Enrico Verga

Enrico Verga

Ott 12, 2017, 8:00am

Enrico Verga

Enrico Verga

Ott 12, 2017, 8:00am

Sarà la tecnologia a cambiare l’Italia: un hack alla volta

Hack.Developers, il code sprint del Team di Diego Piacentini, è il primo esempio di un modo nuovo di mettere in relazione cittadini e Stato. Attraverso la partecipazione e l'impegno civico

Come si effettua un hack sulla Pubblica Amministrazione? Ero curioso di comprendere come si può hackerare l’Italia e migliorarla: così sabato ho fatto un salto all’hackathon organizzato dal Governo italiano per mezzo del Team per la Trasformazione Digitale di Diego Piacentini alla Fabbrica del Vapore (Milano era solo una delle numerosi città che ospitava l’evento). In un edificio industriale perfettamente ristrutturato, al rumore dei macchinari ottocenteschi si sostituisce il delicato “click” delle tastiere.

A inaugurare l’evento erano presenti l’assessore Roberta Cocco, per il Comune di Milano, e con lei ospiti affascinati dal progetto erano Enrico Cereda, CEO di IBM in Italia, Silvia Candiani nuova Country manager di Microsoft e naturalmente Diego Piacentini, commissario straordinario del Team per la Trasformazione Digitale.

Il tema caldo è sempre uno. Fare di più con meno risorse. Che la PA sia un vulnus per lo Stato italiano (invero di una buona parte degli stati europei) non è certo un segreto. La sfida è come rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione sia in termini di gestione di risorse (leggasi anche risparmio), che di velocità ed efficienza nella gestione della Res Publica: in tal senso si muove il progetto di Piacentini (in aspettativa da Amazon) che gestisce il tema.

Il progetto Hack.Developers, iniziato sabato, è solo il primo passo per integrare la società civile all’interno di un’ evoluzione della PA dove i singoli cittadini (quanto meno coloro che abbiano le capacità adatte e il tempo da dedicarvi) possano davvero contribuire. Per approfondire il tema ne ho discusso con alcuni tra organizzatori e partner che hanno sviluppato l’evento.

Gli obiettivi di Hack.Developers

Quale esito prevedete per questo progetto?, mi sono domandato. “Il nostro obbiettivo è dare inizio ad un processo – mi ha risposto Federico Ferdoldi, del Team per la Trasformazione Digitale – Questo è un Hackathon di 36 ore: la maggior parte dei progetti che vogliamo stimolare ovviamente non si concludono in 36 ore. Il nostro obbiettivo è aprirci, come PA, mostrare alla società civile come funziona il sistema e permettere a chi ne ha le doti (in termini di programmazione si intende) di poter essere parte del processo evolutivo”.

Il percorso non è dissimile da quello che succede nel mondo privato. Le grandi aziende di informatica aprono i loro software permettendo a programmatori da tutto il mondo di poter partecipare. È un processo evolutivo continuo di scambio di conoscenza.

Quali sono i vantaggi per la società civile?, è stata la  domanda successiva. “Spesso una critica mossa alla PA è la sua impenetrabilità. I cittadini subiscono una serie di processi e di operazioni decise dall’alto – continua Ferdoldi – dalla politica. In questo caso invece noi vogliamo stimolare una partecipazione continua: l’italia ha un vantaggio in più rispetto, per esempio, agli USA. Là le comunità di programmatori sono raccolte in grappoli (cluster) intorno a specifiche aree geografiche. In italia invece le comunità sono sparse, presenti in molti centri urbani medio grandi. Ne è dimostrazione questo hackathon. Non è stato organizzato solo a Milano e Roma ma in molti centri urbani regionali e provinciali”.

Il nostro obbiettivo è aprirci, come PA, mostrare alla società civile come funziona il sistema e permettere a chi ne ha le doti di poter essere parte del processo evolutivo

Lecito chiedersi, a questo punto, se il Team si attenda anche un risparmio sul lungo periodo come uno dei risultati di questo tipo di partecipazione: “Ogni realtà provinciale o regionale (mi riferisco alle amministrazioni) ha problemi da affrontare -mi dice ancora Ferdoldi – Le risorse economiche sono tuttavia sempre meno. Lo scopo di un progetto come questo (che vede come incipit questo hackathon) è di poter alleggerire, se così si può dire, le amministrazioni pubbliche locali di alcuni oneri. Poniamo l’esempio di SPID. Con questa soluzione si crea una piattaforma comune dove i singoli amministratori possono accedere e gestire informazioni. In questo modo ogni comune, grande o piccolo, non avrà più necessità di spendere risorse su progetti macro. Potrà semplicemente prendere un modello già esistente e adattarlo alle sue esigenze. In questo modo – conclude Federico – il risparmio per la PA è (sarà) evidente”.

Nuovi (e vecchi) interlocutori per la PA

Il naturale interlocutore della PA, però, fino a questo punto è stata la grande multinazionale con tutto un pacchetto di servizi da vendere per gestire la cosa pubblica. Cambia, oggi, il panorama? “Per IBM gli hackathon sono delle opportunità di innovazione – mi spiega Ombretta Blanco, che per Big Blue si occupa dell’offerta cloud – Molti dei ragazzi che partecipano hanno modo di sperimentare e sviluppare nuovi progetti e applicazioni che semplificano la vita di aziende e cittadini. E queste esperienze, a nostro avviso, sono anche delle occasioni per farsi conoscere e per mostrare le proprie capacità. Sempre più imprese sono alla ricerca di giovani talenti. Questi eventi consentono a tanti validi giovani di entrare in contatto con aziende che hanno bisogno di nuove figure professionali, di ragazzi motivati e entusiasti. In IBM, per esempio, stiamo cercando e assumendo molti giovani con una formazione tecnico-scientifica. È una trasformazione necessaria per essere allineati con un mercato dinamico e in costante evoluzione”.

Ma come fa un’azienda come IBM a entrare in questo nuovo contesto di produzione dal basso, mi domando. “Pensiamo alla nuova piattaforma Bluemix. È una soluzione che offriamo gratuitamente a chiunque voglia cimentarsi nella sperimentazione digitale. La fase di prova della piattaforma e’ gratuita per 30 giorni. Solo in una seconda fase, quando si passa alla fase produttiva, si paga il servizio in base all’utilizzo: una soluzione utile non solo alle startup – conclude – ma anche alle PMI che hanno necessità di sperimentare nuovi percorsi digitali”.

Obiettivo Hack.Developers

Se la PA ci mette la faccia e la disponibilità, Codemotion ci mette l’esperienza e la sinergia per raccogliere e organizzare i singoli hacker per questo hackathon. Che sfide ha posto questo progetto? “Questo progetto è differente da molti altri – mi spiega Carlotta Cattaneo, COO di Codemotion – Abbiamo messo in linea 25 città. Diversamente da altri hackathon qui non si tratta di creare mockup, ma di scrivere codice utile a tutti i cittadini. I programmatori andranno in profondità per modificare processi già esistenti e complessi.”

La chiamata dello Stato è un iniziativa senza precedenti: questo hackathon è solo l’inizio

Però bisogna comprendere anche come convincere i cittadini a partecipare. “Ci sono in palio dei buoni di formazione su Coursera, ma i singoli partecipanti non hanno un ritorno economico effettivo. In questo consiste anche parte della novità. Chi partecipa a questa iniziativa lo sta facendo mosso da qualcosa di diverso, lo fa per migliorare l’Italia. È la prima volta che in Italia esiste un team di persone che lavora su sfide tecnologiche avanzate”.

Si tratta insomma, per cambiare, di fare squadra assieme Governo e cittadini: “Quello che il Team Digitale sta facendo è per la prima volta visibile e accessibile a tutti, perché è open source – ci dice Cattaneo – La chiamata dello Stato è un iniziativa senza precedenti: questo hackathon è solo l’inizio”.  Anche trovare gli sviluppatori da coinvolgere nell’iniziativa è stata una nuova esperienza: “Le community sono state il punto di incontro: attraverso le singole community di programmatori abbiamo lanciato la proposta e l’invito a partecipare. Le community l’hanno amplificata e siamo giunti a questo risultato sorprendente. Non abbiamo investito grandi mezzi di marketing e comunicazione – conclude Cattaneo – quindi potremmo dire che è stata la società civile a reagire positivamente ed abbracciare questo progetto sin dall’inizio”.