Gabriele Niola

Feb 10, 2018

Le alternative al Festival: la nuova espansione di Civilization, la leggenda di Niki Lauda contro James Hunt

Tutto quello che in questi giorni vi impedirà di essere costretti a guardare il festival della canzone italiana comunemente noto come Sanremo

Civilization VI: Rise And Fall – WINDOWS

Iniziate per non guardare una puntata di Sanremo e rimanete incastrati a vita nella droga più temibile che esista: lo strategy-game a turni. Sono decenni che la serie Civilization fa saltare esami, perdere posti di lavoro, ore di sonno e rompere fidanzamenti, uno dei giochi che più danno dipendenza in assoluto, partite lunghissime e sempre più complesse. Tutto si basa sul creare una popolazione, partendo da una carovana di esploratori che fonda la prima città e finendo con la conquista dello spazio. In mezzo vanno gestite scoperte scientifiche, guerre, rapporti commerciali, improvvise pacificazioni e terribili tradimenti dagli altri leader. Ora la versione VI ha introdotto un nuovo sistema a celle per le città, ognuna va lavorata individualmente e solo un certo numero di edifici può sorgere su di esse. Sono cambiati anche i soldati e la maniera in cui combattono ed esplorano. Ma soprattutto oggi esce Rise And Fall, espansione che cambia il destino delle civiltà lavorando sui bonus nel passaggio da un’era all’altra e dà un’altra forma al gioco.

Non c’è lotta e sparatoria che possa valere il lento prendere il potere su un’intera landa che prima era parte di uno stato altrui, o che possa essere paragonata all’umiliazione dei governatori che prima vi avevano maltrattato e all’imposizione di dazi ingiusti. Se i videogiochi violenti sfogano istinti inconfessabili, Civilization sfoga l’imperialismo politico più sfrenato che si annida dentro gli animi più democratici ed illuminati.

 

L’espansione è disponibile ad ora solo per Windows mentre il gioco è per PC, Mac, Linux e ne esiste anche una versione iOS inizialmente gratuita e poi a pagamento (64€).

Rush – IRIS

È scritto da Peter Morgan e questo dovrebbe bastare.

 

Si tratta di una delle penne migliori che cinema e TV abbiano a disposizione oggi. Inglese, cresciuto nella televisione quando non erano ancora gli anni delle serie bellissime, passato al cinema con diversi trionfi sulle spalle (The Queen, Frost/Nixon), questa di Rush è una delle sue rare fuoriuscite hollywoodiane. La storia del duello Lauda/Hunt è un gioiello in cui, una volta tanto, Ron Howard si limita a fare il suo con a disposizione due ottimi attori: Chris Hemsworth e quel gigante della recitazione che è Daniel Bruhl (nei panni di Lauda).

Tutto è visto proprio dal punto di vista di Lauda, pilota freddo e calcolatore, ingegnere della Formula 1 passato al volante per una forte ambizione di vittoria che prende a cuore la rivalità con Hunt anche per motivi antropologici. I due sono agli antipodi, il bello che ama la bella vita contro il metodico e calcolatore, e Lauda desidera vincere a tutti i costi. Sono gli anni del terribile incidente che lo lascerà sfigurato e influenzerà tutto quel campionato mondiale in modi che bramavano di essere raccontati per bene al cinema. E raccontati da qualcuno che sappia scrivere, che non sfoci nell’americanata (la Formula 1 è pur sempre uno sport a maggioranza europea) e che sappia dare dignità alle figure storiche.