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Feb 6, 2018

Diritti TV del calcio: cosa cambia per il pubblico italiano?

Con l'assegnazione a Mediapro si aprono nuovi scenari per la distribuzione sui nuovi media. Ma è un vero successo per la Lega Serie A?

Innanzi tutto i fatti: per la prima volta i diritti della Lega Calcio Serie A per il prossimo triennio, 2018-2021, non sono stati assegnati ad un’emittente televisiva (o più emittenti), bensì ad un intermediario. La spagnola Mediapro (a essere precisi si tratta di una società catalana) si è aggiudicata l’asta con un’offerta di appena mille euro superiore alla base fissata a 1.050.000.000 euro, poco più di un miliardo: un’offerta che proietta la nostra Serie A sul podio delle massime competizioni sportive calcistiche mondiali. Una rivoluzione, salutata soprattutto dalla Lega come un’ottima notizia: ma sarà davvero così? Vedremo cosa avranno da dire Sky e Mediaset su questa novità, e soprattutto vedremo quali saranno le conseguenze per i telespettatori e i tifosi a partire dal prossimo campionato.

Cosa cambia ora

Fino a oggi i diritti TV della Serie A sono stati assegnati ad emittenti televisive tradizionali: Sky e Mediaset, e prima ancora la RAI, operano attraverso digitale terrestre e satellite e vendono pacchetti in abbonamento per fruire dei contenuti. Fino a questo punto è esistito di fatto un duopolio tra l’emittente di Murdoch e quella della famiglia Berlusconi: la scommessa di Mediaset sul calcio però non ha pagato, e quest’ultima si è tenuta piuttosto in disparte durante questa trattativa proprio per non rischiare di gravare sul proprio bilancio già complesso.

 

Di fatto l’attuale gestione delle riprese televisive già oggi transita attraverso la Lega Serie A: quest’ultima supporta dal punto di vista tecnico moltissime società della massima serie, fanno eccezione alcuni grandi nomi come Juventus o Inter, a cui offre un pacchetto chiavi in mano per le riprese che vengono poi girate a Sky e Mediaset che possono eventualmente integrare con propri mezzi quando lo ritengono necessario.

 

L’ingresso di Mediapro non dovrebbe fare altro che rendere più strutturato questo status quo: l’azienda che arriva dalla Spagna dovrebbe mettere in piedi un servizio di ripresa che poi rivenderà a terzi, per nome e per conto della Lega Serie A, creando pacchetti specifici che potranno finire indifferentemente su satellite, sul digitale terrestre oppure anche su Internet. Quello che non può fare Mediapro, perché il bando non lo prevedeva (e Sky ha già messo in chiaro che i suoi avvocati sono pronti a farsi avanti in caso ci provasse), è proporsi sul mercato direttamente ai consumatori o mettere in piedi un canale ufficiale della Lega.

Chi entra in gioco, e chi ci guadagna

Si aprono scenari interessanti sul piano dei possibili nuovi clienti di Mediapro. Quest’ultima come abbiamo appena detto non potrà creare un canale televisivo, ma ha già anticipato che intende creare pacchetti di squadre e partite da rivendere a diversi tipi di interlocutori: nel mirino della compagine spagnola ci sono le telco (si fanno i nomi di TIM, che è già sponsor Serie A, e di Vodafone), gli over the top (Amazon, Netflix), ma senz’altro gli introiti principali resteranno quelli delle TV tradizionali.

 

L’offerta di Mediapro per aggiudicarsi i diritti è stata molto consistente: 1.050.001.000 euro l’anno sono una cifra importante (il giro d’affari complessivo della Lega A, compresi i diritti internazionali, sale così a 1,5 miliardi circa), superiore alle offerte fatte da Sky che pure ha già in piedi una struttura per seguire il massimo campionato italiano. Mediapro ora dovrà attrezzarsi (ma già lavora in Spagna, quindi sa a cosa va incontro), coordinarsi con le squadre, e soprattutto dovrà fare in fretta: le sue offerte, e auspicabilmente anche i contratti, dovranno essere chiusi in poche settimane per lasciare spazio ai club di organizzarsi in funzione degli introiti per procedere poi con la campagna acquisti estiva.

 

Quello che si domandano in molti è: riuscirà Mediapro a rientrare di questo investimento? Senz’altro la Serie A è un prodotto di intrattenimento importante e vendibile, non ha il fascino della Premier inglese o della Champions League (che invece restano esclusiva Sky) ma si difende: ma vale la cifra pattuita? Gli spagnoli scommettono di sì, e mirano a far soldi vendendo tanto a tanti: ma senza garantire esclusiva a nessuno, è improbabile che riescano a strappare singoli contratti di grosso importo per far quadrare i conti. Anzi, al crescere dell’offerta inevitabilmente dovrebbero abbassarsi i prezzi: una buona notizia tutto sommato per Sky e soprattutto Mediaset, che potrebbero acquistare quello che davvero gli interessa (le grandi squadre) a prezzi di saldo. A guadagnarci è senz’altro la Lega: ha intascato più di quanto non avesse fatto in passato, e questo sembra bastarle.

E per i consumatori?

I vantaggi sul piano pratico per i consumatori dovrebbero essere parecchi. Mediapro parla esplicitamente di voler mettere la Serie A a disposizione di Internet, quindi potremo probabilmente fruire con il tablet e con lo smartphone di partite della massima divisione senza dover passare da canali pirata. L’ipotesi di Netflix che vende le partite di Serie A è affascinante: però va detto che tutti gli over the top sono rimasti alla finestra fino a questo punto, dunque andrà verificato se avranno davvero interesse a farsi avanti su questo mercato. Alcuni esempi da Oltreoceano, baseball e basket su tutti, fanno pensare che ci siano margini per intavolare qualche trattativa: l’Italia però non è gli Stati Uniti, quindi vedremo che cosa succederà.

 

Sul piano pratico, per chi vuole guardare il calcio in TV non ci saranno decoder da cambiare: tutte le offerte al consumatore arriveranno attraverso le piattaforme attuali, quindi alla fine ci sarà senz’altro un accordo tra Mediaset e Mediapro (molto probabile: il Biscione ha già fatto capire di essere interessato) così come tra Sky e Mediapro (Sky non ha detto nulla di chiaro, ma ha chiarito che non vuole perdere il ruolo di piattaforma principale per lo sport in Italia). Come saranno questi accordi, per ora nessuno può dirlo: il rischio dello spezzatino c’è, le squadre di cartello sono quelle che fanno gola a tutti (sono quelle che generano maggiori introiti, sia per gli abbonamenti che per la raccolta pubblicitaria), dunque se Mediapro proporrà dei pacchetti per le big quelli andranno via subito. Le cosiddette “provinciali” potrebbero anche vedersi messe in difficoltà da questo nuovo assetto: tutto dipenderà da come Mediapro strutturerà gli accordi e come disegnerà i futuri contratti.

 

Per i tifosi non cambierà probabilmente niente sul piano economico: è improbabile che ci siano offerte in svendita per la Serie A, Sky e Mediaset giustificheranno i propri prezzi con la forza del palinsesto e della copertura giornalistica offerta al gioco del pallone. I player online, se davvero giocheranno questa partita, probabilmente offriranno prezzi più interessanti ma un numero di partite inferiore: soprattutto, non tutti hanno il PC o lo smartphone collegati alla TV, e guardare la partita alla domenica in famiglia o con gli amici resta un rito collettivo insostituibile.

 

Ben venga la possibilità di avere mezzi nuovi per fruire del calcio. Ben venga anche la novità di un nuovo intermediario per la gestione dei diritti televisivi. Resta da capire però se la Lega Serie A, commissariata, abbia davvero fatto la mossa giusta per il movimento calcistico: di soldi in questi anni ne arriveranno tanti, ma vedremo come saranno distribuiti ai club e soprattutto vedremo se i tifosi otterranno davvero di più rispetto a quanto fino a oggi non gli abbia garantito il vecchio assetto.

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