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Gen 17, 2018

Chili, 25 milioni da Lavazza. Giorgio Tacchia: “Vi spiego la mia strategia”

L’investimento segna l’ingresso in scena della famiglia Lavazza che ha deciso di sostenere la PMI con un’iniezione di capitale importante, attraverso la holding finanziaria Torino 1985 Investimenti S.p.a.

Sul finale del 2017 sono arrivate due notizie che hanno dato una svolta positiva all’ecosistema e che fanno guardare in modo più positivo agli investimenti in startup e PMI innovative. La prima riguarda Greenrail che ha ottenuto una commessa milionaria negli Stati Uniti proprio a inizio dicembre (ne abbiamo parlato qui) e la seconda riguarda il grosso investimento fatto da una holding finanziaria riconducibile alla famiglia Lavazza che ha acquistato il 25% di Chili, piattaforma che offre anteprime al cinema, prime visioni, un catalogo digitale di oltre 50 mila film e serie tv. L’investimento è pari a 25 milioni di euro e segna l’ingresso in scena della famiglia Lavazza che ha deciso di sostenere la PMI con un’iniezione di capitale importante, attraverso la holding finanziaria Torino 1985 Investimenti S.p.a.

“L’investimento di Lavazza arriva in un momento in cui ci avviamo ad essere il primo marketplace dell’intrattenimento”, racconta a StartupItalia! Giorgio Tacchia, founder di Chili, “Siamo contenti che un grande player come Lavazza creda in noi”.

Chi è Chili

Fondata nel 2012, Chili è una PMI innovativa che si è affermata sul mercato italiano e ha lanciato il servizio anche in Gran Bretagna, Polonia, Germania e Austria. Tra gli azionisti Paramount Pictures, Sony Pictures Entertainment, Viacom e Warner Bros. Hanno quote in Chili Tony Miranz, che ha venduto la società di video-on-demand Vudu alla catena Walmart nel 2010, Antonio Belloni, amministratore delegato di LVMH; il finanziere Francesco Trapani e la famiglia Passera.
Premiata nel 2017 da Frost & Sullivan come miglior “European Entrepreneurial Company” dell’anno, per il suo innovativo servizio di video-on-demand, Chili ha sede a Milano. “Abbiamo chiuso il fatturato 2017 con 13 milioni di euro raddoppiando rispetto al fatturato dell’anno precedente e nel 2018 abbiamo obiettivi ancora più ambiziosi” spiega Tacchia. “Siamo una realtà che ha investito fin da subito moltissimo ora siamo pronti a fare il salto”.

Le tre milestone di Chili

Tacchia ci racconta le tre milestone che si era proposto di raggiungere fin dall’inizio dell’avventura e quali saranno i prossimi passi ora che è riuscito a ottenere un finanziamento importante.

Chili nasce nel 2012 in Italia. Quali erano i primi obiettivi che vi eravate posti 5 anni fa?

Nel 2012 ci siamo posti l’obiettivo di diventare un player conosciuto. Siamo stati finanziati nel 2012 da Antares per due milioni di euro, abbiamo sviluppato una nostra tecnologia e stretto accordi commerciali per comparire su tutti i televisori. In questo modo le persone hanno cominciato a conoscerci e a usare il canale. Volevamo diventare un player internazionale ma per farlo era necessario funzionare almeno in un Paese, l’Italia.

Ma non vi siete fermati all’Italia…

Il nostro secondo obiettivo era proprio l’internazionalizzazione. Il mercato potenziale è enorme ma non è facile imporsi proprio perché di concorrenza ce n’è tanta. Nel 2014 abbiamo chiuso un round per sette milioni di euro e abbiamo iniziato ad aprirci al mercato europeo in Gran Bretagna, Polonia, Germania e Austria. Questi Paesi rappresentano il 60% del mercato europeo. Soprattutto in Inghilterra non è stato facile avviare le trattative perché qui c’è una concentrazione di offerta molto maggiore che in altri Paesi.

Chi ha creduto nel vostro progetto?

Tutto il sistema degli studios e i nostri partner che ci hanno spinto a andare avanti e a cercare nuovi finanziamenti. Abbiamo avuto il sostegno di persone come Claudio Sposito di Clessidra, Giuseppe Turri, Francesco Trapani, Bianca Passera, persone che hanno creduto nella potenzialità del progetto.

Che cosa è cambiato nel 2015?

In quel periodo abbiamo deciso di accelerare la differenziazione rispetto ai competitor. Un ruolo essenziale in questa fase l’ha avuto Tony Miranz, di Vudu. Abbiamo lavorato al prototipo dell’idea che abbiamo presentato ai presidenti delle Mayor americane nel 2016, anche in questo caso abbiamo prima trovato studios che hanno creduto in noi. Oggi con Paramount Pictures, Sony Pictures Entertainment, Viacom e Warner Bros possiamo dire di avere Holliwood nel capitale.

In che cosa consisteva il vostro progetto?

Vogliamo essere il primo marketplace dell’intrattenimento. Per questo chi entra in Chili non troverà solo il film che desiderava vedere. Quello che ci distingue dai competitor è che su Chili puoi trovare un’esperienza molto più completa. Oltre al film ci sono in vendita i gadget, i libri e poi ancora il biglietto del cinema, il dvd. Insomma un modo per vivere l’esperienza in modo diverso e più ampio. Da poco abbiamo anche lanciato il magazine Hot Corn (direttore Andrea Morandi ndr) che conterrà news, interviste e molto altro. Altra caratteristica che ci distingue dagli altri è che su Chili non sono previsti abbonamenti.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Ora vogliamo diventare globali. Grazie all’investimento di Lavazza abbiamo l’energia per fare molto e soprattutto per farci conoscere di più e meglio. Punteremo molto sulla comunicazione nei prossimi mesi.

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