Tommaso Magrini

Tommaso Magrini

Nov 7, 2017

La nuova Silicon Valley in Francia? Macron può farcela, ma…

Il colossale piano per il rilancio di tech e innovazione voluto dal presidente francese sta cominciando a dare i suoi frutti. Ma ci sono ancora alcuni ostacoli da superare

Non sarà in altura ma la Senna è pronta a diventare la nuova Silicon Valley. Il ritornello si ripete da un po’, più o meno da quando Emmanuel Macron è stato eletto presidente della Francia lo scorso giugno. Ma ora il refrain inizia ad avere un senso. Perché il piano di investimenti statali in tech e startup portato avanti dal governo francese sotto la regia del ministro al digitale Mounir Mahjoubi sta dando i suoi (succulenti) frutti.

Macron francia startup

La Francia supera Regno Unito e Germania

È notizia di questi giorni che i fondi di venture capital francesi hanno raccolto oltre 2 miliardi di euro nel 2017, vale a dire di più di quelli britannici e tedeschi. Un risultato importante e insperato solo qualche tempo fa, se si considera che i fondi di investimento in startup sono circa la metà di quelli esistenti nel Regno Unito.

 

Adesso la Francia è pronta a cambiare passo. Il (giustamente) sponsorizzato piano di investimento pubblico da 10 miliardi di euro di Macron in startup e innovazione sta cominciando a pagare. E anche i giganti del tech si sono accorti che dalle parti di Parigi l’aria è cambiata. Non a caso, Facebook e Cisco stanno stanziando parecchi denari su team di ricerca locali impegnati in settori complessi come l’intelligenza artificiale.

Il pubblico investe sulle startup

La banca pubblica d’investimento Bpifrance e la Cassa depositi e prestiti hanno portato da 200 milioni a 2 miliardi di euro gli investimenti in startup locali nel giro di cinque anni. La svolta tech, che tra le altre cose promette di abbassare il tasso di disoccupazione tra i giovani laureati, sta portando nuovo lustro all’immagine della Francia, svecchiandola. Parte fondamentale del piano tech di Macron viene giocata da Station F, il più grande incubatore al mondo di startup lanciato a Parigi. E nel frattempo il governo francese prova anche a cambiare le leggi in maniera da attrarre startup e innovatori dall’estero. Allo studio un nuovo programma di visti per le compagnie tech, oltre a qualche vantaggio fiscale per i venture capital.

 

In tutto questo fiorire di elementi positivi si insinua però anche un dubbio, che nasconde un rischio. Manca ancora molto l’elemento privato. Il sistema si poggia infatti sull’intervento pubblico che, soprattutto in Francia, ha spesso avuto conseguenze non proprio positive per il mondo tech. Basti pensare a quanto accaduto nel 2013, quando il governo francese bloccò la vendita di DailyMotion, una startup di video in streaming, a Yahoo. La startup fu poi venduta nel 2015 a Vivendi, colosso francese dei media, per una cifra molto inferiore a quella offerta due anni prima da Yahoo.

Il nodo delle tasse ai giganti del tech

Macron non deve ripetere lo stesso errore e soprattutto sperare che anche i privati francesi facciano la loro parte. E il presidente francese deve anche chiarire il suo rapporto con i colossi oltreoceano, nel mirino dell’Unione Europea (e della stessa Francia) che vorrebbe alzare le tasse sulle attività dei vari Facebook, Google, Amazon e Apple. E proprio Tim Cook ha incontrato Macron negli scorsi giorni, discutendo tra le altre cose delle possibilità di sviluppo della Mela a Parigi. La Senna è pronta a farsi Valley.