Luca Annunziata

Luca Annunziata

Ott 3, 2017

OFO, il bike sharing giallo è preda dei vandali. Lo abbiamo testato

Abbiamo provato la nuova flotta senza stalli in servizio a Milano. Missione quasi impossibile: bici danneggiate o introvabili. A causa della maleducazione

Dopo aver provato il servizio Mobike abbiamo cercato di testare anche la flotta di OFO: spoiler alert, è stato davvero molto difficile. La colpa non è dei mezzi dell’azienda cinese, che sono realizzati con criteri piuttosto moderni: purtroppo le bici gialle sono in questi giorni ostaggio della maleducazione, visto che un gran numero di due ruote sono lasciate danneggiate e inservibili per strada, o addirittura gettate nei navigli o nelle fontane come si apprende da alcuni giornali, oppure ancora sono introvabili visto che sono ricoverate in spazi privati.

 

La bici OFO

Il mezzo messo in strada da OFO è più tradizionale nelle forme rispetto all’altro concorrente asiatico Mobike, ricorda le biciclette di BikeMi (il servizio di ATM) e le storiche Graziella: c’è la catena per la trasmissione, anche se è opportunamente protetta da un carter, così come ci sono dei veri parafanghi sulle ruote a raggi, che a loro volta montano pneumatici di tipo tradizionale (quindi con la camera d’aria).

Tradizionale è il design e la forma del telaio: la misura è senz’altro più adatta al pubblico europeo, ma la dotazione è analoga a quella degli altri mezzi. C’è un cestino davanti per una borsa, luci a LED con accensione automatica davanti e dietro (alimentati dalla dinamo integrata nel mozzo della ruota anteriore), i freni sono a tamburo. Il sellino è piuttosto comodo, ed è regolabile in altezza semplicemente sbloccando una leva.

A differenza di Mobike, OFO monta un cambio a tre velocità: è della linea Nexus di Shimano, con una manopola integrata nel manubrio destro per cambiare rapporto e il resto del meccanismo integrato direttamente nel mozzo posteriore. Decisamente un vantaggio per muoversi più agevolmente in città, scavalcando pendenze e dislivelli: in pianura si viaggia comodamente con la seconda marcia inserita, la terza è decisamente un rapporto lungo che va scalato solo a grande andatura. Il rapporto più corto, la prima marcia, va bene per le salite.

 

La scelta di montare ruote di misura quasi tradizionale e con camere d’aria rende decisamente più confortevole la marcia: buche e pavé non sono un problema. In sella l’assetto è decisamente più ortodosso, si pedala correttamente (soprattutto se ci si ricorda di regolare l’altezza sella prima di partire): i freni sono efficienti anche se non sono a disco, le reazioni sono meno rapide che su Mobike, che sconta un diametro ruota inferiore.

Problemi di inciviltà

A differenza di quanto accaduto con Mobike, le bici OFO sono state da subito oggetto delle sgradite attenzioni di alcuni poco educati utilizzatori: tra mezzi danneggiati, irreperibili poiché chiusi in spazi privati, un sistema di geolocalizzazione non proprio precisissimo, scovare una OFO funzionante da provare è stata un’impresa.

Ci siamo scontrati con l’inciviltà di chi ha approfittato dell’offerta che prevede costo zero per i noleggi fino al 31 ottobre, e ha scambiato un mezzo da condividere (bike sharing: lo dice la parola) per un mezzo privato. L’idea di una flotta senza stalli è che si prenda una bicicletta in un punto, si percorra un tratto relativamente breve di strada (dai 15 ai 30 minuti di tragitto) e la si lasci a destinazione: abbiamo visto molti milanesi stare comodamente seduti al parco con la bici accanto, un comportamento che a regime gli costerebbe diversi euro di noleggio.

 

Nelle ultime ore OFO ha deciso di inserire la richiesta del numero della carta di credito come condizione per iscriversi al servizio: uno stratagemma per cercare di dissuadere chi avesse cattive intenzioni.

La prova per Milano

Alla fine siamo riusciti a trovare una OFO priva di difetti: abbiamo letto il QR code sotto la sella, il sistema di sblocco è lo stesso di Mobike, e siamo partiti. In più rispetto al mezzo arancio e argento, questo giallo ha anche una pulsantiera che permette di sbloccare la ganascia e far partire il noleggio nel caso in cui per qualsiasi motivo il segnale GSM non raggiungesse il sistema di bordo.

Un po’ diverso invece il sistema di termine noleggio: nel caso di OFO bisogna bloccare manualmente la bici e poi confermare nella app l’operazione, e poi confermare ancora che la distanza e il prezzo mostrati corrispondano a quanto effettivamente percorso.

L’app soffre dello stesso difetto di quella Mobike: la localizzazione italiana è imprecisa, in alcune voci addirittura si rifà all’inglese perché evidentemente non è stata completata la traduzione. L’impressione è che l’applicazione sia un po’ meno rifinita di quella Mobike, soprattutto per quanto attiene la precisione nella geolocalizzazione dei mezzi (forse c’è un periodo di latenza tra un ping e il successivo decisamente troppo lungo), ma parliamo comunque di app nel complesso funzionanti.

 

Mentre si pedala su una bici OFO la sensazione è familiare: la postura in sella è decisamente classica, la bici è massiccia ma non si sente eccessivamente il peso – se non dalle ripartenze da fermo. Più comoda, decisamente più comoda OFO rispetto a Mobike: purtroppo ce ne sono meno in strada, saranno 4.000 a regime contro le 8.000 della concorrenza, e resta da capire quale sarà l’offerta economica finale del servizio. Speriamo anche che, passata la febbre dell’esordio, gli incivili smettano di abusare di questi mezzi: c’è da augurarsi che questo inizio difficile non scoraggi l’azienda, e che quest’ultima continui a investire nella manutenzione del parco bici per garantirne l’efficienza.