Gabriele Niola

Dic 30, 2017

Sesso, bugie e serial killer: siete pronti per la maratona streaming di Capodanno?

Tutto quello che vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all'aria aperta il 31 dicembre. Il meglio di quanto uscito in fatto di serie nel 2017

The Fleabag – Amazon Video

È stata la novità più esaltante nella serialità britannica durante il 2016, mandata in onda su BBC 3, il canale più sperimentale del servizio pubblico britannico: dura 6 episodi, ognuno da mezz’ora. Solo 3 ore in totale. Racconta una protagonista che guarda in camera e parla con il pubblico, ha qualcosa da nascondere, un atteggiamento sessuale spregiudicato, pessime relazioni con i parenti e un’amica che non si è ben capito che fine abbia fatto.

Nonostante si fermi qui, alla prima stagione, ci sono molti colpi di scena e se parte su toni comici molto forti e intelligenti (è tutta scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge), finisce su note drammatiche molto riuscite. Una delle cose migliori viste online (in Italia) in tutto il 2017.

Big Little Lies – Sky

Con un pacco consistente di nomination ai prossimi Golden Globe, un numero di attrici di caratura massiccia (Nicole Kidman, Laura Dern, Reese Witherspoon, Shailene Woodley) e Jean Marc Vallée a dirigere (quello di Dallas Buyers Club), Big Little Lies è la serie che non andava persa quest’anno. Se l’avete fatto i vostri amici ve l’avranno probabilmente già fatto notare abbastanza.

Madri e figli in un sobborgo residenziale, dinamiche di odio, una nuova arrivata che fatica ad integrarsi, mariti che menano forte e possibili omicidi dietro l’angolo. C’è un po’ tutta la piccineria dell’America di provincia che vuole stare sicura, la difficoltà delle donne ad affermarsi e una maniera di scrivere e recitare i dialoghi che non è per niente comune. Sono 7 episodi da un’ora e non prevede una seconda stagione. Poco impegno, grande soddisfazione, molti cambi d’abito, capelli scompigliati dopo il sesso in cucina mentre i bambini non guardano e rivincite contro gli uomini.

The Deuce – Sky

Per chi ha amato The Wire, e per chi non conosce The Wire dunque ancora non sa che potrebbe amarlo.

 

New York negli anni ‘70 era una città con quartieri ad alti livelli di scarsa raccomandabilità. Lì tra mafia italoamericana, prostituzione e mancanza di prospettive si forma l’industria del porno che dominerà il mercato nei due decenni a seguire. Al centro di tutto ci sono due gemelli interpretati da James Franco e la prostituta Maggie Gyllenhaal, invitato non richiesto il virus HIV.

Le serie americane ci hanno abituato alle ricostruzioni d’epoca ben fatte ma qui siamo su un altro livello. Gli anni ‘70 di New York non sono ricostruiti come farebbe un nerd del cinema in costume ma come farebbe un artista, cercando di restituire il senso di un’epoca, prima ancora che i suoi dettagli, usando le notti e le luci, i vestiti e i baffi in maniera espressionista.

 

Sono 8 episodi da un’ora andati in onda originariamente su HBO, il canale via cavo americano famoso per la sua spregiudicatezza sessuale: che qui, chiaramente, sembra sublimare la propria tendenza all’eccitazione dello spettatore con una serie che oscilla tra la stimolazione e il senso di squallore.

The Handmaid’s Tale – TIM Vision

È probabilmente la nuova serie più importante uscita nel 2017, quella che si prepara a dominare la stagione dei premi e che ha generato il maggiore interesse. Viene da un romanzo cardine della formazione americana, uno di quelli molto letti nelle scuole, e racconta di un futuro distopico poco lontano, in cui l’America è diventata una dittatura fondamentalista cristiana. Di conseguenza le donne non contano più niente, sono ai margini di tutto e divise in fertili e non fertili. Le prime sono usate come contenitori per il seme dell’elite che tramite loro partorisce la propria prole e le usa come trastullo con un senso di opposizione fortissimo alle loro mogli caste e pure, potenti eppure totalmente marginali.

La serie segue una di queste donne usate come contenitori per prole (interpretata da Elisabeth Moss, già Peggy Olson in Mad Men, e, per gli amanti della meta-tv adepta di Scientology) e fa intelligentemente avanti e indietro tra il suo presente e i ricordi di cosa accadde quando la dittatura entrò in azione (di colpo i soldi sui conti bancari delle donne sono trasferiti su quelli dei propri mariti, i militari diventano la regola per strada fino a che non iniziano le purghe a colpi di mitra ad altezza uomo).

 

La metafora con i paesi in cui esistono sul serio le dittature religiose è fortissima (in un episodio ricevono la visita del primo ministro canadese e tutti devono fingere che si viva benissimo nel nuovo regime), ma anche la critica ai valori fondanti dello stato americano, alla condizione attuale della donna e alla maniera in cui la società patriarcale impone se stessa sono resi benissimo. In 10 episodi da un’ora c’è un discreto volume di violenza e di sesso non autorizzato, poco piacevole e molto umiliante ma soprattutto c’è uno degli intrecci più intriganti dell’annata.

Mindhunter – Netflix

C’è stato un momento in cui l’FBI ha deciso di smettere di dare la caccia e basta ai criminali e cominciare a studiarli. Lì è nato il profiling, la scienza che mette insieme psicologia, psicologia sociale, behavioural studies e criminologia per comprendere i serial killer, possibilmente individuarli e prevenirne i crimini. Chi l’ha fatto sono stati un paio di agenti, come l’hanno fatto ha previsto per la prima volta andare a parlare con gli assassini multipli in galera (all’epoca non esisteva il termine serial killer, lo coniarono loro), per scoprire cosa li spingeva, da dove traevano piacere e cosa avessero tutti in comune.

La serie diretta in buona parte da David Fincher ha un passo svelto ed è fatta di dialoghi, tuttavia ogni dialogo è una specie di scena d’azione, fatto di attacchi e parate, colpi di scena e pezzi di bravura. La galleria di killer intervistati (tutti ispirati a veri killer) è incredibile, quello che dicono è incredibile, come descrivono se stessi, come vivono il rapporto con i loro omicidi e la sete di sangue è incredibile, così come la maniera in cui i personaggi devono venire a patti con loro.

 

Dieci episodi da 50 minuti l’uno per una delle serie con in assoluto più potenziale di crescita nelle stagioni a venire.