Matteo Flora

Matteo Flora

Ott 19, 2017

#MeToo, la reazione delle donne e degli uomini all’hashtag per raccontare la violenza

Il fenomeno ha generato più di 1.500.000 conversazioni online. Le donne che hanno partecipato sono state un 73% mentre gli uomini solo un 27%

#MeToo è l’hashtag che nell’ultima settimana ha spopolato in tutto il mondo. Che cosa significa? Incarna un’idea, una lotta. Non è nient’altro che una campagna di solidarietà, tutte le donne che per una volta nella vita hanno subito una molestia sessuale, di qualsivoglia entità, sono invitate a condividere la loro esperienza sui Social Network, inserendo nella loro testimonianza il summenzionato hashtag. Ovviamente anche gli uomini possono partecipare in segno di solidarietà, nessuno è stato escluso.

Un hashtag usato prevalentemente da donne

Il fenomeno ha generato, a livello mondiale, più di 1.500.000 conversazioni online, dove diversi punti di vista sono stati messi a confronto. Le donne che hanno partecipato sono state un 73% mentre gli uomini solo un 27%. 

Comprensibile? Forse solo spettro della reale sensibilizzazione al fenomeno.

Cosa è emerso, quindi, dalla Rete? Secondo Alexis Benviste non tutte le donne che hanno subito una violenza devono per forza raccontare la loro storia e, se non lo fanno, non significa che non siano state aggredite sessualmente, perché i sopravvissuti non hanno per forza il dovere di raccontare a tutto il mondo quello che hanno subito. All’opposto Women’s March che ringrazia tutte le donne che hanno preso parte all’iniziativa, comunicando loro che non devono sentirsi sole in questa lotta. Gli altri due autori più retweettati nel mondo appartengono alla categoria dei maschietti. Il primo Nick Jack Pappas, quasi una voce fuori dal coro ma che, francamente, appoggio, sostiene che gli uomini non dovrebbero denunciare le molestie perché hanno “una moglie, una figlia o una sorella”, ma dovrebbero spingere gli altri uomini a migliorare sé stessi e a non commettere queste azioni aberranti. Invece, Jensen Ackles, noto attore americano, utilizza proprio la dicitura che Pappas boccia per esprimere la propria solidarietà e rimarcare che le cose devono cambiare. Infine, McKayla, la ginnasta americana famosa nella rete per un Meme con Obama, decide di raccontare la sua esperienza di molestia, ottenendo più di 18.000 retweet.

 

Fra gli Influencer della notizia abbiamo Alyssa Milan, Alexis Benviste, Lady Gaga e Women’s March, ovviamente. Gli hasthag più significativi sono stati #MeToo, #Nomore, #YoTambién e un bellissimo #WomenWhoRoar. L’ultimo è meraviglioso.

Il fenomeno in Italia

Per capire la percezione del fenomeno in Italia, ho voluto poi restringere il campo d’analisi ed è emerso che nell’ultima settimana le conversazioni sono state 3.688 (numero elevato, ma meno elevato del totale). Ciò che è interessante riguarda il fatto che gli autori più retweettati in Italia sono tutte donne. Tutte. Abbiamo Nicole Corrado, che nomina la rottura del cosiddetto Codice del Silenzio, sul fatto del tenere nascoste le molestie, poi il ramo italiano del movimento Non Una di Meno, che rimarca l’importanza di sensibilizzare su questa tematica e Giorgia Penzo, la quale ricorda come solitamente ad una donna che subisce violenza viene sempre chiesto “com’eri vestita?” e allega il link ad una mostra realizzata in Kansas “What Were You Wearing?” dove vengono esposti i vestiti che indossavano le vittime al momento dello stupro. E no, non erano vestite come ballerine di Burlesque o in modo particolarmente provocante, ma erano vestiti normali. Quindi no, “com’eri vestita” non è una motivazione plausibile per scusare la violenza carnale su una donna che, in ogni caso, non è mai giustificabile in nessuna circostanza. L’hashtag di riferimento, per l’Italia, è stato #molestie e gli autori più retweettati Non Una di Meno, Nicole Corrado, La Repubblica e Giorgia Penzo.

Nonostante non vi siano autori maschili rilevati dalla mia analisi, è interessante notare come le percentuali di genere non cambino molto rispetto al resto del mondo, rimanendo sempre su un 28% maschile ed un 72% femminile.

Alla luce di questi dati, dite che non serve continuare con la sensibilizzazione su questo tema?

Il video