Enrico Verga

Enrico Verga

Dic 6, 2017

Retail Banking, che cosa cambia con i Robo Advisor. Il punto con Accenture e Azimut

Massimiliano Colangelo, responsabile settore banking di Accenture in Italia, Europa Centrale e Grecia e Paolo Martini, amministratore delegato di Azimut Capital Management fanno il punto sullo scenario che si sta aprendo nel settore finanziario grazie alla tecnologia

Lo scenario del risparmio gestito, del retail banking e, in generale, della finanza, vede un’evoluzione rapida del settore che, malgrado esistano tecnologie avanzate, ancora si dimostra cauto nell’adottarle. Per affrontare il tema in dettaglio ne abbiamo parlato con due realtà che, in differenti settori, stanno studiando e valorizzando le opportunità offerte dal fintech.

Il punto con Accenture

“Se prendiamo in considerazione gli investimenti nelle fintech nel 2016, sono tre i settori che guidano questo scenario: il lending, con il 28% di investimenti, gli investments servicies (dove nel segmento retail incidono le soluzioni di roboadvisoring), con il 23% e i pagamenti (sia b2b che b2c) con un 19%” spiega Massimiliano Colangelo, responsabile settore banking di Accenture in Italia, Europa Centrale e Grecia.

Roboadvisory

Servirà ancora il promotore finanziario nel campo della gestione passiva? “Gli algoritmi si basano su percorsi neurali, osservano i dati storici e comprendono sulla base di input e output – racconta Colangelo – In ambito di investimenti la mia tesi è che il modello di servizio del futuro sarà un modello di piattaforme robotizzate che analizzano scenari di cambiamento e possono riallocare posizioni. Poi servirà sempre, però, una validazione da parte dell’advisor umano. Nel mondo degli investimenti per settori alti come private o top affluent, ad esempio, vedo un modello ibrido. Il modello virtualizzato non lo vedo nemmeno per i segmenti più bassi, perchè si tratta comunque di fabbisogni finanziari. Vedo un remote advisoring. La leva digitale ti permette di essere più fluido, e poter offrire soluzioni con maggior qualità di servizio anche a settori mass market. Nel caso dei segmenti più bassi, il digital aiuta nella democratizzazione di un servizio alto. Rende sostenibile per una banca a offrire un servizio di qualità, su segmenti, prima, gestiti con una base di mass market”.

Retail banking su Pmi

Cosa succede in questo mercato? “Nel campo del retail banking su PMI – risponde Colangelo – l’utilizzo dei big data e di tecnologie di analytics è cruciale. Le fintech riescono a raccogliere dati e elaborarli a un’incredibile velocità e hanno un ricchissimo repository di dati: in questo modo riescono a segmentare il cliente, a prevedere cosa vuole e come soddisfare le sue esigenze. Di conseguenza, se le banche non riusciranno a distinguersi sempre più in termini di offerta ed eccellere su prodotti complessi, quali la consulenza ad alto valore aggiunto, rischiano di trovarsi in difficoltà. Inoltre, la nuova regulatory ha reso il mercato ancora più difficoltoso, costringendo le banche ad adottare requisiti e richieste che cambiano di anno in anno e mettendole nelle condizioni di spendere più in investimenti per essere compliant che in innovazione”

È possibile, però, cambiare questo trend, a patto che le banche riescano a focalizzarsi sul core business e a trasformarsi in piattaforma, ottimizzando processi e offrendo ai cliente servizi più vicino al loro bisogni.

“Qualcosa di simile è avvenuto nel mercato automobilistico, dove le case, che hanno dovuto affrontare la crisi molto prima rispetto al mondo banking,  pur di difendere il loro brand hanno deciso di utilizzare un’unica piattaforma e di mettere in comune alcune conoscenza. Anche in ambito bancario avrebbe senso che esistesse una sola piattaforma nazionale, con competenze base condivise. L’open banking deve essere aperto anche nel mondo delle operations: l’ambito IT, per esempio, potrebbe essere gestito in maniera più efficiente. Un altro tema di importanza crescente  – continua Colangelo – sarà quello della Cybersecurity, un ambito cruciale a prescindere, e che richiederà  grandi investimenti. Una nostra ricerca, High Performance Security Report, ad esempio, ha messo in evidenza una discrepanza pericolosa: 4 banche su 5 si dichiarano sicure di essere protette, ma 1 attacco informatico su 3 va a segno e, in media, si verificano 2-3 violazioni al mese.”

Nuovi modelli di sviluppo

“Il modello Santander in UK con Kabbage è forse emblematico di come vecchie e nuove realtà possono aggregarsi – conclude Colongelo – Kabbage si occupa di rating e, semplificando, aiuta le Pmi ad avere uno prestito. Lavora su dati classici e in più ha la flessibilità di acquisire dati che un banca tradizionale non possiede. Con essa Santander ha sviluppato una partnership. In questo modo, se la banca non può gestire una richiesta di credito in termini di due diligence, Kabbage può invece processarla. Si evita quindi di perdere il cliente e lo si gestisce a differenti livelli”

Il punto con Azimut

Sul fronte del risparmio Azimut sta evolvendo la sua offerta e la sua tecnologia per valorizzare le opportunità del fintech. Dividiamo il tema in due punti: aspetti industriali e aspetti operativi.

Aspetti industriali

“Dal 2014 monitoriamo le varie evoluzioni nel mondo fintech; anche le acquisizione del 20% di SiamoSoci e il commitment di 15 milioni di P101 sono state fatte in questa logica perché per noi è fondamentale presidiare come si evolvono questi fenomeni” spiega Paolo Martini, amministratore delegato di Azimut Capital Management. “Nell’industria finanziaria non ci sono ancora stati eventi disruptive significativi. Grazie alle nostre partnership nel settore abbiamo una visione di insieme che ci permette di cogliere le novità che si affacciano sulla scena fintech.  Anche la penetrazione del mondo del p2p ci interessa molto per questo abbiamo partecipato all’aumento di capitale di Borsa del Credito”.

Aspetti operativi

“Le tecnologie per i consulenti finanziari – continua Martini – quelle che li aiutano a svolgere meglio le loro attività quotidiane, difficilmente potranno diventare fattori differenzianti rispetto ai competitor.  Sicuramente però l’utilizzo della rete porta vantaggi nella gestione dei nostri rapporti con i clienti. Ma tuttavia sono tecnologie aperte: dalla telefonia, alle video conferenze. L’evoluzione del roboadvisoring porterà il vantaggio di poter offrire servizi di asset allocation con costi più contenuti liberando di tempo le risorse umane che potranno quindi concentrarsi su servizi a più alto valore aggiunto, andando quindi a migliorare ulteriormente il servizio alla clientela. Per fare questo però serve molta formazione volta ad elevare le competenze. In questo percorso, i consulenti devono essere aiutati dalle loro aziende. Oggi il mondo del roboadvisoring è in buona parte materia per marketing e comunicazione e l’aspetto relazionale nel settore del risparmio resta ancora importante ma in futuro le cose potrebbero cambiare. La fedeltà è un tema che ancora oggi sembra dare ragione al fattore umano. E’ ovvio, comunque, che una crescente digitalizzazione dei servizi potrà portare ad un abbattimento dei costi dei servizi basilari e ad una maggiore efficienza operativa”.

@enricoverga