Lorenzo Grighi

Lorenzo Grighi

Nov 14, 2017

Hyperloop One, anche Richard Branson sale a bordo del treno del futuro. Il punto sul progetto

Il miliardario inglese ha deciso di investire in Hyperloop One, il progetto di Elon Musk che prevede di costruire delle capsule capaci di viaggiare a più di 1000 km orari

Un altro grande visionario della mobilità sale sul treno del futuro. Richard Branson, l’imprenditore britannico fondatore del gruppo Virgin, ha deciso di investire in Hyperloop One, l’avveniristico progetto lanciato da Elon Musk. Anche se non si conosce la cifra esatta dell’investimento di Branson, il suo apporto è significativo di un interesse sempre maggiore dei grandi finanziatori verso nuovi sistemi di mobilità.

Hyperloop One è un progetto lanciato nel 2013 che prevede la progettazione di un treno capace di viaggiare ad altissime velocità, in grado di coprire grandi distanze in tempi estremamente veloci. Una capsula che viaggia con un sistema di levitazione magnetica (quindi con un attrito prossimo allo zero) all’interno di un tubo depressurizzato. Un sistema di viaggio che permetterà di spostarsi da Los Angeles a San Francisco (600 chilometri) in poco più di mezz’ora.

Per fare un paragone con distanze a noi più conosciute, è come se andassimo da Roma a Milano in 30 minuti

L’idea di mettere online il progetto

Sembra un futuro molto lontano, in realtà quest’anno si sono già svolti i primi test su un prototipo in Nevada.
La grande idea di Musk, fondatore di PayPal, poi di Tesla e di SpaceX, è stata quella di mettere online il progetto, invitando ingegneri, sviluppatori e programmatori di tutto il mondo a prenderne parte. E’ proprio in quest’ottica che rientra l’investimento di Branson. Sul tavolo rimangono però ancora diverse questioni da capire, prima di salire a bordo del treno del futuro.

Il primo aspetto da considerare è quello tecnologico. I concetti sviluppati da Hyperloop sono in realtà una cosa già vista: la levitazione magnetica è già utilizzata in Giappone, Corea del Sud e Cina, mentre il sistema di depressurizzazione risale addirittura alla fine dell’800, quando la posta veniva spedita da una parte all’altra degli edifici attraverso dei tubi pneumatici.

Un conto è però spedire una busta di carta, un altro lanciare degli umani a più di 1000 km orari

La spinta sarebbe maggiore di quella che sopportiamo in fase di decollo di un aereo, con tutti i problemi del caso per quanto riguarda i passeggeri a bordo. Il problema si presenterebbe soprattutto in curva, per cui il tubo dovrebbe disegnare una linea quasi retta, molto difficile da costruire, se non nel deserto. Una soluzione, fanno sapere gli ingegneri, potrebbe essere quella di far passare il tubo sottoterra, risolvendo così anche il problema dell’esposizione dei materiali a temperature molto alte che rischierebbero di far espandere i materiali.

Sarà sicuro viaggiare nel tubo?

Tutti questi aspetti tecnologici comprendono anche un’altra questione, quella che molti si chiedono quando vengono a conoscenza del progetto: sarà sicuro viaggiare a quelle velocità, letteralmente sparati all’interno di un tubo? «Essendo qualcosa di completamente nuovo, saranno necessari un numero di test enorme, forse di più di quelli che si fanno nell’industria farmaceutica, che possono durare fino a 20 anni» spiega Adie Tomer, esperto in infrastrutture al Brookings Institution di Washington. Le paure dei passeggeri potrebbero dunque influenzare in maniera negativa lo sviluppo di Hyperloop. Le statistiche raccontano che una persona su tre è preoccupata quando prende un aereo, nonostante sia risaputo che in auto le probabilità di morire siano infinitamente maggiori. Allo stesso modo, il 78% degli americani dichiara che avrebbe paura a salire in un’auto completamente autonoma. Il futuro, insomma, non si scontra solo con problemi tecnologici  e finanziari. Prima o poi bisognerà convincere anche i passeggeri.