia per gli Host che per i Guest. Da quando saremo online ci sarà un sistema di valutazione automatico, attraverso il ranking, cioè una votazione. Questo sistema ha l’obiettivo di creare un sistema virtuoso, per cui al termine del servizio sia gli Host che i Guest ricevono una serie di voti.
Siamo prossimi al lancio ufficiale della piattaforma…
Abbiamo fissato la data al 29 settembre (domani n.d.r) in occasione di Cortili aperti 2.0 un evento milanese in cui  saremo presenti come startup. Inoltre parteciperemo a un contest interno organizzato da DoT Academy, durante il quale avremo a disposizione tre minuti per raccontare il nostro progetto e proprio in quel momento lanceremo ufficialmente il servizio aprendo il portale anche ai Guest. Chi sarà presente durante questo evento potrà iscriversi alla piattaforma e noi racconteremo nei nostri canali social le realtà che si sono iscritte per prime, per dare la giusta visibilità a chi ci ha dato fiducia.