Sara Moraca

Sara Moraca

Dic 28, 2017

#SIOS17 | Industria 4.0: modello culturale, e sicurezza. Due sfide da superare

Dialogo con l'accademia, più venture capital e un dialogo che avvicini tradizione e innovazione: ecco il giusto mix che porterà l'Italia verso l'industria 4.0

Lavorare sull’industria 4.0 significa creare un ecosistema di capitale che lavori sul corporate venture. L’Italia, in questo, ha molto da imparare da Francia e Germania. Eppure il nostro ecosistema industriale non è così dissimile da quello tedesco, entrambi si basano infatti sulla piccola e media impresa.  Questi sono stati i temi con cui si è aperto il panel su industria 4.0 organizzato in occasione di StartupItalia! Open Summit  e che ha visto protagonisti Enrico Mercadante– Innovation and Digital Transformation Leader di Cisco Italy-, Luisella Giani – Emea digital director Oracle-, Fabio Nalucci – CEO & Founder Gellify -,Vincenzo Russi – Co-Founder & CEO e-novia -, Andrea Di Benedetto – President Polo Navacchio spa-  Aleardo Furlani– CEO and founder of INNOVA per la Regione Valle D’Aosta.

La sfida della sicurezza

C’è un interesse crescente da parte del mondo industriale per la rivoluzione 4.0. “L’innovazione è scandita da una serie di fasi – ha spiegato Mercadante-. Un paio di anni fa stavamo approcciando i temi dell’industria 4.0, la connessione tra i macchinari non era organica e visitando le fabbriche il numero di sistemi intelligenti era limitato. Ora la sfida sarà rendere questi sistemi sicuri e sostenibili, con cicli di vita sempre più lunghi”.

Superare le barriere culturali

La sfida successiva, hanno spiegato gli esperti, sarà connettere le aziende, creando un tessuto industriale sempre più efficiente e interattivo, in cui ogni punto della filiera dialoghi con gli altri. Non sono solo il gap con il mondo accademico e la mancanza di venture capital i nodi da sciogliere, ma alla base c’è uno scontro culturale che va gestito in maniera costruttiva: il tema del l’industria 4.0 interessa molti settori produttivi che possiedono una ricca storia e risultano restii a un investimento che non sempre comprendono. In quest’ambito, diventa indispensabile reclutare le giuste professionalità, scegliere le risorse umane più adatte a far avvicinare queste due culture e a permettere loro di dialogare.

“Nonostante i limiti del nostro ecosistema, bisogna ricordare che l’Italia ha raddoppiato il proprio export negli ultimi 5 anni, raggiungendo un traguardo che nessun’altro paese ha saputo eguagliare. Questo è stato possibile grazie all’ingegno degli imprenditori, che stanno traghettando il nostro paese verso la crescita. È importante a questo punto impostare una strategia di lungo periodo, che permetta di valorizzare quanto fatto fino ad ora e puntare al futuro”, ha concluso Furlani.

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