Professioni digitali e posto fisso: solo il 14% dei neolaureati punta sulle startup

Chi vede nelle professioni digitali una grande opportunità, non sbaglia, ma spesso le aspettative si scontrano con la situazione del mercato del lavoro. Una ricerca fornisce un quadro delle attese, ma persiste un gap occupazionale.

Dati recenti dell’Unione Europea, indicano come entro il 2020 il mercato del lavoro, e in particolare il settore IT, metterà a disposizione tra le 500.000 e le 700.000 nuove posizioni per le quali è richiesto un adeguato livello di competenze in ambito digitale, ma ad oggi solo il 3,6% della forza lavoro in Europa ha una reale specializzazione tecnologica e soltanto il 56% dei cittadini della comunità ha competenze digitali di base.

Iniziative e stage orientati alle professioni digitali sono in aumento e si aggiungono al percorso di studi che culmina con la laurea. Ne è un esempio l’Innovation Camp realizzato da Samsung Electronics Italia, in collaborazione con Randstad e Università Cattolica di Milano. Il progetto è nato per accompagnare i giovani italiani (laureati, laureandi, così come diplomati, disoccupati che non abbiano ancora compiuto 30 anni), in un percorso formativo sull’innovazione, per aprire nuovi scenari professionali. Iniziato ad aprile e concluso a novembre, il Campo aveva l’obiettivo di formare la nuova figura professionale, dell’Innovation Designer, dall’unione di competenze di marketing, comunicazione e tecnologia, per  portare la trasformazione digitale nei vari settori aziendali. Ogni studente ha potuto creare un mix di competenzeper farsi promotore della trasformazione digitale in ambiti industriali diversi : medicale, finance & banking, cultura, entertainment e retail.

Una survey realizzata durante il Campo evidenzia che i ragazzi in cerca di occupazione si aspettano di lavorare in una azienda strutturata e sono consapevoli di dover dimostrare le loro competenze digitali.

La ricerca di scenario

Il sondaggio è stato realizzato su ragazzi coinvolti nel progetto in tutta la penisola (nella fascia d’età 18-30), per verificare e analizzare il livello di percezione dei giovani italiani rispetto all’innovazione tecnologica nel nostro paese e le prospettive di lavoro nell’ambito del settore digitale. I principali risultati della survey fanno emergere risultati orientati alla consapevolezza e alla visione realistica del mercato.

Il settore nel quale risulta necessario un maggiore livello di innovazione è quello della Pubblica Amministrazione, secondo il 43% dei giovani italiani interpellati, seguito dagli altri settori: Terziario (es. Servizi/Consulenza) con il 22,5%, il Manifatturiero (es. grande e piccola industriale) sempre con il 22,5% e il Settore Primario (es. agricoltura e allevamento) al 22%.

Il 48% dei ragazzi italiani promuove con la sufficienza i programmi universitari rispetto al digitale, mentre il 46% considera la propria formazione universitaria non adeguata e solo il 6% è realmente entusiasta dei livelli di innovazione integrati nell’università italiana.

Una volta usciti dall’università, gli italiani sono convinti che le aziende valutino con molta attenzione le competenze digitali apprese negli anni della formazione: secondo il 72,5% dei ragazzi intervistati le competenze digitali sono quasi fondamentali per la riuscita di un colloquio di lavoro; solo il 23% le considera mediamente importanti e solo il 4% considera le competenze digitali ininfluenti le competenze in ambito tecnologico in fase di valutazione dei profili.

I giovani aspirano alla grande azienda

I giovani italiani sono prudenti e hanno le idee chiare nella scelta del proprio impiego, preferendo l’assunzione in aziende già strutturate, meglio ancora se nata come effetto dell’evoluzione tecnologica, più che avviare una propria azienda o scommettere su una startup: infatti, il 38% dei ragazzi intervistati ammette di aspirare ad una assunzione in una grande azienda “nativa digitale” (come un eCommerce o un social network, o altro business online come i portali web), il 27,5% punta alle aziende legate ai settori di business cosiddetti “tradizionali” (es. manifattura, banking etc.), solo il 14,5% vorrebbe aprire un proprio business, il 14% è pronto a scommettere sul potenziale di una delle tante startup presenti oggi sul mercato, mentre appena il 6% si dimostra ancora indeciso sulla tipologia di azienda nella quale vorrebbe avviare il proprio percorso professionale.

Le competenze digitali per una carriera in Italia

Se il sistema paese italiano sia realmente competitivo in ambito digitale porta ad un giudizio diviso quasi a metà, tra il 53% che considera il nostro paese poco o per niente competitivo in ambito digitale e il 46,5% che ritiene che l’Italia sia già abbastanza competitiva a livello di innovazione tecnologica; in questo contesto, esiste anche uno 0,5% di super fiduciosi nell’Italia digitale.

Nonostante qualche scetticismo sulle “potenzialità tecnologiche” del nostro paese, i giovani italiani, il 68,5% della fascia 18-30 anni, desidera mettere a disposizione in Italia le competenze digitali apprese negli ultimi anni e solo il 17% mira decisamente ad una carriera all’estero, mentre il 14,5% è ancora indeciso.

La valutazione sulle competenze maggiormente necessarie per ritenere di avere le giuste “digital skill” richieste dal mondo del lavoro fanno scegliere la figura del digital marketing (SEO, SEM, SN ecc.) che è ritenuta fondamentale per il 71,5% degli intervistati. Segue la capacità di gestire un eCommerce per l’11,5% dei ragazzi e quella di gestire un sito web/blog per il 10%. Solo il 7% punta alle skill legate alla gestione di servizi Cloud.

In termini di soft skill più utili, il 38,5% dei ragazzi interpellati ritiene maggiormente necessaria in ufficio la “Curiosità e il desiderio di essere sempre aggiornati”; il 34% la “Flessibilità e capacità di adattarsi a contesti diversi”; il 22% crede nella “Creatività e nel pensiero laterale” e solo il 5,5% degli intervistati pensa che la competenza generale più premiante sia l’“Empatia con i colleghi e i superiori”.

La Domanda

Da un punto di vista della domanda di professioni non ci sono dubbi sulle ampie prospettive per il futuro. Infatti In Italia le professioni digitali sono al centro delle analisi del CNEL, dell’INAPP e dell’Osservatorio Infojobs e sono al centro della domanda.

Per il presente si sottolinea anche il Censis Confcooperative 4.0, lo studio, presentato ad inizio dicembre che ha indicato l’entità dell’occupazione ICT: nel 2016 pari a 755 mila unità, con un incremento di 82mila addetti rispetto al 2011.

Le figure più richieste

Le figure più richieste secondo lo studio, riguardano ancora i developer, gli sviluppatori di software, con oltre 26 mila vacancies presentate, con un incremento del 23,8% fra il 2015 e il 2016 e una quota sul totale dei profili più richiesti del 42,5%. Segue a distanza la figura dell’analista di sistemi informativi con 8.800 richieste e un differenziale del 29,6% sul 2015. (Fonte: Ansa).  Per il futuro lo studio di mercato Harnessing Revolution – Creating the future workforce di Accenture, ha evidenziato 3 skill maggiormente richieste nelle aziende italiane entro i prossimi 5 anni: l’abilità di cambiare e apprendere dal contesto di business, un livello adeguato di competenze tecnologiche e una elevata attitudine al problem solving.

A questo punto sorge un paradosso: la domanda è ampia, i ragazzi sono consapevoli degli skill da acquisire e si preparano nel mondo con corsi appositi dopo la laurea, con approfondimenti e curiosità come dimostrano dalla survey e si rendono pronti. Contemporaneamente però  quando si analizzano i dati sulla occupazione emerge una bassa concentrazione delle professioni ICT, per cui su 100 occupati 3,3 sono riconducibili alle professioni Ict, mentre solo 1 su 100 è un professionista Ict ad elevata qualificazione (Fonte Ansa). Insomma come mai domanda e offerta non si incontrano correttamente? Lo Skill shortage potrebbe avere altre cause?  Le verificheremo insieme …nella seconda parte dell’analisi.

 

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