Gabriele Niola

Ott 27, 2017

Da Super Mario a Stranger Things, i consigli per rimanere chiusi in casa nel weekend

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

SUPER MARIO ODYSSEY – Nintendo Switch

Avendo ben compreso che tenere la principessa prigioniera non è la strada migliore verso la conquista del Regno dei Funghi, Bowser ha fatto il salto di qualità e indossando uno smoking bianco che può esistere solo nella fantasia degli animatori giapponesi ha deciso di operare una fusione ad alto livello: sposarla. Nintendo fa il salto di qualità, stavolta Mario deve impedire “la” vera prigionia: un matrimonio. Lo farà saltando sopra tutto quello che si frappone tra lui e il suo obiettivo in un’Odissea attraverso diversi mondi. C’è qualcosa di diverso dal solito? No. I giochi di Super Mario sono sempre state odissee attraverso mondi diversi.

Quello che conta per le proprietà intellettuali Nintendo non è certo l’originalità: è l’accumulo. Avere decenni di storia e di produzione dietro di sé nei quali aver ammassato un catalogo di schemi, nemici, dettagli di gameplay, soluzioni di gioco, situazioni, ambienti, musiche, altamente selezionate. Solo il meglio del gioco precedente si ritrova in quello successivo e via dicendo. È vero per Zelda, è vero per Super Mario: che qui riprende la dinamica free roaming inventata in Super Mario 64 e ripresa in Super Mario Sunshine, inserendoci tra le altre cose anche un’inedita e paradossale metropoli, in una variazione moderata e ingentilita di GTA (Mario fa tutte le cose che si fanno in quella serie, ma con educazione e felicità).

Quello che conta per le proprietà intellettuali Nintendo non è certo l’originalità: è l’accumulo. Avere decenni di storia e di produzione dietro di sé nei quali aver ammassato un catalogo di schemi, nemici, dettagli di gameplay, soluzioni di gioco, situazioni, ambienti, musiche, altamente selezionate

La vera novità allora è la dinamica del cappello che regge tutta la storia, domina tutto il design (ogni cosa ha forma di cappello) e regge il nuovo game design: lanciando il cappello Mario diventa altro per un po’ di tempo, un espediente in più per risolvere la consueta goduriosissima montagna di ostacoli. E come sempre, la cosa incredibile di qualsiasi gioco di Super Mario, è che non uno schema somiglia o può essere risolto con il gameplay dei precedenti. Un vero tour de force di game design senza pari. Soldi ben investiti.

STRANGER THINGS – Netflix

Se andate al cinema a vedere IT ritroverete le atmosfere anni ‘80 dei film Amblin (I Goonies, E.T., Gremlins…), se rimanete in casa a vedere la seconda stagione di Stranger Things, piombata tutta insieme su Netflix, pure le ritroverete: assieme a Finn Wolfhard, attore bambino presente in entrambe le produzioni. È il “ritorno” del momento, quella dimensione fantastica per ragazzi degli anni ‘80, oggi buonissima per chi ragazzo non è più. L’unica differenza tra IT e Stranger Things è che Stranger Things ha fatto partire questo revival un anno fa, e proprio per il suo successo IT ha preso quella piega (trovando anch’esso un grandissimo successo).

Tuttavia, nonostante lo sembrino, questi non sono gli anni ‘80. Stranger Things non è una serie ambientata nel nostro passato, è proprio una serie ambientata nell’universo dei film degli anni ‘80. I rapporti funzionano come in quei film, gli adulti si comportano come in quei film, i ragazzi stringono legami come in quei film e pure i colori sono quelli di quei film. Anche ciò che accade ha senso più che altro seguendo la logica del cinema prodotto e diretto da Spielberg in quel periodo.

Serve aver visto la prima stagione per capire la seconda? Da questo domanda è evidente che è da parecchio che non vedete serie TV. Ad ogni modo la potete vedere lo stesso anche senza aver visto la prima e divertirvici. Però capirete la metà delle cose e godrete la metà. Il buono è che su Netflix ci sono entrambe, tutte, sempre a disposizione.