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Gen 26, 2018

A caccia di mostri sulle console, e delle leggende in Britannia

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

Monster Hunter: World – PS4, XBOX ONE

Come se non fosse successo niente! Monster Hunter riparte da capo, con un capitolo intitolato World che è il punto d’ingresso perfetto per chi non conosce questo videogioco molto giapponese di caccia primitiva.

In una storia che interessa pochi un gruppo di persone tra il primitivo e il molto evoluto, tra magia e tecnologia, tra corpi piccoli e armi giganti, dà la caccia a dei dinosauri mostruosi in una mappa bellissima, grande e piena di punti diversi che richiedono abilità diverse. Monster Hunter: World consente ovviamente di cacciare da soli o in compagnia remota (multiplayer e non qualcuno accanto a voi) per almeno un centinaio di ore. Di certo non offre tanto a chi già conosce la saga (i nemici sono un po’ sempre quelli già visti e la difficoltà non è propriamente indicata ai veterani), ma è il trampolino per l’internazionalizzazione di un titolo in precedenza noto più che altro in Giappone.

 

Sembra strano dirlo ma, benché tutti i videogiochi d’azione si fondino sul concetto di caccia, questo è quello che meglio di tutti rende non tanto la sfida intellettuale quanto il piacere fisico dell’abbattere grandi creature. È l’opposto logico di Horizon: Zero Dawn, in cui le grandi creature si sconfiggono solo conoscendole e con una chiara strategia. Qui regnano le mazzate e la pressione di molti pulsanti.

Britannia – SKY

È la risposta inglese a Il Trono Di Spade (che comunque è pieno di attori inglesi), una versione nazionalista della mitologia fantasy: più storia che mito, comunque radicata nella tradizione del genere. Non è insomma troppo distante da quel che avrebbe potuto fare la RAI, perché nazionalizza un genere di successo, fonde diversi trend (lo storico in stile Spartacus, il violento del Trono di Spade, il femminista del cinema contemporaneo) ma lo fa per celebrare storia e gloria dell’isola britannica. E soprattutto come la RAI si difende nelle parti dialogate e recitate (c’è Kelly Reilly, grande seconda linea del cinema britannico contemporaneo) ma fallisce completamente quando si tratta di andare a fondo col genere a partire dalle scene d’azione.

Ambientato all’epoca degli antichi romani, quando parte della Britannia era una colonia, racconta di ribellioni e possibilità, di potere (ovviamente, come tutte le serie TV di successo contemporanee) e di sacrificio. Certo, è anche indubbio che non è propriamente la serie più audace su questo affollato fronte. Nonostante dal Regno Unito siano venute alcune delle migliori serie degli ultimi anni, Britannia si assesta su un più doveroso livello medio.

 

Menzione speciale al valico oltremanica va a Fortunato Cerlino, ovvero Pietro Savastano di Gomorra, che morto lì è andato a far parte del cast della serie con il suo inglese maccheronico nell’ovvia parte del soldato romano.

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