Altro che 22 uomini in mutande su un prato a rincorrere una palla…

Dalla legge universale kantiana del professor Carnevale Maffè, ai neuroni a specchio della ct della Nazionale femminile Milena Bartolini, fino al Dna e al Genoma del calcio dei vincitori dell'hackathon per la match analysis, di calcio si è parlato con il linguaggio della scienza

Il primo hackathon – maratona d’innovazione – della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) che si è svolto a Trento nel fine settimana del 14 e 15 ottobre è stato l’alba di una nuova era. Questo è un evento che è destinato a crescere e diventare – con la volontà ed il gioco di squadra – un appuntamento mondiale. E squadra è stata con il grande Francesco Anesi che tutti a saputo coinvolgere e conquistare con la sua genuinità e generosità, con il suo stile amichevole, le “triangolazioni intellettuali” e i “da questo punto di vista”. Da Bruxelles, a Milano e Roma è stato un crescendo di adesioni a supportare l’iniziativa e renderla corale.  Hanno risposto con entusiasmo all’appello oltre 400 innovatori che sono venuti a raccogliere le due sfide proposte; la match analysis e la relazione con i tesserati della FIGC. Nelle bellissime strutture dell’Università di Trento sono stati accolti oltre 180 concorrenti selezionati ed uniti in team ed hanno lavorato “pancia a terra” per presentare idee e prototipi d’innovazione alla giuria e conquistare il premio di €5.000 in palio per ciascuna sfida e più importante la possibilità di sviluppare il progetto nei programmi di accelerazione offerti da Trentino Sviluppo a Rovereto e da Wylab a Chiavari.

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credits www.figc.it

Lo sviluppo delle idee e il convegno sul futuro del calcio

Mentre i team assistiti da mentor di eccezione tra cui anche il Professor Gian Piero Cervellera, leader del team vincitore della prima hackathon mondiale del calcio organizzata dal Manchester United, sviluppavano le loro idee e si confrontavano con i dati messi a disposizione da OPTA e le informazioni della FIGC si è tenuto in parallelo un interessante convegno-workshop sul futuro del calcio che ha visto confrontarsi addetti ai lavori e specialisti delle tecnologie ed innovazione.

I numeri del calcio

I numeri del calcio Italiano (fonte FIGC) sono molto significativi; 4 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati con 828.000 calciatori tesserati nell’ambito dell’attività giovanile. Ogni giorno in Italia si disputano 1.600 partite con un arbitro federale in 17.932 campi omologati. Il fatturato diretto del calcio Italiano è pari a 3,7 Miliardi di Euro ed incide per l’11% del PIL del calcio mondiale. Sono 32 milioni gli Italiani interessati al calcio e 120 milioni sono i fan e follower sui principali social network stimati da FIGC. 49 partite di calcio sono tra i 50 programmi TV storicamente più visti in Italia.

La partita infinita, la scienza in campo

Il brief ai team è stato introdotto dalla presentazione del Professor Carlo Alberto Carnevale Maffè che ha titolato il suo intervento la “partita infinita”. La scienza entra in campo e non esce mai. Con il suo stile brillante noto ormai anche al pubblico di Radio24 il Professor Carnevale Maffè ha sottolineato il ruolo dell’istituzione FGCI che da economista ha paragonato alla Consob ed alla Borsa rispetto alle società quotate, ha quindi invitato gli hacker a pensare a come scrivere regole, protocolli di interoperabilità. La partita infinita è quella dei dati che trasformano il calcio in contenuto che si trasforma in game, gamification, entertainment. Con un “volo” filosofico afferma che la scienza può trasformare il calcio in legge kantiana universale, conquistare menti e cuori, superare la bidimensionalità della TV (occhi e orecchie) per diventare multidimensionale e spingersi nella comprensione. L’orizzonte è la scrittura di una sintassi che porta ad API ad Open Innovation a rendere l’asset dei Big Data del calcio l’occasione di far vivere la partita infinita. A chi questo sembri un’astrazione poco comprensibile può forse aiutare pensare come i dati delle partite possono diventare gli algoritmi che animano l’avatar di uno specifico giocatore e le tattiche di un allenatore in un gioco sul tablet, on-line. Con una felice rappresentazione aritmetica un milione trecentomila tesserati della FIGC diventano nelle parole del Professore mille volte 11 per 11 per 11 (il calcolo esatto è 1.331.000); il calcio non si deve giocare più 11 contro 11, l’affiliazione è ben più di un database. Conclude il Professore, con l’invito a non strumentalizzare ma muovendo dalla passione riferirsi al lavoro del neo-nominato Premio Nobel per l’Economia Richard H. Taler  autore  con Cass R. Sunstain di «Nudge»,pubblicato in Italia con il titolo «La spinta gentile – La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute e felicità».

Il settore giovanile

Con Vito Di Gioia, Segretario Generale Settore Giovanile e Scolastico, FIGC nella discussione sulla sfida tesserati si è messa a fuoco l’importanza del settore giovanile che con 673.555 giovani calciatori tesserati rappresenta la maggioranza dei tesserati ed il futuro del calcio. Con l’acronimo GREAT si è illustrata la sfida con la G come Growth obiettivo di crescita, R come retain ovvero fidelizzare durante la crescita e mantenere il rapport al termine dell’attività agonistica, E di Education, A come Always Fair Play (un punto cruciale anche per la costruzione dei futuri cittadini Italiani che le scuole calcio condividono con la scuola essendo coinvolti nel calcio fino al 25% dei ragazzi delle fasce d’età più giovani, qui la Green Card per sportività e rispetto è un programma importante), e T come Terms ( gli under 16 sono infatti quasi 700 mila e la privacy è un tema di grande attenzione).

Il calcio, i Big Data e la video analysis

Il responsabile Match Analysis della FIGC, Antonio Gagliardi, ha spiegato le sfide del calcio come sport da affrontare con tecniche di data e video analysis e le differenze di approccio tra le federazioni nazionali. Il calcio è uno sport in cui il risultato non viene “costruito” perché il goal è un evento raro e non può essere utilizzato come driver di analisi. Per comparazione negli sport in cui il risultato è “costruito “come il tennis (15,30,40 punto, set, match), la pallavolo, basket per arrivare alla vittoria si devono completare dei punteggi in progressione successiva, nel calcio il goal può essere anche frutto di un episodio. Per questo motivo si studiano modelli che ragionano di “indici di pericolosità” in maniera simile a quella che sarebbe la “vittoria ai punti” nel pugilato. La probabilità di realizzare un goal è assai diversa se viene tentato un tiro da fuori area dai 25 metri rispetto alla situazione di un attaccante solo davanti al portiere in area di rigore. L’analisi dei dati, sempre più Big Data, richiede come in tutte le applicazioni di passare da dato a conoscenza e quindi ad azioni implementabili; qui la differenza tra le filosofie delle federazioni è interessante. Per la FIGC un analista deve essere anche un allenatore con “patentino” mentre ad esempio in Germania può non esserlo. Antonio Gagliardi che è allenatore Pro Uefa A, mette in evidenza come in Germania vi siano situazioni in cui sta prevalendo l’innovazione sulla tradizione e cita la storia di Domenico Tedesco giovane allenatore dello Shalke04 in Germania. Non vi è dubbio che anche nel calcio passando dall’artigianato all’industria la conoscenza si muove dall’esperienza pratica allo studio sistematico ed analitico e si può essere grandi allenatori e/o analisti anche attraverso percorsi non lineari e progressivi di carriera. 

L’equazione calcio e tecnologia

Mentre gli hacker si mettevano al lavoro sono saliti sul palco due key note speakers che hanno catturato davvero le menti e i cuori ed hanno reso tangibile ed immediata l’equazione calcio e tecnologia; quelle del Professor Valter Di Salvo, Responsabile Performance e Ricerca Club Italia, e quella dell’arbitro Roberto Rosetti, Project Leader del VAR (Video Assistant Referee) della Lega Serie A. La relazione di Valter Di Salvo è stata l’occasione di far conoscere ad un pubblico più vasto compresi gli innovatori e lettori di Startup Italia una vera star che può ispirare molti in Italia. Valter Di Salvo è infatti un leader internazionale che ha lavorato con il mitico coach Alex Ferguson del Manchester United, ha diretto la Performance del Real Madrid guidando il progetto del Real Madrid TEC, High Performance Centre, ed è ora Direttore del Dipartimento Football Performance & Science presso Aspire Academy e della Federazione Calcio del Qatar (QFA) un progetto con grandi risorse che sta trasformando la conoscenza sulla preparazione atletica personalizzata (qui un bell’articolo sulla preparazione degli Under 15). Con Di Salvo abbiamo visto in azione la visione olistica dell’atleta calciatore e sulle immagini dei pochi secondi dell’azione di uno splendido goal di Belotti in nazionale e commentato le quattro dimensioni tattica, atletica, psicologia e tecnica che formano la base della prestazione di un calciatore. Da qui al Progetto Club Italia ed alle 5 unità dell’area Performance e Ricerca: a) Preparazione Atletica; b) Fisiologia; c) Nutrizione; d) Neurofisiologia; e) Biomeccanica. Non serve dilungarsi per far capire come siano molteplici le applicazioni di discipline scientifiche e di competenze, tecnologie, prodotti e servizi che ruotano intorno al calcio.

Il key-note dell’arbitro internazionale Rosetti sull’applicazione della VAR è stato l’occasione di vedere in pratica il funzionamento della tecnologia in casi reali del campionato di Serie A in corso attraverso le immagini, gli audio dei dialoghi tra arbitro e staff VAR e di vedere nel dettaglio le problematiche che vengono affrontate e le motivazioni per l’adozione della tecnologia. La grande carriera di Rosetti (Mondiali 2006, Europei 2008 gara di apertura e finale, etc. etc.) non solo ha permesso di avere un commentatore molto esperto ma di cogliere quegli aspetti più umani che riguardano sia la modalità di applicazione della tecnologia che le sue motivazioni. Nel mondo attuale della tecnologia degli smartphone ancora più che ieri con semplice moviola in TV è in effetti ingiusto che l’arbitro sia quello responsabile delle decisioni e ne subisca conseguenze essendo (in assenza del supporto VAR) l’unico che non è a conoscenza di quanto effettivamente accaduto e documentato dettagliatamente dalle immagini.

Le analisi di Milena Bartolini

Proseguendo nel programma del convegno-workshop sul calcio del futuro siamo colpiti dalle analisi di Milena Bartolini, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Femminile, che cita i neuroni a specchio (NdR classe di neuroni che si attiva quando un individuo compie un’azione e quando l’individuo osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto) parlando di match analysis e nuove frontiere; decisamente il calcio non è più 22 uomini in mutande che rincorrono una palla sul prato. Gigi Di Biagio e dal CT della Nazionale Under 21 ha illustrato l’analisi degli Europei U21 con una tabella che partita per partita mostra Indice di Pericolosità (IP) dell’Italia e dell’avversaria, numero di tiri in porta (TP), percentuale di possesso palla (PP) e risultato (R). Confrontando due partite si ha un’idea; ItaliaU21-LituaniaU21 aveva visto vincere l’Italia 2-0 (R) con IP 73, TP 15, PP 56%. Mentre LituaniaU21-ItaliaU21 è finita 0-0 (R) con l’Italia IP 48, TP15 e PP 59%. Nel secondo caso dello 0-0 l’indice di pericolosità dell’Italia è stato IP 48 contro IP 73 della prima gara vinta, con lo stesso numero di tiri in porta (15) ed un possesso palla addirittura superiore (59% vs. 56%).

Wylab, il primo Sports Tech Incubator Italiano

Numerosi altri sono stati gli interventi di addetti ai lavori nel mondo dell’innovazione e dell’innovazione legata allo sport. Assolutamente suggestivo il video DO WHAT YOU CAN’T di Casey Neistat proiettato da Andrea David Rizzi di YouTube Strategic Partnership Manager. L’intervento di Vittoria Gozzi, CEO di Wylab il primo Sports Tech Incubator Italiano che ha raccontato la storia di Wyscout un leader Italiano (forse) ancora non abbastanza conosciuto (andare al link, per una società da >10 Milioni di fatturato, 500 collaboratori, presente in 100 paesi) e di come la Open Innovation per continuare a sviluppare una storia di successo passi anche da un coraggioso progetto di incubatore ed acceleratore come Wylab in un sistema d’impresa che vede la famiglia Gozzi essere anche impegnata nella società Virtus Entella calcio. Nel panel che ha visto gli interventi anche di Marco Nazzari, Managing Director, Nielsen Sport Italia, David Bartolucci di SHADO (H-Farm), Francesco Mantegazzini (Infront Lab) e del sottoscritto si è parlato di strategie e visioni per il futuro. Da questo palco ho voluto ribadire come per l’Italia la convergenza tra calcio e tecnologia rappresenti una enorme opportunità da tutti i punti di vista, incluso quello di fare pedagogia della scienza e fact-based journalism, abituare, in tempi di scie chimiche e no-vax, di fake-news, di opinioni “in scioltezza” senza fondamento e competenza, a ragionare per dati, per fatti, per analisi puntuali dove al talento si unisce il merito ed alla volontà si unisce lo sforzo, la fatica e l’accettazione serena della sconfitta ad opera del migliore. La popolarità del calcio, attraverso l’applicazione della scienza e delle tecnologie al calcio può fare molto per rendere l’Italia un Paese migliore. La credibilità dell’Italia nel calcio, dalle quattro stelle simbolo delle vittorie nel Campionato del Mondo, alla scuola degli allenatori, ai tecnici come Di Salvo e Gagliardi, può e deve essere la base per costruire un evento mondiale in Italia ed aiutare la crescita dell’industria del venture capital e delle startup rendendole note e popolari.  Nella sera gli organizzatori hanno goduto della ospitalità splendida della famiglia Lunelli sponsor con le cantine Ferrari Trento DOC e per pudore non racconto della splendida cena alla locanda Margot ma invito a provarla senza dubbi. Dopo cena abbiamo raggiunto gli hackers che tra pizza e bevande energetiche stavano lavorando nella sede dell’Università di Trento, Dipartimento di Ingegneria a Povo ed abbiamo visto team concentrati e motivati con una perfetta organizzazione logistica coordinata dalla brava Sofia Marchesini Digital PR e Sport Communication dell’Università, una vera atleta.

La convergenza tra calcio e tecnologia

La mattina di Domenica mentre i nostri hacker terminavo il lavoro e le giurie delle semifinali sceglievano i cinque finalisti per sfida che si sono confrontati per la vittoria, il workshop è proseguito con molti interessanti interventi che hanno ulteriormente reso tangibili le opportunità che esistono alla convergenza tra calcio e tecnologia. L’argentina Iris Cordoba, General Manager del Global Sports Innovation Center Microsoft a Madrid ha raccontato dell’investimento da 17 Milioni di Euro e dei vantaggi competitivi comparati di Madrid scelta come sede mondiale dello Sports Tech di Microsoft: la diffusione nel mondo della lingua spagnola ed il Real Madrid, ed ha mostrato tecnologie di realtà virtuale con esperienze nuove ed immersive possibili per vivere lo sport in modo sempre più coinvolgente. Achim Ittner, Global Business Development Sports di SAP, già con esperienza di startupper tra un periodo presso SAP e l’altro, ha illustrato le soluzioni SAP comprese le analisi sui tiratori dei calci di rigore della Nazionale Italiana che (forse) contribuirono alla sconfitta agli Europei, con coraggio ha sfidato l’essere popolare per affermare la tecnologia tedesca; ma ha promesso che la possiamo (comprandola) avere anche noi. L’amico Paolo Costa co-founder di Spindox ha centrato il suo intervento sulle motivazioni per cui lo sport rappresenta una sfida tecnologica non solo interessante ma anche con grandi ricadute ed ha citato la real time data analysis come frontiera – a partire dai dati della telemetria in formula uno – e la sfida dell’interoperabilità della IOT con la necessità di regole e l’importanza di sviluppare le API del calcio riprendo la relazione del Professor Carlo Alberto Carnevale Maffè.

TOK.TV

Con Emanuela Zaccone di TOK.TV abbiamo visto la crescita esponenziale degli utenti di una “vera” startup con, per rimanere in tema sportivo, la famosa “crescita tipo mazza da hockey”. L’idea di Fabrizio Capobianco, il founder, nasce da una esigenza semplice, romantica quasi; non essere soli e sfigati sul divano a tifare la propria squadra del cuore quando ci si trova lontani da amici, famigliari con i quali si è condivisa fin da bimbi una passione. La tecnologia unisce, virtualizza, fa ritrovare in un luogo ed attraverso le emozioni favorisce la monetizzazione da parte dei team e l’estensione dello Stadio in una Arena globale. Con Luca Casassa, Direttore Generale di SportSuite si è parlato di campioni di calcio e nuova comunicazione, social media. Il “caso” di Gianluigi Buffon – che ha voluto anche onorare l’Hackathon con un suo post su Facebook– e la sua “ode alla porta” pubblicata in esclusiva sul social media in occasione del record di imbattibilità diventato caso media internazionale, fino a Giorgio Chiellini, il primo calciatore Italiano ad aver affrontato la Cina con la presenza su WeChat ed apparire come testimonial nella campagna TV della startup italiana Fazland. Interessante il racconto di Maurizio Rossini, CEO di TrentinoMarketing riguardo all’esperienza di attrazione delle squadre di calcio per i ritiri estivi pre-campionato e di come non basti la presenza in un sito ma deva essere associata ad una esperienza ad una storia il collegamento tra una squadra, un campione ed il territorio; non basta mostrare un logo associato ma occorre creare una emozione, e qui ha spiegato il cambio di passo avuto con il coinvolgimento di Manuel Neuer del Bayern Monaco, appassionato di sci e frequentatore delle Montagne Trentine rispetto ai semplici banner sul sito del Bayern Monaco. Paola Bottelli, ha raccontato della grande opportunità che la mole di cimeli, trofei della storia della Nazionale di Calcio Italiana offre con la Fondazione Museo del Calcio, e questa sfida è anche stato un appello al nostro mondo di innovatori e digitalizzatori; il Museo del Calcio che si è confrontato con eccellenze Italiane come il Museo Egizio rappresenta con il piano per il nuovo Museo fisico nel centro di Firenze e con la sua estensione virtuale una ulteriore eccellenza su cui costruire un primato ed una credibilità dell’Italia.

I vincitori

Alla fine si torna all’inizio, ovvero ultimo ma non meno importante, anzi essenziale alla competizione all’Hackathon ed alle presentazioni in 3 minuti ciascuno dei dieci team (cinque per sfida) ammessi alle finali. I team in estrema sintesi hanno presentato queste idee per la sfida tesserati;

1a) Digitalizzare il referto arbitrale attraverso un’applicazione smart watch;

2a) Riattivare la relazione con gli ex-tesserati (diecine di milioni);

3a) Digitalizzare la tessera ed introdurre una tessera attiva con utilizzo anche di token ed App;

4a) Digitalizzare la tessera introducendo una intensa raccolta dati e creare una “invalsi del calcio” rispetto alle attività delle scuole calcio; ed infine

5a) Fidelizzare attraverso una applicazione BOT Telegram

e le seguenti idee per la sfida match analysis;

1b) Definire scientificamente indici di qualità ed efficienza;

2b) Definire sequenze di “DNA del gioco” trasformando le azioni in sequenze di simboli;

3b) Calcolare un “indice di intensità” del gioco e valutare le sostituzioni necessarie;

4b) Calcolare un indice di pericolosità;

5b) Raccogliere dati attraverso un parastinchi intelligente e correlarli ai dati di movimento raccolti attraverso le telecamere.

La Giuria finale riunita ha valutato sotto diversi punti di vista il lavoro svolto dai team ed è giunta alla conclusione di premiare per la sfida tesserati il team 3a (FBI Football Identity) che ha presentato un progetto articolato e con l’obiettivo di arrivare all’identità digitale che è condiviso come ambizione dalla FIGC e per la sfida match analysis il team 2b (OGM) con il suo approccio delle sequenze ovvero rilevare il genoma del calcio

Realizzare la Davos del calcio

Questa Hackathon è stata veramente un grande successo e la FIGC ha già annunciato l’intenzione di proseguire dedicando alla sfida sulla VAR la prossima edizione. Il mio augurio è quello di saper cogliere questa occasione e lavorare con una grande ambizione per realizzare davvero l’obiettivo della “Davos del Calcio” come ho scritto alla vigilia e condiviso anche da Federico Eichberg, dirigente presso il Ministero Sviluppo Economico, consigliere Commercio presso la Rappresentanza Permanente Italiana presso l’Unione Europea nel suo post.